Un’ora di viaggio per raggiungere l’Università

“Non si possono chiudere integralmente gli occhi rispetto al fatto che la nostra istituzione universitaria vive nel contesto in cui si sviluppa. Poco meno di un anno fa, quindi, con l’attuale Rettore e con l’adesione entusiasta di vari colleghi, abbiamo lanciato l’idea di proporre un Programma Mobilità Studentesca e fornire un contributo alla risoluzione di un problema. Di fronte al problema della mobilità la categoria degli studenti è quella più danneggiata. È importante fornire loro condizioni ottimali di studio. È una grande responsabilità. Se oggi siamo qui è proprio per condividerla”: le parole del prof. Piero Salatino, Presidente della Scuola Politecnica e delle Scienze di Base, in apertura alla presentazione del 1° Rapporto sulla mobilità studentesca. 
All’evento, che ha avuto luogo il 1° dicembre nell’aula Scipione Bobbio, anche il Rettore Gaetano Manfredi: “Questo lavoro rappresenta solo un passo di un lungo percorso. La nostra università è una città nella città, con la caratteristica di essere un campus diffuso. I nostri plessi sono distribuiti su tutta la città e, spesso, come nel caso dell’area occidentale, sono complementari. Non tutte le attività vengono svolte in un unico plesso e c’è la necessità di spostarsi. Si comprende, quindi, quanto sia importante il tema dei trasporti: ad esso è legata l’attrattività del nostro Ateneo. A volte gli studenti scelgono altre soluzioni proprio per la difficoltà nello spostarsi. Sono stato anche io uno studente pendolare e so molto bene quanto un buon sistema di trasporti possa essere un contributo determinante per la qualità degli studi”.
E studente è anche Marco Race, che rappresenta la sua categoria in Senato Accademico: “Se si guarda la disposizione dei plessi e i progetti sulla carta, il problema si direbbe risolto. Abbiamo linee dei bus e metropolitane che collegano ogni zona. Tutto, però, è reso difficile da problematiche politiche”.
Il rapporto
Ad illustrare i risultati dell’indagine sulla mobilità studentesca l’ing. Armando Cartenì: “Lo scorso maggio abbiamo effettuato un’indagine durante le lezioni con la finalità di stimare da una parte le caratteristiche del bacino degli studenti frequentanti della Scuola Politecnica, con particolare attenzione ai plessi dell’area ovest, dall’altra le scelte di mobilità degli studenti. I plessi analizzati sono quattro: Agnano, via Claudio, piazzale Tecchio e Monte Sant’Angelo. Sono stati intervistati 5.664 studenti. Attraverso il questionario, abbastanza articolato, sono stati raccolti dati sulle caratteristiche socio-economiche degli utenti, sulle scelte di mobilità (assumendo come riferimento il giorno dell’intervista) e sulla conoscenza/propensione all’utilizzo di modalità di trasporto più sostenibili (carpooling, bike-sharing, car-sharing) non solo per raggiungere la sede universitaria, ma anche per lo spostamento tra i vari plessi”. 
Dai risultati dell’indagine è emerso che i frequentanti delle sedi ubicate nell’area occidentale di Napoli e appartenenti alla Scuola Politecnica e delle Scienze di Base sono per il 61% maschi. Tra gli studenti frequentanti, quelli fuori sede sono il 21%. Di questi ultimi, il 67% predilige un domicilio in prossimità delle sedi universitarie. 
Complessivamente, il 73% degli studenti ha dichiarato di recarsi all’università più di tre volte a settimana. Si registra un picco di ingressi tra le 8:00 – 9:00 del mattino, mentre le uscite iniziano a partire dalle 13:00. La mattina si contano in media tra i 9 mila e i 12 mila studenti compresenti nella totalità dei plessi analizzati. La permanenza media di un frequentante all’interno delle strutture si aggira intorno alle 7 ore. Il 55% degli intervistati, in aggiunta alla frequenza ai corsi, svolge anche altre attività (studio individuale o di gruppo, progetti, ecc…). 
“Attraverso una mappatura del territorio è stato possibile rilevare che il bacino dei frequentanti dell’area ovest è sbilanciato ad ovest. Ciò significa che esiste una soglia spaziale, nonché temporale, che vincola la frequenza ai corsi. Oltre una certa distanza spazio-temporale lo studente abbandona, non frequenta più”. 
Il  50% degli intervistati si muove con trasporto ferroviario, il 31% raggiunge l’università con l’auto, il 7% con moto/motorino, il 10% usa il trasporto collettivo su gomma e solo il 2% raggiunge la Scuola a piedi. Se si guarda al genere, il trasporto collettivo è utilizzato dal 68% delle donne e solo dal 53% degli uomini. La percentuale di studenti che utilizza il trasporto collettivo aumenta nelle aree del territorio servite dalle linee ferroviarie. Non mancano casi in cui gruppi di studenti si organizzano in maniera autonoma per raggiungere le sedi con l’auto in condivisione. 
I tempi di viaggio. Uno studente mediamente in auto impiega 30 minuti per raggiungere l’università, un’ora al giorno tenendo conto del rientro. Su trasporto ferroviario questo tempo diventa un’ora. Su autobus si parla di 75 minuti. 
La qualità dei servizi di trasporto percepita dagli studenti: è emerso che il trasporto collettivo è considerato di qualità media, con variabilità legate alla sede di destinazione e alle linee di trasporto utilizzate. Il 58% degli intervistati dimostra di conoscere il carpooling  ed il 70% di essi sarebbe disposto ad utilizzarlo. Gli strumenti del bike-sharing e del car-sharing, invece, sono conosciuti da circa il 40%-45% degli studenti, ma, guardando ai costi, non sono ritenuti praticabili.
Gli intervenuti
“Recentemente abbiamo cercato di dare un modestissimo contributo per il raggiungimento delle varie sedi universitarie dell’area ovest, attraverso l’attivazione della linea urbana 603. È vero,  ha caratteristiche di una linea extraurbana, con frequenza di 30 minuti nel primo turno e di un’ora successivamente, ma posso assicurare che è stato fatto il massimo con le risorse disponibili in questo momento. Non posso fare promesse, ma ci possiamo impegnare, se riusciamo a recuperare qualche altra risorsa, a portare, nei prossimi mesi, a due le linee durante tutto l’arco della giornata”, annuncia l’ing. Alberto Ramaglia, Amministratore Delegato dell’ANM.
Critico il prof. Bruno Montella, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale: “Io non vorrei ascoltare ancora una volta l’alibi che sono mancate le risorse. Se ogni volta che manca qualche risorsa, si taglia in maniera lineare sul sistema dei trasporti perché in questo modo non si scontenta nessuno, io non sono d’accordo. Napoli ha 3 milioni di abitanti. C’è una densità tale che consente meglio l’uso del trasporto collettivo, soprattutto quello su ferro. Abbiamo sistemi di trasporto di qualità, abbiamo investimenti che si può provare a rilanciare, abbiamo la possibilità di stanziare le risorse in ambienti dove il sistema di trasporto è veramente ideale”.
Interviene poi il prof. Antonio Sforza, docente di Ricerca Operativa: “Abbiamo 250 mila passaggi al giorno sul trasporto su ferro in ambito urbano, che non sono pochi, e altri 200 mila su ANM. Nonostante tutto, cerco di essere ottimista”.
Fabiana Carcatella
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