Materassi e reti, igienici, un cucinino a gas, sul quale è in preparazione la pasta e fagioli che sarà degustata di lì a poco, un filo per stendere i panni sul quale fanno bella mostra di sé calze, magliette e pantaloni. Colonna sonora del tutto: la musica ska emessa da due casse portate lì di buon’ora. Questo lo spettacolo che si è presentato a chi abbia varcato il 13 aprile l’ingresso del palazzo di via Forno Vecchio che ospita una parte della facoltà di Architettura. A trasformare il cortile dell’edificio in una casa a cielo aperto sono stati gli studenti del Comitato di Agitazione di Architettura, i quali hanno inscenato questa giornata di mobilitazione per chiedere con forza che la struttura sia trasformata in uno studentato e che alla facoltà sia assegnata una sede finalmente idonea alle esigenze della didattica.
“Nel 1993 l’Università ha acquistato per 72 miliardi dal Banco di Napoli il palazzo dello Spirito Santo a via Roma, pagandolo oltre 4 milioni a metro quadro”, spiegano ai loro colleghi i promotori della protesta. “Destinato alla facoltà di architettura questo edificio (progettato per residenze ed uffici) si è subito rivelato inadeguato come sede universitaria. La sua tipologia strutturale, infatti, non consente di realizzarvi aule e laboratori didattici di dimensioni adeguate. Inoltre, lo scarso spazio a disposizione è egemonizzato da Dipartimenti e Scuole di Specializzazione. Esistono anche gravi problemi di sicurezza, dovuti alla presenza dei parcheggi del Banco di Napoli e dei blindati porta valori della società SEFI”. La responsabilità politica, denunciano gli studenti del Comitato, “è del precedente Consiglio di Amministrazione della Federico II, ma anche dell’ex preside di Architettura Uberto Siola e del Consiglio di facoltà che, per compiacenza o per inerzia, non si sono opposti. L’Università si appresta oggi a spendere circa trenta miliardi per la ristrutturazione di un fabbricato che in ogni caso resterà inadeguato allo scopo e che renderà necessario reperire altrove gli spazi per le aule di Architettura. Un ulteriore spreco di denaro pubblico!” In alternativa, propongono di destinarlo ad un uso più consono, vale a dire a Casa dello studente. “Secondo una stima approssimativa potrebbe accogliere circa un migliaio di studenti”, pronosticano. Ed Architettura? “Deve assolutamente trovare una sede adeguata, dentro o fuori del centro storico, nel quadro di un coordinamento tra politiche urbanistiche e programmi di edilizia universitaria”. L’inaugurazione della Casa dello Studente – il Comitato di Agitazione ha voluto battezzare così la giornata del 13 aprile – è nata dunque per testimoniare una presa di posizione degli studenti di Architettura sulle sorti della sede definitiva della facoltà. Denuncia Barbara Cacace, rappresentante in Consiglio di facoltà, tra le animatrici del Comitato, del quale fanno parte anche la collega Chiara Ingrosso ed il Laboratorio autogestito del terzo piano: “dal 1994 ad oggi l’argomento sede è stato tirato in ballo solo in occasione dell’acquisizione degli spazi dipartimentali. Solo in questo caso la voce dei docenti si è fatta sentire. Si sono seduti intorno al tavolo da gioco – una volta tanto tutti presenti – ed hanno dato inizio ad una grande partita di Risiko con una sola carta obiettivo: conquistare il maggior numero di territori in mq”. Una partita, prosegue Cacace, che si è conclusa con i seguenti risultati: “Dipartimento di Configurazione 1311mq; Dipartimento di Progettazione Architettonica ed Ambientale 800mq (vietato l’accesso agli studenti); Dipartimento di Urbanistica 800 mq; Dipartimento di Storia 670mq”. Sottolinea: “sin dall’inizio gli interessi degli studenti sono stati esclusi dal gioco. Allo stato attuale il programma di ristrutturazione prevede ben 25mq a disposizione del docente, per ogni dipartimento, e circa 1,5mq per studente”! Ribadisce: “questo edificio può solo e deve essere una sede provvisoria per la Facoltà, laddove per provvisorio non si intendono 50 anni”. La butta sull’ironico Chiara Ingrosso: “il palazzo dello Spirito Santo non può fare il miracolo. Non gli si può chiedere di trasformarsi in un edificio che accolga aule di 200 studenti, aule studio od attrezzate per il disegno”. Spiega: “è un edificio per residenze; contiene ambienti piccoli ed una maglia di pilastri che impedisce qualsiasi ristrutturazione che comporti l’ampliamento di tali spazi”.
Di qui due proposte in parallelo: “destinare il palazzo ad alloggio per gli studenti fuorisede e trasferire in breve tempo la facoltà di Architettura in una sede diversa. Bisogna essere disposti a mettere in discussione le scelte del passato, quando queste sono in palese contraddizione con le nostre primarie esigenze”. Questa, dunque, la posizione degli studenti. Ateneo ed Edisu si spera diano in tempi brevi una risposta alle proposte, tutt’altro che prive di logica, avanzate dal Comitato. Nel frattempo sarebbe giusto che qualcuno spiegasse sulla base di quali valutazioni si è deciso, a suo tempo, di versare 72 miliardi denaro pubblico al Banco di Napoli per acquistare un palazzo inadatto – lo hanno sottolineato anche il professor Francesco Bruno ed il preside Arcangelo Cesarano – ad ospitare una sede universitaria. Non è propriamente una svista di poco conto.
Fabrizio Geremicca
“Nel 1993 l’Università ha acquistato per 72 miliardi dal Banco di Napoli il palazzo dello Spirito Santo a via Roma, pagandolo oltre 4 milioni a metro quadro”, spiegano ai loro colleghi i promotori della protesta. “Destinato alla facoltà di architettura questo edificio (progettato per residenze ed uffici) si è subito rivelato inadeguato come sede universitaria. La sua tipologia strutturale, infatti, non consente di realizzarvi aule e laboratori didattici di dimensioni adeguate. Inoltre, lo scarso spazio a disposizione è egemonizzato da Dipartimenti e Scuole di Specializzazione. Esistono anche gravi problemi di sicurezza, dovuti alla presenza dei parcheggi del Banco di Napoli e dei blindati porta valori della società SEFI”. La responsabilità politica, denunciano gli studenti del Comitato, “è del precedente Consiglio di Amministrazione della Federico II, ma anche dell’ex preside di Architettura Uberto Siola e del Consiglio di facoltà che, per compiacenza o per inerzia, non si sono opposti. L’Università si appresta oggi a spendere circa trenta miliardi per la ristrutturazione di un fabbricato che in ogni caso resterà inadeguato allo scopo e che renderà necessario reperire altrove gli spazi per le aule di Architettura. Un ulteriore spreco di denaro pubblico!” In alternativa, propongono di destinarlo ad un uso più consono, vale a dire a Casa dello studente. “Secondo una stima approssimativa potrebbe accogliere circa un migliaio di studenti”, pronosticano. Ed Architettura? “Deve assolutamente trovare una sede adeguata, dentro o fuori del centro storico, nel quadro di un coordinamento tra politiche urbanistiche e programmi di edilizia universitaria”. L’inaugurazione della Casa dello Studente – il Comitato di Agitazione ha voluto battezzare così la giornata del 13 aprile – è nata dunque per testimoniare una presa di posizione degli studenti di Architettura sulle sorti della sede definitiva della facoltà. Denuncia Barbara Cacace, rappresentante in Consiglio di facoltà, tra le animatrici del Comitato, del quale fanno parte anche la collega Chiara Ingrosso ed il Laboratorio autogestito del terzo piano: “dal 1994 ad oggi l’argomento sede è stato tirato in ballo solo in occasione dell’acquisizione degli spazi dipartimentali. Solo in questo caso la voce dei docenti si è fatta sentire. Si sono seduti intorno al tavolo da gioco – una volta tanto tutti presenti – ed hanno dato inizio ad una grande partita di Risiko con una sola carta obiettivo: conquistare il maggior numero di territori in mq”. Una partita, prosegue Cacace, che si è conclusa con i seguenti risultati: “Dipartimento di Configurazione 1311mq; Dipartimento di Progettazione Architettonica ed Ambientale 800mq (vietato l’accesso agli studenti); Dipartimento di Urbanistica 800 mq; Dipartimento di Storia 670mq”. Sottolinea: “sin dall’inizio gli interessi degli studenti sono stati esclusi dal gioco. Allo stato attuale il programma di ristrutturazione prevede ben 25mq a disposizione del docente, per ogni dipartimento, e circa 1,5mq per studente”! Ribadisce: “questo edificio può solo e deve essere una sede provvisoria per la Facoltà, laddove per provvisorio non si intendono 50 anni”. La butta sull’ironico Chiara Ingrosso: “il palazzo dello Spirito Santo non può fare il miracolo. Non gli si può chiedere di trasformarsi in un edificio che accolga aule di 200 studenti, aule studio od attrezzate per il disegno”. Spiega: “è un edificio per residenze; contiene ambienti piccoli ed una maglia di pilastri che impedisce qualsiasi ristrutturazione che comporti l’ampliamento di tali spazi”.
Di qui due proposte in parallelo: “destinare il palazzo ad alloggio per gli studenti fuorisede e trasferire in breve tempo la facoltà di Architettura in una sede diversa. Bisogna essere disposti a mettere in discussione le scelte del passato, quando queste sono in palese contraddizione con le nostre primarie esigenze”. Questa, dunque, la posizione degli studenti. Ateneo ed Edisu si spera diano in tempi brevi una risposta alle proposte, tutt’altro che prive di logica, avanzate dal Comitato. Nel frattempo sarebbe giusto che qualcuno spiegasse sulla base di quali valutazioni si è deciso, a suo tempo, di versare 72 miliardi denaro pubblico al Banco di Napoli per acquistare un palazzo inadatto – lo hanno sottolineato anche il professor Francesco Bruno ed il preside Arcangelo Cesarano – ad ospitare una sede universitaria. Non è propriamente una svista di poco conto.
Fabrizio Geremicca








