Ingegneria, vista dalla parte degli studenti, è una facoltà dura, selettiva, con qualche nota stonata. Quelle che sottolinea, per esempio, Vittorio Acocella, salernitano, rappresentante degli studenti in Consiglio di Amministrazione, iscritto al terzo anno di Ingegneria Gestionale. “Ci sarebbero notevoli margini di miglioramento, per quanto concerne il rapporto docenti studenti. Purtroppo non tutti i professori sono disponibili. Alcuni sono difficili da trovare, al di fuori delle normali ore di lezione”. Uno sforzo, secondo lo studente, andrebbe fatto anche per razionalizzare l’organizzazione della didattica. “Gli orari delle lezioni dei semestri sono sempre pubblicati all’ultimo momento, il che provoca disagi. E’ una questione che per la verità il Preside Naso si è impegnato ad affrontare sin dall’anno accademico che sta per iniziare”. Gli spazi sono, in questo momento, inadeguati. “Le lezioni del primo anno si svolgono in condizioni di sovraffollamento e le aule studio non offrono un sufficiente numero di posti. Comunque chi si iscrive quest’anno dovrà pazientare ancora per poco, perché la disponibilità della sede di Agnano risolverà definitivamente la questione”. L’impegno che richiede la facoltà è pesante, questo Acocella tiene a sottolinearlo, a beneficio delle matricole. “I corsi portano via cinque o sei ore al giorno. Poi bisogna studiare a casa almeno altre quattro ore. Fortunatamente non si segue tutti i giorni, perché altrimenti sarebbe impossibile. Purtroppo alcuni programmi contengono l’intero scibile. Sarebbe meglio focalizzare l’attenzione sull’essenziale ed impararlo bene, integrando pratica e teoria. Poi non ci si può lamentare se anche i più bravi impiegano minimo sette anni per laurearsi”. Le materie più impegnative? “Quelle del biennio, anche perché i docenti sono particolarmente selettivi. Poi Scienza delle Costruzioni. Superati bene i primi 12- 13 esami il cammino si fa meno impervio”.
Che ad Ingegneria si debba studiare davvero molto lo pensa anche Marianna Panico, studentessa iscritta ad Ingegneria per l’ambiente e Territorio e rappresentante in Consiglio di Corso di Laurea. “Quantificando, direi che sono indispensabili almeno otto ore al giorno. Se il professore fa buone lezioni il tempo a casa si dimezza e forse, la sera, si riesce anche a dedicarsi a qualche altra attività: cinema, vita di relazione, sport, volontariato. Insomma, si può usufruire di quel tempo libero che tutti dicono che Ingegneria non concede. Purtroppo lo studente è un po’ abbandonato a sé stesso”. E’ il biennio -Panico concorda con Acocella- il banco di prova dell’aspirante ingegnere. “Analisi Matematica e Fisica sono le discipline sulle quali ho penato di più, insieme ad Informatica. Quest’ultima mi ha fatto soffrire perché gli appunti del docente non erano chiari e lui dava per scontata una sensibilità informatica che non necessariamente posseggono tutti. Geologia la disciplina che invece ho trovato più interessante”.
Uno sforzo, sottolinea Panico, andrebbe inoltre fatto per rendere la facoltà veramente a misura di studente. “Il parco informatico non è aggiornato. Vedo ancora computers con il Windows ‘95 ed il Tre Punto Undici. Capisco che possano esserci problemi di bilancio, ma sarebbe importante esercitarci su macchine e programmi aggiornati. Le postazioni di lavoro sono inoltre insufficienti, se rapportate ai numeri di Ingegneria. E’ un peccato vedere studenti in piedi i quali aspettano il loro turno”. Facoltà a misura di studente vuol dire, peraltro, anche la possibilità di andare in bagno senza reprimere a fatica una smorfia di disgusto. “Sono spesso sporchi. Quelli dei ragazzi in particolare, a quanto mi dicono. Carta igienica e sapone rappresentano un optional, ad eccezione dei giorni nei quali sono previsti convegni. Allora spuntano come per incanto. Significa che è un problema di trascuratezza”.
La ricetta per condurre un buon corso di laurea in Ingegneria? Prova a fornirla Carlo Vernetti, rappresentante in Consiglio di Corso di Laurea di Ingegneria Elettronica. “Seguire le lezioni e studiare giorno per giorno è il primo, fondamentale, ingrediente. Il biennio è difficile, ma la semestralizzazione dei corsi ha in parte migliorato la situazione. In pratica, da settembre a febbraio, quando si svolgono gli esami, le materie da studiare sono solo due: Analisi e Fisica. Difficili, certo, ma comunque due. L’importante è partire bene, perché altrimenti si resta indietro e diventa difficile recuperare. Peraltro, con l’entrata in vigore della riforma, l’intera organizzazione didattica è destinata a trasformarsi radicalmente. Le matricole di quest’anno saranno tra le prime a sperimentarlo”.
Che ad Ingegneria si debba studiare davvero molto lo pensa anche Marianna Panico, studentessa iscritta ad Ingegneria per l’ambiente e Territorio e rappresentante in Consiglio di Corso di Laurea. “Quantificando, direi che sono indispensabili almeno otto ore al giorno. Se il professore fa buone lezioni il tempo a casa si dimezza e forse, la sera, si riesce anche a dedicarsi a qualche altra attività: cinema, vita di relazione, sport, volontariato. Insomma, si può usufruire di quel tempo libero che tutti dicono che Ingegneria non concede. Purtroppo lo studente è un po’ abbandonato a sé stesso”. E’ il biennio -Panico concorda con Acocella- il banco di prova dell’aspirante ingegnere. “Analisi Matematica e Fisica sono le discipline sulle quali ho penato di più, insieme ad Informatica. Quest’ultima mi ha fatto soffrire perché gli appunti del docente non erano chiari e lui dava per scontata una sensibilità informatica che non necessariamente posseggono tutti. Geologia la disciplina che invece ho trovato più interessante”.
Uno sforzo, sottolinea Panico, andrebbe inoltre fatto per rendere la facoltà veramente a misura di studente. “Il parco informatico non è aggiornato. Vedo ancora computers con il Windows ‘95 ed il Tre Punto Undici. Capisco che possano esserci problemi di bilancio, ma sarebbe importante esercitarci su macchine e programmi aggiornati. Le postazioni di lavoro sono inoltre insufficienti, se rapportate ai numeri di Ingegneria. E’ un peccato vedere studenti in piedi i quali aspettano il loro turno”. Facoltà a misura di studente vuol dire, peraltro, anche la possibilità di andare in bagno senza reprimere a fatica una smorfia di disgusto. “Sono spesso sporchi. Quelli dei ragazzi in particolare, a quanto mi dicono. Carta igienica e sapone rappresentano un optional, ad eccezione dei giorni nei quali sono previsti convegni. Allora spuntano come per incanto. Significa che è un problema di trascuratezza”.
La ricetta per condurre un buon corso di laurea in Ingegneria? Prova a fornirla Carlo Vernetti, rappresentante in Consiglio di Corso di Laurea di Ingegneria Elettronica. “Seguire le lezioni e studiare giorno per giorno è il primo, fondamentale, ingrediente. Il biennio è difficile, ma la semestralizzazione dei corsi ha in parte migliorato la situazione. In pratica, da settembre a febbraio, quando si svolgono gli esami, le materie da studiare sono solo due: Analisi e Fisica. Difficili, certo, ma comunque due. L’importante è partire bene, perché altrimenti si resta indietro e diventa difficile recuperare. Peraltro, con l’entrata in vigore della riforma, l’intera organizzazione didattica è destinata a trasformarsi radicalmente. Le matricole di quest’anno saranno tra le prime a sperimentarlo”.







