Uno scienziato riconosciuto tra i top dieci al mondo. Un esperto di una malattia genetica rara che negli ultimi anni ha aperto le porte del proprio laboratorio a tanti studenti federiciani per tirocini pre e post laurea. Due esempi che danno il senso del profilo accademico della docenza che interverrà nei corsi compatti (tre seminari in altrettante giornate consecutive) previsti nell’ambito del Programma di formazione e ricerca del Dipartimento di Medicina molecolare e Biotecnologie mediche. A rompere il ghiaccio, dal 27 al 29 novembre scorso, è stata la prof.ssa Angeleen Fleming, arrivata dall’Università di Cambridge. A proporre il suo nome è stato il dott. Maurizio Renna, ricercatore di Biologia applicata: “è una mia ex collega, conosciuta a Cambridge, con la quale ho avuto una collaborazione decennale. È una grande scienziata che, alla Cambridge University, ha anche responsabilità didattiche verso studenti (insegna al Department of Physiology, Development and Neuroscience). Ho pensato fosse il profilo giusto perché capace di modulare il livello di difficoltà delle lezioni in funzione dell’audience”. Il percorso della tre giorni è segnato da un graduale passaggio dai meccanismi di base delle malattie ai modelli sperimentali animali: “i ragazzi avranno modo di capire come si arriva dalla nozione di base al dato sperimentale applicando il metodo scientifico galileiano”. Buono l’esordio: “è andata benissimo. La platea, composta anche da dottorandi, è stata numerosa e i feedback sono stati più che positivi”. Parla spagnolo il prossimo incontro, previsto dall’11 al 13 dicembre. Relatore il prof. Vicente Andrés García che a Madrid, all’Institute of Health Carlos III, “studia la relazione tra invecchiamento e malattie cardiovascolari e in particolare una malattia genetica che porta all’invecchiamento precoce (Progeria o Hutchinson-Gilford progeria syndrome) che comporta gravi anomalie cardiache”. A spiegarlo è una sua vecchia conoscenza, la prof.ssa di Patologia generale Gerolama Condorelli: “ho conosciuto il prof. Garcia negli USA quando entrambi abbiamo frequentato il post Doc, circa venti anni fa. Ha un rapporto molto solido con la Federico II perché, per il programma Erasmus Traineeship, nel suo laboratorio sono andati molti studenti di Biotecnologie mediche per tirocini. Lo scorso anno ha ospitato anche due ragazze del Corso di Medicina in inglese. Nel suo centro c’è un’interazione costante tra mondo clinico e ricerca. È un aspetto vincente”. Dopo una pausa invernale, gli incontri riprenderanno a marzo, dal 12 al 14, con Eduard Stefan, dell’Institute of Biochemistry University di Innsbruck. Sempre dall’Austria arriverà il professore impegnato dal 9 all’11 aprile. Si chiama Josef Martin Penninger, è direttore scientifico dell’Institute of Molecular Biotechnology (IMBC) di Vienna, è in procinto di trasferirsi in Canada, alla University of British Columbia di Vancouver, ed è “probabilmente tra i dieci migliori scienziati al mondo. Una personalità eccezionale. Di quelle menti che hanno una visione della ricerca che è superiore”. Parola del prof. Lucio Nitsch: “quando il professor Tommaso Russo (Direttore uscente del Dipartimento) ci ha invitato a scegliere un top scientist, ho pensato a persone che avessero un modo differente di vedere e di approcciare il problema scientifico. L’auspicio è che venga insegnata l’innovazione del pensiero. Questa persona ha le caratteristiche per farlo”. Meccanismi molecolari che riguardano le ossa, il cervello, i tumori, sistema cardiovascolare, alcuni dei suoi ambiti di ricerca. La specificità: “il suo approccio alla patologia è molto ampio. La base è comprendere i meccanismi di malattie umane per identificare nuove strategie terapeutiche. Tutto questo passa attraverso una visione olistica del problema, in grado di includere più argomenti”. Metodo di uno scienziato artista che ha fermato in immagini i meccanismi della vita: “è un uomo di grande cultura. È suo un libro (Looking Glass- Photographic Essays on the Mechanisms of Life), di recente uscita, che raccoglie artisticamente eccezionali foto scientifiche”. Da Barcellona l’ultimo ospite invitato dal 7 al 9 maggio. Si tratta del prof. Toni Estevan Gabaldon (Centre for Genomic Regulation).
Visiting professor: volti familiari e uno scienziato-artista di fama mondiale
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