“Andare oltre la teoria è sempre utile”

Grande l’impegno degli studenti in ogni fase dell’analisi, dalla raccolta dei dati fino alla costruzione di una strategia di marketing per ogni gruppo identificato. “Abbiamo diviso i consumatori in base alla loro conoscenza del prodotto, buona o scarsa. È emerso che la maggior parte appartiene a questa ultima categoria”, spiega Mattia Boccia. Da sconfiggere qualche pregiudizio: “Chi appartiene al cluster Money Saver ha una scarsa disponibilità economica e percorre pochi chilometri all’anno su brevi tratte. Queste persone devono essere informate sui vantaggi economici che deriverebbero dall’uso dell’auto elettrica in termini di risparmio su bollo, manutenzione, ricarica”. Inoltre, “anche se il prodotto è costoso l’acquisto può avvenire con forme dilazionate di pagamento e sfruttando incentivi e possono pensare di ammortizzare i costi nel tempo”. Queste persone, sottolinea Mattia, “si informano attraverso il passaparola: si possono proporre incontri per far provare il prodotto e creare una base di conoscitori che può influenzare questo cluster”. Il Range Anxiety “ha un alto potenziale in termini di spesa, ma ha la barriera dell’autonomia e crede che un’automobile elettrica non risponda ai propri bisogni”. Eppure questi “consumatori non percorrono poi molti chilometri e non necessitano di tutta questa autonomia come credono”. Poiché sono mossi da una propensione allo status e guardano il design, sarebbe “utile la figura di un brand ambassador che leghi la sua reputazione all’auto e ne presenti le caratteristiche”. Quarant’anni, coniugato, livello socio-demografico medio-alto, basso chilometraggio annuo: l’identikit del consumatore del quarto cluster – ossia, quello che “ritiene il mercato ancora immaturo, pensa che il prodotto sia troppo costoso e ha una percezione negativa in fatto di tempi e luoghi di ricarica”, illustra Marco Notari – come quello del quinto gruppo composto dai disinformati – in questo caso, prosegue Marco, “la campagna di comunicazione deve partire fondamentalmente da zero”. “Abbiamo lavorato in gruppi da ventiquattro studenti, è stata un’esperienza formativa, proficua ed emozionante e anche poter esporre alla presenza di rappresentanti di grandi realtà aziendali è una cosa che non capita tutti i giorni”, commenta Marco Salvetti. Conclude Francesco Russo: “Andare oltre la teoria è sempre utile, si impara davvero con la ricerca sul campo e con l’applicazione delle tecniche. Coordinare i membri di gruppo è una responsabilità oltre che una bella esperienza. Alla presentazione abbiamo ricevuto i complimenti dei manager di McCann e PSA ed è stato gratificante perché si tratta di persone che fanno questo lavoro da tempo. Il campo dell’analisi mi interessa, probabilmente prima mi sentivo timoroso perché era qualcosa di lontano dalle mie conoscenze. Ma grazie a questa esperienza pratica ho scoperto una passione”. 
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