“Non è richiesta nessuna conoscenza pregressa di matematica”

“Fino allo scorso anno ero docente di Economia politica dell’Unione Europea, insegnamento complementare. A luglio è purtroppo venuto a mancare il prof. Gaetano Cuomo, che per anni ha tenuto il corso di Economia Politica a Giurisprudenza. Il Dipartimento mi ha affidato quindi la seconda cattedra (G-M) di cui in passato avevo tenuto i moduli integrativi”, spiega la dott.ssa Elvira Sapienza, ricercatrice dal 2012 prima a Scienze Politiche e poi a Giurisprudenza. Il corso, dice, “è molto frequentato” e il programma “è uniformato a quello delle altre cattedre per evitare disparità di trattamento”. Si parte con la Microeconomia per poi approdare, a novembre, alla Macro. Sono previste due prove intercorso “che per lo studente si rivelano da sempre molto utili. Studiare giorno per giorno e sostenere una prova pari all’esame aiuta a rendere meno faticoso il percorso. Le prove intermedie conteranno nella valutazione complessiva”. Gli studenti sono liberi di scegliere se parteciparvi o meno. Chi non le sostiene, affronta l’esame per intero, scritto ed orale, a gennaio. Lo scritto “facilita la concentrazione anche se non perdona quando non si studia”. Di certo: “L’esame solo orale è faticoso e molto lungo. Non fattibile con i numeri di Giurisprudenza. Per questo noi economisti tendiamo a preferire lo scritto”. 
Alcuni studenti, dopo una lunga serie di esami orali di diritto, storcono il naso quando sentono parlare di materie economiche. “Che l’economia non serva è un pensiero sciocco. L’economia entra nelle nostre vite anche con domande banali del tipo: Perché non mi accordano il mutuo? Perché, a causa della crisi, le mie azioni hanno perso valore?”. Un professionista “deve saper leggere una pagina economica”. Inoltre, la presenza di più esami economici nel piano di studi “permette ai laureati di accedere alla classe di concorso A46 per l’insegnamento, una strada che molti giuristi stanno percorrendo, fosse solo per garantirsi un’ulteriore possibilità”. Comunque, tranquillizza la docente, “non è richiesta nessuna conoscenza pregressa di matematica”. 
I consigli: “venire in aula ogni giorno, non ha senso spezzare il corso a metà per poi seguire altro. Questo è un errore grave che commettono gli studenti. Economia è ragionamento non memorizzazione. Una volta appreso il modus operandi a lezione, non è il caso rimandare la prova. Ogni giorno si fa un ripasso in aula, poi ci sono le esercitazioni, le prove intercorso, insomma si arriva a gennaio preparati”. Se, al contrario, si studia da soli: “le possibilità di successo saranno scarse, si fa una doppia fatica con risultati non soddisfacenti. Sconsiglio vivamente l’aiuto esterno di insegnanti privati. Esiste l’orario di ricevimento docenti per chiarire i dubbi”. 
Purtroppo Economia Politica viene considerata una disciplina ostica e spesso  l’esame si rinvia negli anni: “Ho conosciuto ragazzi disperati, prossimi alla laurea, a cui mancava ancora quest’esame. Una volta persa l’elasticità del corso, si fa una fatica quadrupla per recuperare. Per evitare situazioni estreme, Economia è un esame che va dato in corso, sfruttando tutte le opportunità che le cattedre offrono”. 
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