“Studiare tanto e non arrendersi mai”

Il 7 giugno scorso la dott.ssa Cristina Longo, dottoranda in Bioetica, ha sostenuto l’esame orale del concorso in magistratura. Si è laureata nel 2000 e oggi ha 31 anni. Anche per lei, la strada che l’ha condotta alla soddisfazione professionale è stata lunga e faticosa. Subito dopo la laurea, conseguita con la votazione di 106, ha intrapreso la pratica forense, e frequentando le aule di tribunale ha sviluppato curiosità per il mondo della magistratura. Ha partecipato ad un primo concorso, superando la prova preselettiva consistente nella somministrazione di una serie di domande a risposta multipla, ma non è riuscita a superare le successive prove scritte. Poi, nel 2004 è stato bandito il concorso decisivo. Cosa è cambiato tra la prima e la seconda volta? “Sono passati tre anni e ho acquisito un maggior grado di maturità giuridica. Non ho mai smesso di studiare, mi sono molto esercitata sui temi, facendone in continuazione, e ho continuato a frequentare i corsi di preparazione tenuti da alcuni giudici. Non mi sono arresa”.
Quale iter deve percorrere chi vuole diventare magistrato? “C’è stata una riforma che limita l’accesso al concorso. Potranno partecipare soltanto coloro che hanno frequentato la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali e coloro che hanno altri titoli come il dottorato, ad esempio. Io tra il primo e il secondo concorso ho concluso la Scuola di Specializzazione e ho anche conseguito il titolo di avvocato. Questo mi ha permesso, la seconda volta, di andare direttamente a sostenere le prove scritte, evitando i quiz preselettivi”. Dopo aver superato il concorso, cioè i due temi scritti (vengono sorteggiate due materie tra Civile, Penale e Amministrativo) e gli orali (che vertono anche su una gran quantità di altre materie) si svolge un periodo di uditorato giudiziario. Infatti, il concorso comunemente detto “concorso in magistratura” viene in realtà bandito come “concorso per uditore giudiziario”. Cosa significa? “Vuol dire che chi vince il concorso trascorre un periodo di due anni accanto ad un magistrato più esperto per coadiuvarlo e, soprattutto, imparare”. Costa molto prepararsi per una prova del genere? “Costa. Si devono pagare i corsi, i libri, le riviste giuridiche. Io ho potuto contare sulla mia famiglia. Ho studiato costantemente dalle otto alle dieci ore al giorno, e studiare in questo modo comporta che non si possa svolgere alcuna attività lavorativa che consenta di guadagnarsi da vivere”.
Quanto ha contato per lei la formazione ricevuta nella Federico II? “Nel mio caso tanto. Ho frequentato un’ottima Facoltà, con degli ottimi docenti. Ma ciò che conta è studiare, ci sono tanti validi magistrati che hanno studiato in altre università italiane…”.
La magistratura è la massima aspirazione di tantissimi studenti, la prima risposta che danno quando gli si chiede cosa vogliono fare da grandi. Che consiglio dà a tutti questi aspiranti magistrati? “Di studiare tanto, di non arrendersi. Devono crederci. Nei momenti di difficoltà, quando non riescono a raggiungere tutti i traguardi al top, non devono abbattersi. Anche a me è capitato di non essere stata compresa in occasione di qualche esame”.
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