Cinque anni di corso, 27 esami, 300 crediti formativi. Così si presenta per l’anno accademico 2006/2007 l’unico Corso di Laurea offerto alle neomatricole dalla Facoltà di Giurisprudenza Federico II: la laurea magistrale in Giurisprudenza. La riforma degli studi giuridici varata con il decreto ministeriale del 25 novembre 2005 ha previsto infatti l’istituzione di un corso a ciclo unico quinquennale identificato dalla classe LMG/01. Addio al triennio di base con successivo biennio di specialistica, benvenuto all’unico percorso con unica tesi finale. Un benvenuto quasi unanime: la maggiore razionalità del nuovo Corso è stata salutata con favore anche da molti iscritti alla triennale in Scienze giuridiche. La Facoltà ha approvato un ridimensionamento degli insegnamenti tabellari, che passano dai 35 del 3+2 ai 27 più una idoneità del corso quinquennale. “Il nuovo percorso è stato strutturato nel rispetto degli argini abbastanza stretti dei parametri ministeriali – dice il Preside Michele Scudiero – abbiamo dovuto lavorare molto per adattare il nuovo modello alla nostra realtà. Ci siamo adoperati per introdurre elementi di flessibilità attraverso gli insegnamenti a scelta, prevedendone 3 da 6 crediti ciascuno durante il quinquennio”. La Facoltà ha ritenuto di compiere una scelta di coerenza e compattezza dell’offerta formativa presentando il nuovo corso magistrale come corso fondamentale, mentre vanno ad esaurimento il quadriennio e il 3+2. “Da quest’anno dovremo gestire una pluralità di ordinamenti didattici- spiega il prof. Scudiero- Dovremo assicurare l’insegnamento e le altre attività didattiche in tutti corsi di laurea attivi con le risorse minime che abbiamo, sia finanziarie che in termini di docenza. Si tratta di far quadrare i conti, per questo la struttura didattica portante è solo quella del corso quinquennale. Devo comunque ammettere che stiamo affrontando il periodo più difficile e sofferto degli ultimi anni. Non perdo il mio ottimismo ma è un dato di fatto: siamo di fronte a problemi nuovi e complessi che non avevamo mai avuto la necessità di fronteggiare prima d’ora”.
Certo guidare la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II non è mai stata una passeggiata, considerato il sovraffollamento che da sempre la caratterizza. Lo standard è: mai meno di 3000 matricole all’anno. Le ragioni di tanta affluenza sono diverse. Anzitutto c’è una spinta motivazionale che può accomunare moltissimi giovani: il fatto di trovarsi di fronte a un tipo di studi spesso ritenuti (a torto) semplici, non indirizzati solo a chi ha particolari doti o abilità ma a tutti quelli che abbiano un minimo di volontà e di capacità logiche e discorsive. Il Preside tuttavia sostiene che oggi le cose non stanno più così e che Giurisprudenza ha smesso di essere una scelta residuale, almeno nella maggioranza dei casi. “Ai miei tempi era più frequente che chi non sapeva cosa fare si iscrivesse a Giurisprudenza, oggi invece mi pare che ci sia una maggiore consapevolezza nella scelta perché i ragazzi si sono resi conto che studiare il diritto non è affatto facile”. Il prof. Scudiero anticipa la domanda più importante: “ammesso pure che la scelta di iscriversi a Giurisprudenza sia residuale, perché preferire noi? Un tempo eravamo i soli e il sovraffollamento si spiegava anche per questo. Oggi invece le facoltà giuridiche sono tante. Eppure continuiamo a contare migliaia di immatricolati. Secondo me tra le varie ragioni la tradizione va indicata per ultima. Altri atenei non hanno ancora avuto modo di sviluppare una loro tradizione per via della giovane età e non è certo un demerito. Dobbiamo invece puntare l’accento su quello che è il principale merito della nostra facoltà, ossia l’aver saputo mantenere un grande prestigio”. Cosa significa prestigio? In cosa consiste? “Consiste nella capacità di fare scuola. Ecco, noi facciamo scuola: produciamo studiosi di alto livello che si irradiano nelle altre università”. Al primo posto della graduatoria dei motivi che spingono così tanti studenti a preferire Giurisprudenza Federico II c’è il prestigio, all’ultimo la tradizione. E in mezzo? In mezzo c’è il cuore della facoltà: la ricchezza dell’offerta didattica e culturale (moltissime le discipline presenti), l’assiduità nell’assistenza agli allievi, la qualità dei docenti. Il Preside fa un esempio concreto citando il corso di cui è titolare, Diritto Costituzionale, materia del primo anno. “Oltre al ciclo regolare di lezioni lo scorso anno ho tenuto due corsi seminariali, di cui uno a lezioni terminate, tra la fine del primo semestre e il mese di marzo”. Prosegue: “gli allievi sono tanti, ma abbiamo molte cattedre per le discipline fondamentali, ottimi docenti e ottimi ricercatori. Nonostante le esigue risorse, abbiamo incentivato il reclutamento di questi ultimi e da quando è iniziata la mia presidenza, sono stati chiamati ben 40 nuovi ricercatori, energie fresche, giovani pieni di entusiasmo”. Il motto potrebbe essere: “chi veramente vuole apprendere trova qui le occasioni opportune per farlo”.
Certo guidare la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II non è mai stata una passeggiata, considerato il sovraffollamento che da sempre la caratterizza. Lo standard è: mai meno di 3000 matricole all’anno. Le ragioni di tanta affluenza sono diverse. Anzitutto c’è una spinta motivazionale che può accomunare moltissimi giovani: il fatto di trovarsi di fronte a un tipo di studi spesso ritenuti (a torto) semplici, non indirizzati solo a chi ha particolari doti o abilità ma a tutti quelli che abbiano un minimo di volontà e di capacità logiche e discorsive. Il Preside tuttavia sostiene che oggi le cose non stanno più così e che Giurisprudenza ha smesso di essere una scelta residuale, almeno nella maggioranza dei casi. “Ai miei tempi era più frequente che chi non sapeva cosa fare si iscrivesse a Giurisprudenza, oggi invece mi pare che ci sia una maggiore consapevolezza nella scelta perché i ragazzi si sono resi conto che studiare il diritto non è affatto facile”. Il prof. Scudiero anticipa la domanda più importante: “ammesso pure che la scelta di iscriversi a Giurisprudenza sia residuale, perché preferire noi? Un tempo eravamo i soli e il sovraffollamento si spiegava anche per questo. Oggi invece le facoltà giuridiche sono tante. Eppure continuiamo a contare migliaia di immatricolati. Secondo me tra le varie ragioni la tradizione va indicata per ultima. Altri atenei non hanno ancora avuto modo di sviluppare una loro tradizione per via della giovane età e non è certo un demerito. Dobbiamo invece puntare l’accento su quello che è il principale merito della nostra facoltà, ossia l’aver saputo mantenere un grande prestigio”. Cosa significa prestigio? In cosa consiste? “Consiste nella capacità di fare scuola. Ecco, noi facciamo scuola: produciamo studiosi di alto livello che si irradiano nelle altre università”. Al primo posto della graduatoria dei motivi che spingono così tanti studenti a preferire Giurisprudenza Federico II c’è il prestigio, all’ultimo la tradizione. E in mezzo? In mezzo c’è il cuore della facoltà: la ricchezza dell’offerta didattica e culturale (moltissime le discipline presenti), l’assiduità nell’assistenza agli allievi, la qualità dei docenti. Il Preside fa un esempio concreto citando il corso di cui è titolare, Diritto Costituzionale, materia del primo anno. “Oltre al ciclo regolare di lezioni lo scorso anno ho tenuto due corsi seminariali, di cui uno a lezioni terminate, tra la fine del primo semestre e il mese di marzo”. Prosegue: “gli allievi sono tanti, ma abbiamo molte cattedre per le discipline fondamentali, ottimi docenti e ottimi ricercatori. Nonostante le esigue risorse, abbiamo incentivato il reclutamento di questi ultimi e da quando è iniziata la mia presidenza, sono stati chiamati ben 40 nuovi ricercatori, energie fresche, giovani pieni di entusiasmo”. Il motto potrebbe essere: “chi veramente vuole apprendere trova qui le occasioni opportune per farlo”.
Si trova meglio chi
ha studiato filosofia,
latino e greco
ha studiato filosofia,
latino e greco
E a chiedere chi secondo il Preside è facilitato nell’apprendimento delle discipline giuridiche, si ottiene una risposta consueta: “coloro che hanno studiato la filosofia, che è un esercizio del pensiero e forma alla consapevolezza degli itinerari logici della mente umana, e coloro che hanno studiato il latino e il greco, e che hanno perciò confidenza con la realtà storica in cui gli istituti base del nostro diritto affondano le radici. Non possiamo fare torto all’intelligenza di chi proviene da studi superiori di tipo diverso, ma spesso incontriamo studenti che si trovano a una distanza siderale da forme minime di sapere”.
Un consiglio per partire, e per continuare anche, con il piede giusto: “cogliere tutte le opportunità formative che la Facoltà offre: sono tante. E non pensare che essere all’università significhi solo andare a sostenere gli esami. L’università è una comunità di studio in cui docenti e studenti si confrontano, chi non la frequenta ne perde la parte più esaltante”.
Infine, una considerazione sul post laurea. Giurisprudenza offre ancora validi sbocchi lavorativi? “Non c’è l’innesto immediato nel mondo del lavoro. Non è una di quelle facoltà di cui in passato si diceva taumaturgicamente: ti chiamano prima ancora che ti laurei. Sicuramente consente ancora una molteplicità di soluzioni, ma si deve passare attraverso dei filtri. Avvocatura, magistratura, notariato, pubblico impiego: in tutti questi casi è necessario anche la Scuola di Specializzazione, o il praticantato e poi l’esame di abilitazione, oppure si deve superare un concorso. I nostri laureati superano in percentuali elevatissime i concorsi importanti, come quelli per la magistratura o il notariato. Poi c’è l’impiego privato, però bisogna sempre fare i conti con il fatto che nel Meridione non c’è un mercato molto florido”.
Sara Pepe
Un consiglio per partire, e per continuare anche, con il piede giusto: “cogliere tutte le opportunità formative che la Facoltà offre: sono tante. E non pensare che essere all’università significhi solo andare a sostenere gli esami. L’università è una comunità di studio in cui docenti e studenti si confrontano, chi non la frequenta ne perde la parte più esaltante”.
Infine, una considerazione sul post laurea. Giurisprudenza offre ancora validi sbocchi lavorativi? “Non c’è l’innesto immediato nel mondo del lavoro. Non è una di quelle facoltà di cui in passato si diceva taumaturgicamente: ti chiamano prima ancora che ti laurei. Sicuramente consente ancora una molteplicità di soluzioni, ma si deve passare attraverso dei filtri. Avvocatura, magistratura, notariato, pubblico impiego: in tutti questi casi è necessario anche la Scuola di Specializzazione, o il praticantato e poi l’esame di abilitazione, oppure si deve superare un concorso. I nostri laureati superano in percentuali elevatissime i concorsi importanti, come quelli per la magistratura o il notariato. Poi c’è l’impiego privato, però bisogna sempre fare i conti con il fatto che nel Meridione non c’è un mercato molto florido”.
Sara Pepe







