Lo psicologo: una professione che da sempre suscita fascino e grande interesse soprattutto nei tanti neo-diplomati alle prese con la scelta del loro percorso di studi. Ogni anno sono numerosissimi i ragazzi che, spinti dalla voglia di conoscere meglio se stessi e di aiutare gli altri a capirsi, si presentano al Palapartenope di Caserta per la prova di ammissione al Corso di Laurea triennale in Tecniche Psicologiche per la Persona e la Comunità. Anche quest’anno, i posti messi a disposizione sono 600 e la prova si svolgerà nei primi quindici giorni di settembre (il bando sarà disponibile a breve sul sito di ateneo www.unina2.it).
Ma la visione che molti hanno di questa professione corrisponde alla realtà? O meglio, i ragazzi sanno cosa li aspetta?
La prima cosa che una matricola di Psicologia dovrebbe fare è accantonare, almeno per i primi anni, l’immagine dello psicologo clinico come obiettivo unico e aprire la mente alle molteplici specializzazioni che la Psicologia offre nei vari ambiti lavorativi. Di conseguenza, rendersi conto che ci sarà da studiare per almeno più di tre anni. Per esercitare la professione di psicologo clinico, è necessario proseguire dopo la laurea triennale con la laurea specialistica (di durata biennale), superare l’esame di Stato ed essere così iscritti all’albo degli psicologi. Tanti anche gli studenti attratti dalla figura dello psicoterapeuta, ma non sanno che per svolgere questa professione la laurea in Psicologia non è sufficiente. “E’ bene sapere che per diventare psicoterapeuta – spiega la prof.ssa Alida G. Labella, Preside della Facoltà e docente di Psicopatologia generale e dello sviluppo – bisogna studiare in media dieci anni. Non basta conseguire la laurea magistrale, è necessario frequentare anche una scuola di specializzazione di quattro anni”.
Ma la visione che molti hanno di questa professione corrisponde alla realtà? O meglio, i ragazzi sanno cosa li aspetta?
La prima cosa che una matricola di Psicologia dovrebbe fare è accantonare, almeno per i primi anni, l’immagine dello psicologo clinico come obiettivo unico e aprire la mente alle molteplici specializzazioni che la Psicologia offre nei vari ambiti lavorativi. Di conseguenza, rendersi conto che ci sarà da studiare per almeno più di tre anni. Per esercitare la professione di psicologo clinico, è necessario proseguire dopo la laurea triennale con la laurea specialistica (di durata biennale), superare l’esame di Stato ed essere così iscritti all’albo degli psicologi. Tanti anche gli studenti attratti dalla figura dello psicoterapeuta, ma non sanno che per svolgere questa professione la laurea in Psicologia non è sufficiente. “E’ bene sapere che per diventare psicoterapeuta – spiega la prof.ssa Alida G. Labella, Preside della Facoltà e docente di Psicopatologia generale e dello sviluppo – bisogna studiare in media dieci anni. Non basta conseguire la laurea magistrale, è necessario frequentare anche una scuola di specializzazione di quattro anni”.
Il test di
ammissione
ammissione
Dopo aver presentato la domanda di partecipazione alla prova pre-selettiva, occorre cominciare a studiare. Ci si può esercitare sui testi che si possono acquistare in libreria, ideati per la preparazione alle prove per le facoltà a numero chiuso. La prova consiste in ottanta quesiti a risposta multipla, tramite i quali vengono testate le capacità logico-matematiche dei partecipanti, le loro abilità lessicali, le loro conoscenze di cultura generale e qualche nozione in ambito filosofico. Gli studenti sono convinti che la preparazione ricevuta alle scuole superiori sia fondamentale per passare i test. “I liceali – dicono – risultano più agevolati grazie all’apertura mentale che viene loro fornita dagli studi di filosofia e latino, a discapito di coloro che provengono da una formazione più tecnica (ragioneria, istituti tecnici)”. Secondo la Preside, invece, ciò che conta è l’allenamento a questo tipo di risposte a scelta multipla. “La struttura della facoltà non ci permette di accogliere tutti i candidati che presentano domanda di ammissione – spiega – siamo, quindi, costretti a selezionare tramite i quiz, per superare i quali occorre solo, a mio avviso, capire il meccanismo dei test. Pertanto poco importa l’indirizzo scelto alle scuole superiori, l’importante è esercitarsi”.
La gran parte dei candidati respinti alla prova di ammissione si iscrive alla facoltà di Sociologia, perché probabilmente coglie solo la dimensione sociale della psicologia. E’ bene chiarire che i futuri psicologi, invece, saranno messi a confronto, nel loro percorso, con le tematiche del disagio personale, con le problematiche che riguardano il singolo.
La gran parte dei candidati respinti alla prova di ammissione si iscrive alla facoltà di Sociologia, perché probabilmente coglie solo la dimensione sociale della psicologia. E’ bene chiarire che i futuri psicologi, invece, saranno messi a confronto, nel loro percorso, con le tematiche del disagio personale, con le problematiche che riguardano il singolo.
Frequentare per
sentirsi parte
della Facoltà
sentirsi parte
della Facoltà
I test a risposta multipla sono, dunque, la chiave per accedere alla facoltà, ma, durante i successivi anni di studio, saranno sempre e comunque presenti. Gran parte degli esami si struttura, infatti, sotto forma di test scritti composti da trenta quesiti ad ognuno dei quali è assegnato un punto per risposta positiva (in caso di risposta negativa, il punto è sottratto). E se si è dell’opinione che esprimersi oralmente è complicato, c’è da tener conto che anche in questo tipo di prova le difficoltà non mancano: il candidato si trova a scegliere tra risposte simili o ad interpretare magari in modo nettamente diverso i quesiti rispetto al docente che li ha ideati. Ebbene, al primo anno, ci sono da superare ben dodici esami, tra i quali, a detta degli studenti, ne spiccano alcuni particolarmente complicati: Processi mentali di base, Psicometria, Psicologia dello sviluppo, Storia della Psicologia e Elementi di Pedagogia sono i più temuti. Al primo anno, seguire i corsi è indispensabile sia per comprendere la realtà accademica che per socializzare. Purtroppo, però, bisogna fare i conti con l’esiguità delle aule. I corsi sono sovraffollati ed occorre anticiparsi per poter seguire la lezione comodamente seduti. Ciò induce la maggioranza delle matricole a pensare che la cosa migliore sia starsene a casa, studiare e recarsi in facoltà solo per sostenere gli esami. Lasciarsi sopraffare da questi pensieri è il primo errore di una matricola. A detta della Preside, la presenza al primo anno è importante per avvicinarsi alla forma mentis del lavoro dello psicologo. “Più che socializzare – sottolinea – è necessario sentirsi universitari, condividere un’appartenenza, sentirsi parte di una realtà. Purtroppo, il senso di appartenenza è qualcosa che manca – o difetta- in questa facoltà”. Altro disagio: se alle superiori, era facile reperire i docenti, a Psicologia non è sempre così. Purtroppo, gli studenti sono tanti ma i docenti scarseggiano. E visto che molti lavorano a contratto presso la Facoltà casertana, è prevedibile che si spostino in altre sedi dopo pochi anni. Complicato anche abituarsi ai ritmi frenetici di studio che impone il nuovo ordinamento. Ma non c’è da preoccuparsi: il tutto può essere superato dalla voglia di fare, dalla passione per quello che si studia unita ad un po’ di pazienza. Tra l’altro a breve sarà anche risolto il problema strutturale con il trasferimento della facoltà nella nuova sede dell’ex Ufficio delle Poste di Caserta.
Le opportunità
dopo la triennale
dopo la triennale
Nel percorso triennale la formazione offerta è varia. Lo studente così può rendersi conto delle sue affinità e dei suoi interessi specifici che possono poi proiettarlo alla scelta dell’indirizzo nei due anni della laurea specialistica. Il percorso è quasi obbligato, visto che, secondo gli studenti, gli sbocchi per un laureato triennale risultano quasi nulli. Il neo-laureato triennale non è uno psicologo autonomo, di conseguenza non può somministrare colloqui clinici (ciò che più interessa ai ragazzi) ma solo test cognitivi secondo una metodologia che apprenderà sul campo, visto che le competenze acquisite nel triennio rappresentano una buona infarinatura. Alla laurea triennale, può seguire un tirocinio di 175 ore, presso aziende in convenzione con l’università, dopo il quale il neo-laureato può, a sua scelta, sostenere un esame di Stato per accedere all’albo B degli psicologi. Il tutto non fornisce comunque una preparazione completa per l’inserimento nel mondo del lavoro. La prof.ssa Labella ci informa, però, che esistono diversi ambiti lavorativi nei quali ci si può inserire dopo il conseguimento della laurea triennale e di un master di specializzazione. “C’è – dice – la psicologia dello sport, quella giuridica, quella sociale, quella scolastica, quella del lavoro. Sono tutti settori da non sottovalutare. Come, allo stesso modo, non è da sottovalutare l’iscrizione ad un master di specializzazione”.
A chi vuole proseguire dopo la laurea triennale, La Facoltà casertana offre due corsi di laurea specialistica: Psicologia clinica e dello sviluppo e Psicologia dei processi cognitivi e del recupero funzionale, alle quali si è ammessi dopo il superamento di una prova che attesta le competenze e le capacità acquisite nei primi tre anni. Nel caso si fosse interessati ad altri settori della Psicologia, non resta che vagliare tra le proposte delle varie facoltà del territorio nazionale e presentare domanda di ammissione al test. Solo nell’eventualità che si prosegua alla facoltà di Caserta, è inutile calcolare i crediti accumulati. Operazione indispensabile, invece, se si decide di proseguire i propri studi presso qualsiasi altra università. I crediti accumulati nei primi tre anni devono essere rapportati al numero di crediti necessari all’ammissione in un altro ateneo, secondo modalità di calcolo che variano da un’università all’altra. Con il conseguimento della laurea magistrale e l’iscrizione all’albo A, si può esercitare l’attività di libero professionista o psicologo autonomo nelle strutture pubbliche in cui si andrà a lavorare.
Un’altra opportunità post-laurea, sono i Master sia di primo che di secondo livello (ai quali si accede, rispettivamente, con la triennale e con la specialistica). “Abbiamo già attivato ben cinque master – dice la Preside – e, in futuro, progettiamo di aumentare l’offerta formativa per coloro che conseguono la laurea triennale e magistrale”.
Maddalena Esposito
A chi vuole proseguire dopo la laurea triennale, La Facoltà casertana offre due corsi di laurea specialistica: Psicologia clinica e dello sviluppo e Psicologia dei processi cognitivi e del recupero funzionale, alle quali si è ammessi dopo il superamento di una prova che attesta le competenze e le capacità acquisite nei primi tre anni. Nel caso si fosse interessati ad altri settori della Psicologia, non resta che vagliare tra le proposte delle varie facoltà del territorio nazionale e presentare domanda di ammissione al test. Solo nell’eventualità che si prosegua alla facoltà di Caserta, è inutile calcolare i crediti accumulati. Operazione indispensabile, invece, se si decide di proseguire i propri studi presso qualsiasi altra università. I crediti accumulati nei primi tre anni devono essere rapportati al numero di crediti necessari all’ammissione in un altro ateneo, secondo modalità di calcolo che variano da un’università all’altra. Con il conseguimento della laurea magistrale e l’iscrizione all’albo A, si può esercitare l’attività di libero professionista o psicologo autonomo nelle strutture pubbliche in cui si andrà a lavorare.
Un’altra opportunità post-laurea, sono i Master sia di primo che di secondo livello (ai quali si accede, rispettivamente, con la triennale e con la specialistica). “Abbiamo già attivato ben cinque master – dice la Preside – e, in futuro, progettiamo di aumentare l’offerta formativa per coloro che conseguono la laurea triennale e magistrale”.
Maddalena Esposito








