A Spagnolo e Giapponese I la sedia è un privilegio per i più veloci

Lezioni in piedi, seduti per terra o in fila nei corridoi sono le postazioni più gettonate, la sedia è un privilegio “per i più veloci”. Ad un’ora dall’inizio della lezione di Spagnolo I, il cortile di Palazzo Corigliano pullula di studenti in attesa di “prendere il posto”. “Aspettiamo che finisca la lezione di islamistica, per entrare subito in aula e sederci”, dice Arianna Morra, studentessa del primo anno a Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe. “Non è molto cortese da parte nostra – interviene la collega Claudia D’Alicandro – il nostro brusio potrebbe infastidire chi sta seguendo la lezione: ma è l’unico modo per evitare postazioni scomode”. Alle 10.30 in punto scatta la corsa per l’accaparramento al posto libero: flussi di studenti in entrata e in uscita che si mescolano indistintamente. Nel giro di pochi minuti, le file dei posti a sedere sono tutte al completo. I meno fortunati si sistemano sui gradoni delle scale, altri tra le nicchie, tipiche incavature dell’aula ex Scuderie, e, a conferma del chi tardi arriva, male alloggia, agli arrivati in extremis non resta che la sosta in coda all’esterno dell’aula. “Ero stato messo in guardia da studenti già iscritti in questo Ateneo – dice Pasquale Manzo – O ti anticipi oppure ti adatti con quello che trovi: è un dato di fatto!”. “Reclamare aule più capienti mi sembra piuttosto scontato – afferma Luca Mirandola – Ci sono piccoli accorgimenti come l’uso del microfono e l’utilizzo da parte del docente di una scrittura a caratteri cubitali che consentono, anche a chi come noi è in fondo all’aula, di partecipare alla lezione”. Forse sono proprio questi piccoli escamotage adottati dal docente, il prof. Luca Cerullo, a placare l’ira dei presenti. “La tasse di immatricolazione – sostiene Roberto – sono abbastanza salate, quindi sarebbe giusto avessimo a disposizione strutture in grado di ricompensarci in termini di qualità dei servizi. Però credo che nonostante tutto valga la pensa essere qui. Il professore riesce a coinvolgere tutti, anzi paradossalmente cerca di interagire di più con noi delle ultime file”. “In un’aula sotterranea, senza finestre e per di più seduta per terra, la pressione è veramente alle stelle, però sin dalla prima lezione ho recepito in pieno l’attitudine empatica del docente, condizione fondamentale per non desistere”, dichiara Paola Napolitano.
Più amareggiati i colleghi di Giapponese I, che il lunedì seguono la lezione con il lettore, la prof.ssa Nishimaru, nell’aula Matteo Ripa di Palazzo Giusso. Le esercitazioni linguistiche si rivolgono agli studenti dei tre Corsi di Laurea Triennali: Lingue, Lettere e Culture comparate, Lingue e Culture Orientali e Africane e Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Malgrado la suddivisione in cognomi N-Z, si fatica a trovare un posto a sedere. “Alcuni sedili sono un bluff! Non hanno la parte estensibile”, racconta Imma. Un vero e proprio inganno per chi avvista un posto vuoto, ma poi deve accontentarsi del pavimento. “Scrivere in ideogrammi, stando accovacciata per terra, senza un sostegno per prendere appunti, è assurdo”, spiega Mena. “Una posizione scomoda non predispone bene all’ascolto, il microfono non sempre funziona: si scrive un po’ a sensazione”, aggiunge la collega Lina. “Prendo l’autobus che parte alle sei e trenta da Arzano per arrivare in anticipo a lezione (che inizia alle 10.30) e prendere il posto”, dice Lucia. “Non tutto il male viene per nuocere – ironizza Simone Scalia – Stare in piedi per due ore è un buon allenamento per le corse che ci aspettano tra una sede ed un’altra. Certo, non mi dispiacerebbe avere una sedia, ma quando sei motivato tutto il resta passa in secondo piano”. “File, lunghe attese: queste situazioni ci temperano e ci preparano alla jungla che c’è fuori. Arriveremo già dannati, ma non impreparati!”, conclude Renato.
Rosaria Illiano
- Advertisement -




Articoli Correlati