“Mi fa molto piacere poter salutare Vauro. Sono contento che partecipi a un incontro tanto stimolante che tocca un tema attuale e di rilievo”. Il saluto portato dal prof. Edoardo Massimilla, Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici (DSU), ha dato il via a “Propaganda politica o politica di propaganda?”, un’iniziativa che, il pomeriggio del 3 marzo, nell’Aula Piovani, ha aperto le porte della Federico II a Vauro Senesi, celebre vignettista e volto noto del piccolo schermo. L’incontro, patrocinato dal DSU, ha portato la firma del Centro Studi Concetto Marchesi. Moderazione affidata a Maria Monticelli, uno dei membri del Centro, che ha ceduto la parola ai relatori della giornata confrontatisi con una platea numerosa che ha occupato tutti i posti a sedere. Un excursus storico sul tema della propaganda è stato sviluppato dal prof. Gianfranco Borrelli, docente di Storia delle dottrine politiche al Corso di Laurea in Filosofia. Partendo dagli autori latini, attraverso un’analisi delle diverse accezioni che il termine propaganda ha assunto tra le pagine di Lucrezio, Cicerone e Svetonio, il docente è arrivato alla situazione odierna, con una conclusione amara: “la propaganda politica non esiste più. Resta una politica di propaganda, che sottolinea l’evanescenza della politica stessa e che di certo non può essere soddisfacente”. Il secondo intervento è stato proprio dell’ospite d’onore, Vauro, che ha premesso: “non sono un professore, quindi non farò una lectio magistralis così esaustiva”. Sul tema della giornata: “la propaganda ha assunto un significato negativo, soprattutto perché intesa come un trucco della politica per nascondere le idee”. Di fronte a una evoluzione del genere, il nuovo obiettivo, a suo avviso, dovrebbe essere “riscoprire l’ideologia, così spesso demonizzata. È stato uno strumento importantissimo che l’umanità ha avuto per immaginare società e condizioni diverse da quelle vissute”. Ha quindi proseguito: “l’umanità deve essere utopica, perché, se non pensa a qualcosa che ancora non esiste, non può porsi una meta”. Tornando poi sul tema del simposio: “la propaganda oggi è fine a se stessa. Non serve a determinare un consenso, ma a soffocare il dissenso”. Avvalendosi di uno strumento preciso: “Internet è perfetto affinché il dissenso non si coalizzi. Ognuno crede di partecipare alla politica stando seduto dietro a una tastiera. La Rete è un contenitore dove ci stanno milioni di persone e un solo post dà la sensazione di essere parte di qualcosa di più grande”. L’auspicio finale è che “la politica torni a essere lo strumento di cambiamento per cui è nata”. Come funziona la propaganda e quali sono i suoi meccanismi nascosti? Ha provato a rispondere al quesito il professore di Estetica Leonardo Distaso che prima, però, ha colto l’occasione per regalare a Vauro un sigaro cubano del 1959 “è dell’anno della rivoluzione”. Attenzione fissata a un “cinema di evasione con all’interno un contenuto ideologico. L’86% del cinema nazionalsocialista era di intrattenimento. Comunicava il senso di quotidianità e raccontava una sfera privata libera dal dominio politico. Goebbels aveva capito la necessità dell’intrattenimento leggero per combattere la noia, ma anche per tranquillizzare il popolo. Tutto ciò fa capire quanto sia falsa la dicotomia fra propaganda ed evasione”. La religione cattolica del ‘500 e del ‘600, invece, è stato l’oggetto di discussione dell’ultimo relatore della giornata, il professore di Storia delle Dottrine Politiche Alessandro Arienzo: “costruire un orizzonte simbolico alternativo: è questo il nostro impegno di oggi”. Non è mancato, in conclusione, il confronto con il pubblico. “Piuttosto che combattere il vuoto della politica, non andrebbe affrontata una politica dominata dall’economia?”, chiede uno studente. Risposta affidata a Vauro: “la politica è strumento di opposizione e di rivoluzione. Uno degli elementi adottati dalla propaganda odierna è quello di far considerare la politica come qualcosa di sporco, invece può essere un fattore di cambiamento”. Rivolgendosi ancora al vignettista, una studentessa: “la satira è una causa del ‘non pensiero unico’?”. No: “oggi è sostituita molto dalla comicità, come quella di Zelig o di Zalone, così molte persone finiscono per fare confusione tra le due. La satira è diversa. In essa, la risata può essere un effetto collaterale. È la quintessenza dello strumento critico”. Chiusura con una terza domanda: “che peso hanno avuto i media nell’anestetizzare le nuove generazioni?”. La risposta sa di mea culpa: “è ovvio che ne abbiano avuto, soprattutto perché i media sono di proprietà di poteri finanziari. Però credo che la mia generazione, per qualche motivo a me sconosciuto, abbia smesso di fare comunicazione. C’è stata una frattura generazionale”. Non mancano, però, i margini per risollevarsi: “fa piacere vedere oggi così tanti giovani interessati. Dimostrano che la società è ancora viva. Noi tutti dobbiamo creare le occasioni affinché tali vitalità possano incontrarsi”.
Ciro Baldini
Ciro Baldini







