Molto entusiasti gli studenti che hanno assistito all’incontro. Un’iniziativa ben accolta da tutti, anche se i problemi della Facoltà rappresentano una questione sempre aperta. Tra i presenti, una ex studentessa, laureatasi a giugno, che attualmente opera come volontaria presso il Centro di Recupero per Animali Selvatici (CRAS) WWF di Vanzago. “E’ un peccato che attività così importanti non ricevano la giusta considerazione qui da noi – ha detto – Dovrebbero esserci più strutture ad occuparsi del problema”. Secondo gli studenti del Modulo 8 l’inadeguatezza delle strutture riguarda non solo il Frullone, ma la Facoltà in generale. “Quando ho sentito che si parlava di farci spostare nella zona di Caserta, quindi più vicino alle aziende, sono rimasta piacevolmente colpita – ha raccontato Irene Vanin, iscritta al quarto anno di Medicina Veterinaria – Purtroppo le cose non andranno così ed è un peccato. Attualmente siamo costretti a seguire le attività didattiche in aule e ambulatori troppo stretti, tanto che spesso alcuni di noi rimangono fuori. La questione potrebbe essere risolta organizzando turni anche pomeridiani negli ambulatori, che invece funzionano solo di mattina. In questo modo si formerebbero più gruppi e ci sarebbe la possibilità di seguire meglio”.
Altra difficoltà che gli studenti lamentano: in molti casi, i professori delegano loro collaboratori a tenere le lezioni. “Nel caso di materie fondamentali, sarebbe preferibile avere la presenza del docente e non di un dottorando. Purtroppo le nostre critiche espresse attraverso i questionari di valutazione sono destinate a rimanere solo delle crocette su un pezzo di carta. Non credo che cambieranno mai le cose”. Dello stesso avviso, Marco Lapia, studente del quinto anno: “A noi studenti viene lasciata troppa libertà in ambito organizzativo ed è una cosa che si rivela controproducente. I professori spesso delegano a noi l’organizzazione di gruppi, laboratori e viaggi didattici, e alla fine non si riesce a fare niente perché è difficile mettersi d’accordo senza poter contare su una guida più esperta”. La questione finanziaria è un’altra nota dolente: la semplice organizzazione di una visita di un paio di giorni in un Parco Nazionale spesso non è fattibile per questo motivo. “Per quanto riguarda l’Ospedale Veterinario – secondo Marco – il lavoro che viene fatto è ammirevole, ma anche in questo caso le strutture non sono adatte. Le gabbie per i rapaci sono poco attrezzate: mi ha colpito il fatto che il nibbio non avesse neppure un trespolo per appoggiarsi. C’è un tunnel per la riabilitazione al volo, ma rispetto ad un CRAS vero e proprio le differenze si vedono”. Anche Stefania De Vita, che sta per laurearsi dopo aver concluso un’esperienza Erasmus alle Canarie, concorda sull’inadeguatezza delle strutture: “In futuro vorrei occuparmi di animali esotici e fauna selvatica e ho approfittato del periodo di studio all’estero per visitare centri che si trovano in condizioni decisamente migliori. E’ vero che qui a Napoli sono partiti da poco, come è vero che parliamo di animali difficili da seguire. Tuttavia, se si vuole fare una clinica e una chirurgia su questi esemplari, si deve migliorare la qualità dei servizi ospedalieri”.
Anna e Claudia si sono appena iscritte alla Facoltà e hanno deciso di partecipare al seminario per pura curiosità: “Noi studenti dei primi anni non abbiamo la possibilità di assistere da vicino al lavoro del veterinario. Ci è sembrata una buona occasione per farlo e speriamo che ce ne siano molte altre. Le attività pratiche dovrebbero essere più valorizzate e offerte anche a noi ‘principianti’. Non è giusto aspettare di arrivare alla fine del percorso di studi prima di capire cosa faremo praticamente, una volta laureati”.
(A.M.P.)
Altra difficoltà che gli studenti lamentano: in molti casi, i professori delegano loro collaboratori a tenere le lezioni. “Nel caso di materie fondamentali, sarebbe preferibile avere la presenza del docente e non di un dottorando. Purtroppo le nostre critiche espresse attraverso i questionari di valutazione sono destinate a rimanere solo delle crocette su un pezzo di carta. Non credo che cambieranno mai le cose”. Dello stesso avviso, Marco Lapia, studente del quinto anno: “A noi studenti viene lasciata troppa libertà in ambito organizzativo ed è una cosa che si rivela controproducente. I professori spesso delegano a noi l’organizzazione di gruppi, laboratori e viaggi didattici, e alla fine non si riesce a fare niente perché è difficile mettersi d’accordo senza poter contare su una guida più esperta”. La questione finanziaria è un’altra nota dolente: la semplice organizzazione di una visita di un paio di giorni in un Parco Nazionale spesso non è fattibile per questo motivo. “Per quanto riguarda l’Ospedale Veterinario – secondo Marco – il lavoro che viene fatto è ammirevole, ma anche in questo caso le strutture non sono adatte. Le gabbie per i rapaci sono poco attrezzate: mi ha colpito il fatto che il nibbio non avesse neppure un trespolo per appoggiarsi. C’è un tunnel per la riabilitazione al volo, ma rispetto ad un CRAS vero e proprio le differenze si vedono”. Anche Stefania De Vita, che sta per laurearsi dopo aver concluso un’esperienza Erasmus alle Canarie, concorda sull’inadeguatezza delle strutture: “In futuro vorrei occuparmi di animali esotici e fauna selvatica e ho approfittato del periodo di studio all’estero per visitare centri che si trovano in condizioni decisamente migliori. E’ vero che qui a Napoli sono partiti da poco, come è vero che parliamo di animali difficili da seguire. Tuttavia, se si vuole fare una clinica e una chirurgia su questi esemplari, si deve migliorare la qualità dei servizi ospedalieri”.
Anna e Claudia si sono appena iscritte alla Facoltà e hanno deciso di partecipare al seminario per pura curiosità: “Noi studenti dei primi anni non abbiamo la possibilità di assistere da vicino al lavoro del veterinario. Ci è sembrata una buona occasione per farlo e speriamo che ce ne siano molte altre. Le attività pratiche dovrebbero essere più valorizzate e offerte anche a noi ‘principianti’. Non è giusto aspettare di arrivare alla fine del percorso di studi prima di capire cosa faremo praticamente, una volta laureati”.
(A.M.P.)







