Nell’affollata aula A3 di Corso Umberto, durante gli esami non ripeteva, catturava tipi umani, utili per la professione che di lì a poco avrebbe scelto: “mi divertivano tantissimo gli esami, osservavo la più varia umanità: c’era la ragazza che si preparava per sei mesi e veniva bocciata, e quella che lo studiava il giorno stesso e lo superava con 30. Le reazioni erano esilaranti. Mi divertivo anche a studiare i diversi modi di gestire la tensione. Ogni esame per me era uno spettacolo, alcuni li ho superati proprio grazie alla mia teatralità. Spesso basta credere in ciò che dici, o dare l’impressione di crederci, indipendentemente da quello che stai dicendo”, così esordisce Antonio Gargiulo, attore professionista che attualmente lavora in TV con Maurizio Crozza nel noto programma ‘Crozza nel Paese delle Meraviglie’. Antonio si è laureato in Lettere Moderne alla Federico II e proprio nelle aule universitarie ha iniziato la palestra da attore: “coglievo caratteristiche, non facevo vere e proprie imitazioni di professori e studenti, un po’ come Crozza, e le rielaboravo creando un personaggio. C’erano infatti studenti che mi ricordavano i personaggi di Robin Hood della Disney e associavo a questi la caratteristica colta in aula. Era uno spasso”. Il divertimento non gli ha impedito di raggiungere ottimi risultati: “mi sono laureato nei tempi e col massimo dei voti alla Triennale, tesi in Filologia Romanza, relatrice la prof.ssa Minervini”. Parallelamente lavorava in teatro a Napoli: “ho iniziato con l’Elicantropo, ma non mi bastava. Desideravo una formazione più completa, così un giorno ho deciso di iscrivermi all’Accademia Paolo Grassi di Milano. Ho detto a mia madre ‘tento’. Lì ho seguito lezioni di: Saponaro, Kuniaki, Schmidt, per citarne solo alcuni, e parallelamente ho avuto la fortuna di partecipare a uno stage per il programma di Crozza, che cercava un gruppo di attori”. Da quel momento gli impegni lavorativi si sono accavallati: “da ‘Lucido’ di Rafael Spregelburd, a ‘Tre atti unici di Anton Cechov’, ora collaboro stabilmente con il regista Roberto Rustioni. Ho vinto il premio ‘Ubu, migliore attore under 30’ e continuo a lavorare con Maurizio”. Non si definisce un attore comico, né drammatico: “mi interessa cogliere la verità”, afferma, e alla domanda ‘quanto hanno influito gli studi umanistici sul tuo percorso da attore?’ risponde: “tantissimo. Mi hanno concesso una grande apertura mentale e insegnato a guardare le cose con occhio non quotidiano. Ho sviluppato la curiosità che avevo”. Molti sostengono che fare l’attore sia un gioco, non una professione, ma Antonio non la pensa così: “il teatro non è per tutti, servono pazienza e determinazione. Il talento, se ce l’hai, va coltivato senza montarsi la testa. Il mio modello di riferimento in tal senso è Tony Servillo, vero professionista. Durante un seminario ci ha detto ‘l’attore deve essere in grado di creare connessioni tra materiale diverso che non ha attinenza’. Non è facile”, commenta. È anche vero che non bisogna prendersi troppo sul serio: “più che un artista per me l’attore è un artigiano. Non è una missione e non va considerata tale. Chi vuole fare questo mestiere deve prenderlo come qualsiasi altro. Deve essere consapevole che c’è bisogno d’impegno, si affrontano momenti di difficoltà che si possono superare. Più che preoccuparsi, bisognerebbe ‘occuparsi’ di ciò che si sta facendo, ad esempio presentandosi in orario alle prove”. La paura di non farcela spunta soprattutto durante i provini: “quando ho iniziato a tentarli, c’era sempre lo spauracchio del limite d’età, anche perché non ho cominciato giovanissimo. Mi impegnavo molto, con la consapevolezza che, se non fosse andata come desideravo, avrei fatto altro. Se non venivo preso, non mi arrabbiavo con il regista, ma pensavo ‘non vado bene per il ruolo’”. Il futuro non lo spaventa: “per fortuna ho scelto il lavoro precario per eccellenza, consapevole della mia scelta. Ogni tre mesi cambio colleghi, e guai se non fosse così! Il mio stile di vita non contempla un posto a tempo indeterminato; ciò non toglie che mi piacerebbe proseguire gli studi con la Magistrale, magari in Storia dell’Arte”.
Allegra Taglialatela
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