Armatevi di pazienza e spirito d’iniziativa

Un po’ nostalgici ricordando i libretti che oggi non ci sono più, ma completamente immersi nelle nuove tecnologie, gli studenti del Dipartimento di Studi Umanistici raccontano le loro esperienze. I gruppi facebook sono il nuovo strumento di comunicazione che ha sostituito i vecchi forum, in mancanza di un sito sufficientemente aggiornato. “Docenti molto preparati, ma varie difficoltà strutturali” è l’affermazione comune ai diversi Corsi di Laurea. “Iscrivetevi, ma abbiate tanta pazienza e spirito d’iniziativa. Le strutture non funzionano come dovrebbero. Seguiamo nelle sedi di Porta di Massa, via Marina, Corso Umberto e via Mezzocannone 16”, lamenta Martina Mercurio, al terzo anno di Lettere Moderne, che non vorrebbe cambiare aula in continuazione. Docenti bravi, ma “alcuni vorrei fossero più precisi nel rispettare gli orari dei corsi e spegnessero i cellulari durante gli esami. Una volta me ne sono andata perché un professore ha parlato per un quarto d’ora mentre mi esaminava”. Altri credono in ciò che fanno: “i loro corsi sono interessanti, ti trasmettono un livello di cultura di sicuro più elevato che altrove”. Non è difficile mantenere una media alta: “gli esami più complessi sono quelli di Latino, ma pur sempre fattibili”. Le iniziative sono all’ordine del giorno: “come cineforum, seminari e convegni. In più c’è la Brau (Biblioteca di Ricerca dell’Area Umanistica), luogo di scambio dove ci riuniamo spesso per approfondire concetti, leggere riviste e libri interessanti”. Niente rivalità tra colleghi: “spesso e volentieri ci aiutiamo e condividiamo le nostre passioni”. Seguire è importante quanto non perdere di vista i gruppi facebook. “Ce n’è uno per ogni anno. Grazie a questo nuovo strumento possiamo scambiarci consigli sugli esami, sui contenuti delle lezioni, pubblichiamo dispense e libri da acquistare”. Per quel che riguarda gli sbocchi: “consiglio di non perdere di vista la possibilità d’insegnamento a livello europeo”. 
A Psicologia 
prima i test, 
poi Psicometria
Più fortunati per quel che riguarda le sedi, ma unici ad avere un test d’ingresso, gli studenti di Scienze e Tecniche Psicologiche. “Al primo anno seguiamo nell’aula Invalidi, a Piazza Matteotti, ed al secondo nell’aula Ottagono di Corso Umberto”, spiega Davide Mecchi, che si è iscritto l’anno scorso. Le nuove matricole dovranno subito affrontare sette esami più un’idoneità informatica. “Per me conviene iscriversi alla Federico II perché qui gli esami sono in maggioranza orali, soltanto Psicologia e Psicometria sono in parte scritti, mentre alla Seconda Università sono quasi tutti scritti”. Psicometria è la bestia nera del secondo anno, “perché è un mix di Statistica e Matematica, materie dalle quali noi umanisti vogliamo scappare”. Davide vorrebbe impiegarsi nel ramo delle neuroscienze cognitive, “perché m’interessa il mondo della sinapsi e delle malattie degenerative”. Prima degli esami, però, bisogna fare i conti con il test d’ammissione. La collega Antonella Coscia, spiega come affrontarlo al meglio: “per chi proviene come me dal Socio-Psico-Pedagogico è più facile superarlo, perché si ha già un’infarinatura di Psicologia e Pedagogia, materie oggetto della prova. Chi non ha le mie stesse basi non deve disperare, le altre materie, matematica, biologia, fisica e chimica, sono quelle studiate al liceo”. La logica consiste in concordanze a senso o sequenze numeriche. “Attenti al tempo! L’anno scorso erano 100 domande da risolvere in 75 minuti. Se siete incerti non rispondete e passate avanti, perché l’anno scorso c’era una penalità di 0,33 punti per ogni risposta sbagliata”. Un percorso lungo e tortuoso aspetta chi intende fare l’analista, come Alessandro Trinchè, anche lui iscritto al primo anno. “Con la Triennale diventi psicologo junior, ma se hai il mio stesso sogno devi terminare la Magistrale, dopodichè dovrai affrontare un tirocinio di un anno, che ti permette di sostenere l’esame per l’iscrizione all’albo degli psicologi senior”. Se vuoi fare lo psicoterapeuta, dovrai seguire quattro anni di Scuola di psicoterapia, nei quali è compresa l’autoterapia. “Al termine del lungo percorso non è detto che trovi un’occupazione. Consiglio di mettere pazienza e soldi da parte, perché la Scuola di psicoterapia e l’autoanalisi te le devi pagare da solo”, conclude Alessandro. La figura dello psicologo viene spesso fraintesa in Italia “per una questione culturale. Credono che si debba andarci soltanto se si è pazzi, ma non è così. In Inghilterra, ad esempio, si occupa di problemi familiari e assiste le coppie in crisi”, spiega Antonella. Nel nostro Paese è un po’ sottovalutato. “Oggi si tendono ad eliminare le spese superflue e lo psicologo è visto come tale, perché non viene compresa la sua importanza”, aggiunge la ragazza. “In più le persone ci considerano come dei giocattoli. Ci chiedono di essere analizzate o d’interpretare sogni, senza capire che occorrono anni di studio per riuscire a fare queste cose”, sottolinea Davide.
A Lingue si sentono “le ultime ruote 
del carro”
Se gli psicologi si sentono sottovalutati, le studentesse del secondo anno di Lingue, Culture e Letterature Moderne Europee pensano di essere “le ultime ruote del carro”, come fa presente Martina. “Le strutture sono pessime. Seguiamo in aule piccolissime, anche quando siamo in 70, divisi tra Mezzocannone, Porta di Massa e Corso Umberto”. Per Brunella invece: “se vuoi imparare una lingua, non devi iscriverti qui, ma devi andare all’estero. Il nostro Corso forma insegnanti, quindi senti parlare i lettori e studi la grammatica, ma non hai una quotidiana applicazione pratica della lingua straniera”. Al primo anno si scelgono due lingue obbligatorie tra quelle europee: “io ho scelto inglese e tedesco. Devi avere già le basi d’inglese per comprendere le prime lezioni, mentre per il tedesco si parte dall’alfabeto. Conviene studiare quest’ultimo perché c’è meno concorrenza e l’economia gira intorno a questa lingua: Austria, Svizzera e Germania sono tra i paesi più ricchi d’Europa”, commenta Francesca. Gli esami di Lingua e Letteratura inglese creano qualche problema. “Quello di Lingua è diviso in quattro parti, e, se non ne superi una, vieni bocciato, e per me è ingiusto. Per Letteratura invece vorremmo un unico docente per l’intero percorso Triennale, e non tre differenti, dato che ci abituiamo ad un metodo e non vogliamo cambiarlo così spesso”, sottolinea la ragazza. Ultima richiesta di Francesca: “vorremmo un percorso di tirocinio all’estero con la possibilità di integrare gli esami nel curriculum e non soltanto l’Erasmus come opportunità di imparare una lingua in loco”. 
Lasciano a desiderare anche le aule di Via Marina 33, dove seguono gli studenti di Archeologia e Storia delle Arti. La laureata Laura Giuliani illustra la situazione. “L’unica cosa positiva del nostro Corso di Laurea è l’eccellenza dei professori. È umiliante che debbano cercare un proiettore in giro per la sede”. Per lo storico dell’arte il contesto in cui studia è importante, “secondo me deve essere stimolante. Le aule A3 e A6, dove ho seguito ai primi anni, sono piccole e prive degli strumenti necessari, come video-proiettore e collegamento ad internet, che per noi sono fondamentali. In A6 si sente il rumore dell’acqua che scorre nei tubi, mentre fai lezione”. Alla Triennale c’è la possibilità di svolgere un tirocinio: “ma devi rivolgerti autonomamente a Soprintendenze, che ti permettono stage per un breve periodo, non finalizzati all’assunzione. Ho l’impressione che si presupponga che lo storico dell’arte sia un intellettuale che non dovrebbe pensare al lucro o all’inserimento nella società. Infatti c’è uno scollamento tra la nostra formazione poco riconosciuta e le reali opportunità lavorative”. 
Studi Umanistici è a cura di
Allegra Taglialatela
- Advertisement -




Articoli Correlati