“Questo è il paradiso terrestre. C’è un contro, quelli di Medicina vengono a studiare qua. I posti sopra si trovano comunque, però a volte può esserci confusione”. Nel bene e nel male non usa mezzi termini Domenico Di Rosa, studente iscritto al secondo anno del Corso di Laurea in Biotecnologie per la salute. Lui, come i suoi colleghi, è soddisfatto del funzionamento del Dipartimento che, con i nuovi laboratori didattici, ha anche aumentato il numero di ore destinate alle attività pratiche. Un incremento che, come ha sottolineato il suo collega Francesco Cioli, ha aiutato molto la didattica: “siamo stati in laboratorio con il professore di Biologia che ci ha fatto vedere le cellule. Con il docente di Genetica, invece, abbiamo eseguito un esperimento simulato. Le attività mi hanno motivato, perché fare pratica è molto più interessante che studiare dal libro”. Da questo punto di vista, il cambiamento è evidente: “l’anno scorso siamo andati in laboratorio solo un paio di volte. Quest’anno, invece, c’è proprio un calendario pianificato”. A completare il mosaico del Corso di Laurea, due aspetti sui quali si è soffermato Francesco Martino, che frequenta la sede di via De Amicis da due anni: “la struttura è tenuta molto bene. I professori sono sempre disponibili, quindi non ho avuto particolari problemi. Questa del Corso è una scelta che rifarei sicuramente”. Meno felice è, invece, la situazione per gli studenti più attempati. Un minore entusiasmo emerge dalla voce di Ludovica Ciampi, iscritta al terzo anno. Il problema, per lei, è stata proprio la mancanza di attività pratiche: “la questione principale è che non facciamo laboratorio. Noi dovremmo passarci la vita dentro, ma siamo al terzo anno e non ne abbiamo visto uno”. A parte questo, il resto è un elogio ormai noto. Anche Rosa Bordone, collega di Ludovica, si è infatti soffermata su due aspetti: “i professori sono disponibili e la struttura è ottima”. L’edificio, insomma, piace a tutti, con i pro e i contro del caso. Il rovescio della medaglia è stato mostrato da un’altra studentessa che ha quasi concluso il suo percorso a Biotecnologie, Maria Gallo: “l’aula studio, prima degli esami, è popolata da gente che non è di Biotecnologie, però, per il momento, non ci sono problemi perché di aule ne abbiamo in abbondanza”. Altra questione, la didattica. La soddisfazione per l’organizzazione del Corso Triennale, a suo avviso, non è sufficiente per convincerla a completare i suoi studi alla Federico II: “dopo la Triennale spero di andare fuori Napoli, per proseguire con una Magistrale più specifica. Sarei indirizzata verso Biologia molecolare e genetica a Roma oppure al Biogem di Ariano Irpino. Qui c’è solo un riepilogo più specifico della Triennale”. Chi sta per raggiungere la corona d’alloro è Rossella. A novembre discuterà la tesi che chiuderà un ciclo molto soddisfacente: “mi sono trovata molto bene sia per l’organizzazione sia per i professori”. Nessun rimpianto da parte sua nemmeno per quanto riguarda le poche attività pratiche svolte. Lei, che ha conosciuto il laboratorio solo in occasione del tirocinio, ha sostenuto che “al terzo anno ci si rende conto che è difficile conciliare da subito laboratorio e corsi. Quindi è meglio ambientarsi prima e magari cominciare dopo un anno a fare attività pratiche”. Ha un’idea diversa Giancarlo, anche lui in procinto di laurearsi: “l’apertura dei laboratori didattici è importante perché permette ai ragazzi dei primi anni di cominciare il tirocinio con qualche competenza in più, anche minima”. Ai più giovani rivolge un consiglio: “affrontare subito i primi esami che sono quelli più semplici e introduttivi. Questo dà un’idea di come sarà il percorso universitario. Bisogna capire ogni volta cosa è importante e cosa lo è di meno”. Per Rossella, invece, la cosa fondamentale è: “seguire i corsi. Noi abbiamo la fortuna di avere docenti sempre disponibili. Spesso la frequenza rende più chiara la lettura del libro. Per andare bene devi vivere l’università”.
Ciro Baldini
Ciro Baldini







