“Napoli è risultata seconda nella graduatoria delle facoltà giuridiche italiane. Bene! Questo è il giusto sprone a diventare primi, anche se in queste classifiche io fondamentalmente non credo. I nostri nuovi studenti possono però trarne un esempio positivo: è la stessa regola che deve valere per loro quando affrontano i primi esami. Avendo buoni voti subito, ottenendo una media soddisfacente, sono stimolati a fare sempre di più. Così anche la facoltà viene automaticamente gratificata. Certo, nei risultati dei ragazzi c’è anche lo zampino dei professori. E’ compito dei docenti riuscire ad interessare lo studente, farlo innamorare della disciplina, sfruttarne la naturale curiosità. Non necessariamente un professore ‘competente’ vi riesce, se poi risulta essere anche una persona ‘scostante’…”. Parola del professor Francesco Sclafani, docente di Criminologia e Legislazione minorile, a nostro avviso uno dei più amati dagli studenti. In passato ci siamo occupati del professor Sclafani segnalando le sue iniziative didattiche fuori dalle mura universitarie (visite agli istituti di pena, agli ospedali psichiatrici ecc.) e guardando con simpatia alla sua trovata di distribuire ai ragazzi del corso ‘parti’ di un libro da pubblicare, per allenarli a trovarne eventuali errori.
Il rapporto studenti-docenti va dunque curato molto? “Certo che si, il rapporto col ragazzo è fondamentale. Da quello dipende anche la sua risposta in termini di rendimento. Se devo mettere un 29 all’esame, stia sicuro che diventa automaticamente 30, ma non credo che tutti i miei colleghi la pensino così… Poi c’è un grande bisogno di offrire ai ragazzi anche esperienze didattiche ‘esterne’ alla facoltà, dove il professore si fa conoscere in una veste più umana. Vede, io mi faccio vanto di essere figlio di tassista, per cui credo di sapermi adeguare alle realtà dei più diversi strati sociali. Cerco di essere vicino a tutti gli studenti, non credo che oggi il pezzo di carta conti più tanto, come per la mia generazione. Oggi conta essere uomini, avere una formazione completa. Mi rendo conto che è difficile stare al passo con i tempi, che evolvono di continuo, ma solo chi ci riesce arriva poi ad accedere alle nuove professionalità che ormai richiedono soprattutto conoscenze in materia comunitarie, con annessi problemi di conoscenza delle lingue straniere. Per questo all’intraprendenza dei ragazzi deve fare da contraltare una mentalità più aperta ed europeista dell’intera facoltà, una mentalità che faccia cadere quello stato di protezionismo giuridico nel quale ci troviamo da troppo tempo”.
In questo cambiamento quale deve essere il ruolo degli studenti?
“Soprattutto quello di partecipare attivamente alla vita di facoltà, che non deve essere intesa solo come centro di trasmissione di saperi tecnici. Ecco perché mi arrabbio quando noto che addirittura i rappresentanti degli studenti disertano consigli e commissioni, che pure decidono nei loro interessi. Se proprio loro, che sono i primi sui quali i cambiamenti hanno effetto, mostrano disinteresse verso queste cose, che speranze abbiamo? Alle matricole dico di operare una scelta consapevole del corso di studi, sapendo che prima dell’impegno universitario è importante affrontare l’impegno con se stessi, capendo se si ha realmente intenzione di ricavarsi un ruolo nella società e se si ha voglia di cooperare con gli altri per correggerne le storture”.
(M. M.)
Il rapporto studenti-docenti va dunque curato molto? “Certo che si, il rapporto col ragazzo è fondamentale. Da quello dipende anche la sua risposta in termini di rendimento. Se devo mettere un 29 all’esame, stia sicuro che diventa automaticamente 30, ma non credo che tutti i miei colleghi la pensino così… Poi c’è un grande bisogno di offrire ai ragazzi anche esperienze didattiche ‘esterne’ alla facoltà, dove il professore si fa conoscere in una veste più umana. Vede, io mi faccio vanto di essere figlio di tassista, per cui credo di sapermi adeguare alle realtà dei più diversi strati sociali. Cerco di essere vicino a tutti gli studenti, non credo che oggi il pezzo di carta conti più tanto, come per la mia generazione. Oggi conta essere uomini, avere una formazione completa. Mi rendo conto che è difficile stare al passo con i tempi, che evolvono di continuo, ma solo chi ci riesce arriva poi ad accedere alle nuove professionalità che ormai richiedono soprattutto conoscenze in materia comunitarie, con annessi problemi di conoscenza delle lingue straniere. Per questo all’intraprendenza dei ragazzi deve fare da contraltare una mentalità più aperta ed europeista dell’intera facoltà, una mentalità che faccia cadere quello stato di protezionismo giuridico nel quale ci troviamo da troppo tempo”.
In questo cambiamento quale deve essere il ruolo degli studenti?
“Soprattutto quello di partecipare attivamente alla vita di facoltà, che non deve essere intesa solo come centro di trasmissione di saperi tecnici. Ecco perché mi arrabbio quando noto che addirittura i rappresentanti degli studenti disertano consigli e commissioni, che pure decidono nei loro interessi. Se proprio loro, che sono i primi sui quali i cambiamenti hanno effetto, mostrano disinteresse verso queste cose, che speranze abbiamo? Alle matricole dico di operare una scelta consapevole del corso di studi, sapendo che prima dell’impegno universitario è importante affrontare l’impegno con se stessi, capendo se si ha realmente intenzione di ricavarsi un ruolo nella società e se si ha voglia di cooperare con gli altri per correggerne le storture”.
(M. M.)







