Claudia Cardinale, una diva a Lettere

Una chiacchierata sul cinema, sul teatro, sui grandi registi e attori passati e presenti, ma con un’ospite d’eccezione: ha assunto questa forma l’incontro tra Claudia Cardinale e gli studenti del Master di II livello in Letteratura, scrittura e critica teatrale e del Laboratorio di scrittura teatrale. L’attrice, a Napoli per presentare il suo nuovo spettacolo, “Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams, in scena al Teatro Bellini, ha accettato infatti l’invito del prof. Pasquale Sabbatino, direttore del Dipartimento di Filologia Moderna e promotore del Master, incontrando i ragazzi il 15 marzo nell’aula 3 della Facoltà di Lettere e per parlare dell’interpretazione del testo teatrale e cinematografico. Ne esce fuori un ritratto interessante dell’attrice e del suo lavoro. Perché anche con le domande un po’ da cronaca rosa, sugli attori o i registi preferiti, la Cardinale spesso si limita a prendere spunto per recitare, anche con un pizzico di civetteria, la parte che le è richiesta: quella cioè di se stessa, una diva. Si entra presto nel vivo del discorso cominciando a parlare dell’immedesimazione nel personaggio recitato: “la finzione non esiste”, spiega l’attrice; “quando reciti non fingi di essere un altro, sei l’altro; per questo quando finisce un film c’è bisogno poi di un po’ di tempo per ritrovare se stessi”. Applausi a scena aperta. “Qual è stato un personaggio che ha talmente interiorizzato da non riuscire a staccarsene?”, le chiede una ragazza. “Per ‘la ragazza con la valigia’ ho dovuto concentrarmi molto per diventare l’altra, era un personaggio molto costruito, molto diverso da me, ma allo stesso tempo è stato anche molto difficile uscirne. In ogni caso non mi piace fare la parte di me stessa: meglio i personaggi più distanti”.
Viene subito ridimensionato anche il ruolo della critica teatrale, nonostante sia il motivo principale sul quale si fonda lo stesso incontro: il giudizio critico è “stimato, ma la cosa più importante è la reazione del pubblico”. 
Un punto essenziale per il lavoro di interpretazione della Cardinale sembra essere la stima nella figura del regista: “è la figura più importante, perché diventi quello che lui vuole che tu sia”. “Cosa ne pensa del cinema italiano attuale?” le viene chiesto. Classica domanda che apre ad una classica risposta: “nel cinema di allora c’erano i più grandi registi…ma soprattutto, il cinema di allora faceva sognare”, sottolinea con intensità, “questo no…Ma il cinema è prima di tutto sogno: poi può essere anche politica, analisi sociale, ma solo dopo”.  
Ogni tanto spunta fuori, tra le varie risposte, qualche accenno alla sua interessante storia personale: “la mia lingua madre è il francese, sono nata in Africa” (a Tunisi, dove il padre lavorava al consolato). E gli esordi, di cui le viene chiesto di raccontare, non furono infatti nient’altro che casuali. 
I registi preferiti: Visconti “avevamo un rapporto bellissimo”. E poi Sergio Leone: “considerato per molto tempo un regista di serie B, da ‘spaghetti western’, eppure ha portato parecchie innovazioni”. “E Fellini?”, sollecita il prof. Sabbatino, confessando la sua particolare preferenza  per il regista di Amarcord. La Cardinale ha molti bei ricordi da regalare anche su di lui: “sono stata la sua musa, diceva che gli davo qualcosa per il fatto che venivo dall’Africa…non ha mai scritto nulla per Otto e mezzo, non c’è mai stato un copione, eppure per me è uno dei più bei film che si possano fare”.
Dopo il regista, è la scrittura l’altro elemento di primo piano che determina la riuscita di un film: “è essenziale, comincio a leggere la sceneggiatura, e se non sento niente chiudo e basta, come per il regista”. 
Domanda una ragazza – “quanto hanno contato nella sua carriera studio, fortuna, bellezza?” “Credo nel destino”, risponde la Cardinale senza scomporsi, “sono fatalista da buona africana, ma ho anche pensato sempre che se voglio posso”.  Difficile poi dire quali sono gli attori che abbia apprezzato di più come compagni di scena, ma cita comunque “Alain Delon, Marc Michel, Mastroianni, Burt Lancaster, Jean Paul Belmondo, e poi tanti altri… ”. E poi le donne, le viene chiesto chi fossero quelle a cui si era ispirata, le sue preferite: cita “Anna Magnani e Silvana Mangano, l’inarrivabile Greta Garbo…Da piccola il mio mito era Brigitte Bardot, mi vestivo e pettinavo come lei”. 
Un ragazzo cerca di trarre una conclusione dell’incontro attraverso una domanda provocatoria: “secondo la definizione di Calvino, un classico è qualcosa che non ha ancora finito di dire quello che ha da dire…cosa ha ancora da dire Claudia Cardinale?”. Risponde la Signora, senza fare una piega: “Adoro le cose difficili, mettermi in discussione…amo andare avanti, non vivo nel passato – la vita per me è sempre in avanti”.
L’incontro si conclude con il dono, sollecitato dal prof. Sabbatino, dell’interpretazione di un piccolo brano tratto da “Lo zoo di vetro”. Applausi, foto e fila per l’autografo: il saluto finale degli studenti.
Viola Sarnelli
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