Come diventare commercialisti e CFO I consigli di Moretta e Giani

‘Costruire una carriera nella Direzione Amministrazione, Finanza e Controllo’. È il titolo del seminario che si è svolto il 6 novembre a Monte Sant’Angelo, organizzato dal prof. Roberto Maglio nell’ambito delle lezioni di Economia Aziendale e Ragioneria per le matricole dei Corsi di Studio in Economia Aziendale ed Economia delle Imprese Finanziarie.
Ospiti dell’incontro, Vincenzo Moretta, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Napoli, e Jean Paul Giani, Chief Financial Officer di Alenia Aermacchi. 
“Anche in un momento di crisi come questo, il commercialista resta un riferimento per tutti quelli che vogliono fare degli investimenti svolgendo, quindi, un’importante funzione sociale. Se pensate che questo possa rappresentare per voi uno sbocco auspicabile, consideratelo come il primo obiettivo del vostro percorso universitario”, dice nel suo intervento il dott. Moretta, laureatosi in Economia alla Federico II, il quale, nella sua carriera, si è occupato del fallimento di Bagnoli ed è stato Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano.
Con la
determinazione
ce la si può fare
“Immaginate cos’è stato seguire oltre settemila commercialisti milanesi, tutti interisti e milanisti – scherza Moretta per un attimo – Esempi come quello di Bagnoli vi fanno capire fin dove può arrivare un professionista di questo settore, e i miei genitori non avevano uno studio commercialista. Perciò, chi è disposto a seguire questo percorso con grande determinazione alla fine ce la fa”. Un buon percorso universitario: è il primo passo per puntare a svolgere la professione del consulente globale d’impresa, una figura che al giorno d’oggi presenta oltre quaranta aree di specializzazione: “per questo ci stiamo impegnando ad abbattere il muro che c’è fra l’università e il mondo del lavoro, che ci chiede sempre di più”, conclude Moretta.
Fulcro della mattina è la relazione del dott. Giani il quale, dopo aver presentato l’azienda, parte del gruppo Finmeccanica, con oltre centocinquanta dipendenti, sedi a Varese, Pomigliano e Roma e investimenti da quattrocento milioni l’anno, distribuisce preziosi consigli ai ragazzi, raccontando la propria esperienza, iniziata in Francia, a Parigi, sui banchi della Sorbonne, dove ha conseguito una laurea in Economia e Commercio ed un Dottorato in Finanza Internazionale: “Agli inizi degli anni Ottanta ero seduto, come voi, dall’altra parte. Avevo appena vent’anni e mi ero sposato per la prima volta. È stato allora che ho iniziato a lavorare, nel settore commerciale, dove sono stato per due anni, vendendo prodotti elettronici. Lì ho imparato l’importanza del cliente perché è lui che ti paga consentendo all’azienda di andare avanti”. In seguito, grazie ad un professore, trova l’occasione di andare a Bruxelles per un anno a lavorare in un contesto internazionale: “è come una droga. Dopo non sono più voluto tornare a Parigi”. Divorzia dalla prima moglie e viene in Italia, dove lavora per diverse multinazionali e società di grandi dimensioni come Ricordi, Sirti, Ansaldo. “Non date limiti alla vostra carriera per ragioni familiari, perché nessun genitore o fidanzato può sapere cosa significa essere soli in un paese straniero. Quando sono arrivato a Milano per la prima volta, mi sono rifiutato di frequentare i francesi e, dopo tre mesi, parlavo l’italiano correntemente. Lo potete fare anche voi, dovunque vi doveste recare, fossero anche la Cina o gli Emirati Arabi”. 
“Imparate il SAP”
Ma bisogna sapere cosa si vuole fare: “il mio è un mestiere diverso da quello del commercialista. Il CFO fa un po’ di tutto, si occupa di amministrazione, finanza, controllo”. E chi lavora nei numeri può andare dovunque e lavorare in qualunque campo, musica, telecomunicazioni, trasporti, aerei: “il bilancio è lo stesso dovunque, anzi, almeno fino ai 40-45 anni non abbiate paura di rimettervi sul mercato del lavoro. Cercate di cambiare quante più aziende possibile, per partecipare a progetti diversi, che possano aprirvi nuove prospettive, o magari anche solo per scelte personali. Quando mi sono risposato con un’italiana, ho deciso di stabilirmi in Italia, rifiutando trasferimenti altrove e in una multinazionale si può dire di no una sola volta. Imparate a preparare i documenti necessari per contattare le società di cacciatori di teste”.
Tanti anche i consigli pratici: “imparate il SAP, il sistema di controllo aziendale informatico più venduto al mondo, rappresenta un plus importante, e non lasciate un lavoro senza averne prima trovato un altro. Se siete al vertice, non dimenticate di conoscere i vostri dipendenti, ricordate che, prima di ogni altra cosa, siamo uomini. Un percorso come quello che vi ho raccontato si può fare partendo dai banchi di qualunque buona università e ricordate che, dopo pochi minuti di colloquio, non interessa più a nessuno da quale ateneo, o azienda, proveniate. Interessa solo quello che sapete fare”.
“Una testimonianza che incoraggia ad essere ambiziosi. Ma quanto contano in ambito professionale le cosiddette soft skills, le capacità immateriali, come quelle relazionali?”, chiede il prof. Maglio, inaugurando la sessione di domande rivolte al manager francese. “Contano tantissimo e non le insegna nessuna università. A prescindere dal livello, fiducia, serietà, affidabilità, rispetto e onestà sono valori fondamentali”, risponde Giani.
“Abbandonare un incarico non può contribuire a dare una brutta immagine di sé?”, domanda una studentessa. “Se si cambia ogni anno sì, ma se le ragioni sono legate a mancati aumenti di stipendio, a problemi con un responsabile, a questioni familiari, o a problemi di natura legale nei quali non si vuole essere coinvolti, basta dirlo. Dall’altra parte lo capiscono. Anzi, questo ti porta avanti”.
“Oltre ad un perfetto curriculum, cosa devono avere le persone che sceglie?”, chiede un’altra studentessa. “Molto dipende proprio dalle soft skills, dal vissuto della persona, dalla sua educazione”.
“Non raccontate
bugie”
“Quali sono gli errori da non fare in un colloquio di lavoro?”, vuol sapere uno studente. “Cercare un lavoro è, a sua volta, un lavoro. Non raccontate bugie, il mondo è piccolo, siate voi stessi e studiate l’azienda target, soprattutto i suoi bisogni, cercando di rispondervi al meglio. Potete aiutarvi facendo dei colloqui fittizi con chi se ne intende”.
“Quanto è stato utile lavorare e studiare contemporaneamente?”, chiede un ragazzo. “È molto utile e dà grandi vantaggi. Se potete, cercate di fare almeno degli stage durante l’estate, meglio se ogni anno in un settore diverso”. 
“Quali sono le difficoltà maggiori dell’accettare un lavoro all’estero?”, chiede un altro studente. “Mandare una persona all’estero ha un costo. Dovete rendere più dell’investimento e quando si è giovani e si viaggia leggeri, senza famiglia, è più conveniente perché la persona costa poco, ma tenete presente che ve lo comunicano sempre all’ultimo momento”.
Positivi i commenti degli studenti al termine dell’incontro. “Mi è piaciuto l’ottimismo che hanno cercato di trasmetterci entrambi i relatori, così diverso da quello che ci dicono i giornali e la televisione che fanno di tutto per allontanarci dalla politica e dal lavoro”, commenta Vincenzo Rocco, iscritto ad Economia Aziendale. Dello stesso avviso il collega Pierluigi Scarrico: “ci vorrebbero più lezioni di questo tipo perché ti danno speranza e non ti buttano solo giù come fanno i giornali. Ti mostrano che le persone che ce la fanno esistono davvero, anche se devono impegnarsi molto e coltivare tante qualità”. “Ci hanno fornito molte informazioni importanti e consigli tecnici per rapportarci al mondo del lavoro, soprattutto ai settori economici. Per me che vengo dal liceo è ancora tutto nuovo e incontri come questo aprono la mente”, afferma Claudio Terracciano, studente ad Economia delle Imprese Finanziarie. “Mi ha colpito molto la strada percorsa da una persona che ha frequentato questa università”, sottolinea Mario Riccio, studente di Economia Aziendale.
Simona Pasquale 
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