Ha deciso di tornare in Italia, a Napoli, nonostante le tante difficoltà che incontra chi fa ricerca nel nostro paese. Alessandro De Luca, 29 anni, napoletano, laureato in Matematica e ricercatore nel campo dell’Informatica Teorica, è uno dei ‘cervelli’ rientrati grazie ai fondi stanziati dai decreti Mussi. Si occupa di combinatoria delle parole utilizzate come simboli per scrivere codici (pensate al DNA) e di altri argomenti correlati, come la teoria degli automi e dei linguaggi formali. Ha iniziato a dedicarsi a questi argomenti durante il Dottorato in Scienze Matematiche con il prof. Aldo de Luca, “di cui, a dispetto dell’omonimia, non sono parente”. Il suo percorso di ricerca lo ha condotto in giro per il mondo – Finlandia, Texas, Québec – finché nell’ottobre del 2010 è entrato nel progetto FiDiPro Words, Numbers and Tilings with Applications promosso dall’Accademia Finlandese all’Università di Turku. L’iniziativa punta ad ottenere risultati di primo piano nella ricerca di base, coinvolgendo personalità e giovani ricercatori provenienti da tutto il mondo. La direzione è affidata all’italiano Luca Zamboni. Da febbraio, De Luca ha preso servizio al Dipartimento di Fisica, pur mantenendo una parziale collaborazione al progetto. “Nonostante sia contento di avere l’opportunità di crescere scientificamente anche all’estero, l’Italia resta il mio paese e per quanto buone potessero essere le eventuali altre opportunità non riuscire a tornare sarebbe stata comunque una sconfitta – dice semplicemente – Così, a partire dal 2006, ho partecipato a cinque concorsi per ricercatore vincendo l’ultimo che si è svolto a Napoli lo scorso dicembre”. Si ritiene fortunato: “non avevo ancora iniziato a cercare posti a tempo indeterminato all’estero, ma lo avrei fatto a breve e non lo escludo nel prosieguo della mia carriera, soprattutto se la situazione della ricerca universitaria italiana dovesse continuare a peggiorare”. La sua maggiore ambizione scientifica è quella di contribuire a risolvere molti dei problemi ancora aperti: “ma la scienza è per me innanzitutto una passione e la ricerca un divertimento, oltre che un lavoro”. Una passione della quale ha avuto piena coscienza solo negli ultimi anni del liceo, grazie alle Olimpiadi della Matematica, “che mi hanno mostrato una disciplina più basata sull’intuito e meno orientata alla mera risoluzione di esercizi standard”. L’incontro con l’informatica teorica e la combinatoria delle parole in particolare è avvenuto quasi per caso ed è stata ‘una vera fortuna’: “in questo campo c’è ancora moltissimo da fare e non servono molti anni di preparazione per iniziare a fare ricerca. Inoltre, sin da bambino, mi sono sempre divertito a giocare con le parole e ora questo mi aiuta non poco”.








