“L’Università italiana? Un sistema mafioso imperfetto dove si decide la carriera di un giovane. Mi riferisco principalmente ai dottorati, dove le borse le vincono al 90% i fedeli alla causa, contro un 10% di meritevoli. Questo accade perché i Rettori gestiscono il potere, non il sapere, la premialità di quest’ultimo interessa a pochi”, esordisce il prof. Benedetto De Vivo, che denuncia l’intero sistema di reclutamento docenti nel nostro Paese, iniziando dal suo Dipartimento di Scienze della Terra. “Il concorso di dottorato dovrebbe essere privo di vincoli, invece, durante la selezione, incidentalmente capitano candidati di professori in Commissione, tant’è vero che si litiga per entrarci. L’ipocrisia è alla base di questo sistema in cui logiche corporative lavorano per i propri interessi. Ci si trova davanti al paradosso: chi produce tanto da permettere fondi per sette borse, viene escluso dalla possibilità di usufruire anche di una sola di esse”, prosegue. Dei ventuno dottori di ricerca con il prof. De Vivo: “posso annoverare docenti che oggi lavorano presso i migliori Istituti Scientifici al mondo: University of California Los Angeles, Università di Bristol, Virginia Tech, CDM di Cambridge. University of Shenzhen, per non parlare degli operanti in Italia: all’Osservatorio Vesuviano di Napoli, al Ministero dell’Ambiente, all’Università del Sannio ed alla Federico II. Questa è un’informazione importante che non viene divulgata per tutelare alcuni settori”. Si sta infatti battendo per posti liberi: “dove vincano i migliori, non importa se stranieri o italiani. All’estero esiste il sistema di ‘call specifiche’, secondo il principio di responsabilità diretta del docente artefice della chiamata, senza concorsi di facciata. Il mercato dei cervelli deve essere libero in entrata e in uscita. I miei ultimi dottorandi sono: ungherese, neozelandese, colombiano, iraniano e due cinesi”. Il cinese privo di assegno di ricerca ha ottenuto una borsa dal CSC, Consiglio del Governo cinese, dal quale è difficilissimo ottenere fondi: “ci è riuscito grazie al mio curriculum. Non mi sto autoelogiando, ma voglio far capire che altrove i risultati nel campo della ricerca sono importanti, qui contano poco”. Attualmente il docente mantiene accordi bilaterali con Università quali: Nanchino, Tongji a Shangai, Quingdao del Petrolio, Zeijang, Gongshang di Hangzhou, Geoscienze di Pechino e Wuhan, il Virginia Tech, l’American Museum Natural History di New York, l’Università della Tasmania in Australia e diverse altre. “Gli accordi con le Università cinesi mi hanno permesso di effettuare gratuitamente lo screening per la regione Campania e l’Italia di IPA, PCB e pesticidi, che altrimenti sarebbe stato costosissimo. Nella valutazione per l’assegnazione di borse, il beneficio apportato al proprio Paese deve pesare”. I dottorandi devono obbligatoriamente trascorrere un periodo di 18 mesi all’estero: “sto prevedendo anche scambi di studenti delle Lauree Magistrali, perché per me l’internazionalizzazione non è solo uno slogan”.
Il tre più due,
una bestialità
una bestialità
Dopo aver sottoposto il problema dottorati, ne propone la soluzione: “una selezione su base internazionale, dove si sceglie il candidato idoneo che fa domanda per una sede specifica in base al curriculum. Quando sostengo che l’Università è una scuola di malavita, lo dico perché formiamo una futura classe dirigente fatta di studenti che non cercano il merito, ma il gruppo vincente che li protegga. Lo dicevano Gaetano Salvemini e Benedetto Croce prima di me, lo dico io ora, poichè purtroppo in più di 100 anni non è cambiato nulla”.
Su altri tre punti bisognerebbe riformare il sistema Università e Ricerca per il professore: “occorrerebbe la valutazione post finanziamento dei progetti. Sul mio sito docenti è trasparente la cifra ricevuta e l’impiego della stessa. In un sistema sano si valuterebbe la riuscita del progetto precedente prima di assegnarne uno nuovo. Qui non avviene”. Nel sistema della formazione un’altra bestialità: “il tre più due, dove basterebbe una Quadriennale con i primi due anni in cui vengano impartite nozioni di cultura generale, e gli ultimi due di Specializzazione”. Ultima stoccata riguarda l’idoneità nell’area del settore scientifico disciplinare: “dipendente dalla produttività dello stesso. Questa non deve essere calcolata su un valore mediano di sottodistinzioni, ma sul valore unico mediano riguardante tutte le Scienze della Terra, per ciò che concerne l’area in cui opero”.
Allegra Taglialatela
Su altri tre punti bisognerebbe riformare il sistema Università e Ricerca per il professore: “occorrerebbe la valutazione post finanziamento dei progetti. Sul mio sito docenti è trasparente la cifra ricevuta e l’impiego della stessa. In un sistema sano si valuterebbe la riuscita del progetto precedente prima di assegnarne uno nuovo. Qui non avviene”. Nel sistema della formazione un’altra bestialità: “il tre più due, dove basterebbe una Quadriennale con i primi due anni in cui vengano impartite nozioni di cultura generale, e gli ultimi due di Specializzazione”. Ultima stoccata riguarda l’idoneità nell’area del settore scientifico disciplinare: “dipendente dalla produttività dello stesso. Questa non deve essere calcolata su un valore mediano di sottodistinzioni, ma sul valore unico mediano riguardante tutte le Scienze della Terra, per ciò che concerne l’area in cui opero”.
Allegra Taglialatela







