Due laureati in Scienze Ambientali in Cina per un Master biennale

In arrivo nuovi accordi con la Cina e conferma dei precedenti per il Dipartimento di Scienze e Tecnologie: “sono diversi anni ormai che abbiamo rapporti con le Università cinesi. Il nostro Ateneo ha firmato un accordo quinquennale, rinnovato l’anno scorso. Mentre nel primo periodo ci siamo scambiati solo qualche visita con la Beijing Normal University di Pechino (tra le prime dieci della Cina), il nuovo accordo prevede di rafforzare collaborazioni e progetti di ricerca”, spiega il prof. Sergio Ulgiati. Il Dipartimento ha firmato con la School of Enviromental di Pechino: “per un impegno particolare dedicato alla didattica in Magistrali e Dottorato, poiché in quest’ambito si iniziano a progettare collaborazioni lavorative future. La Scuola riserva al nostro Dipartimento due borse l’anno per i più meritevoli, finalizzate a seguire un Master Internazionale di studi Ambientali. In questo momento lì ci sono due nostri laureati con lode in Scienze Ambientali: Giuseppe De Angelis e Antonio Puca, partiti il primo settembre”. Durante i due anni di Master gli studenti percepiranno un salario mensile: “che servirà loro a coprire tutte le spese, ovviamente vincolato ad un buon profitto, cosa che di sicuro non avranno difficoltà a mantenere. Sono i pionieri che apriranno la strada ai prossimi laureati che verranno”. Parallelamente ci si attrezza per ospitare dottorandi cinesi in Risorse e Sviluppo Sostenibile: “ciò avverrà grazie alla collaborazione di diverse Associazioni e del Comune di Napoli, attraverso il Progetto di accoglienza e scambio Marco Polo. Nostro obiettivo: fornire quante più opportunità di lavoro è possibile ai migliori”. Tramite il Progetto, si tenta di costruire un accordo analogo a quello di Pechino, con l’Università Tecnica di Shangai: “la città più ricca e sofisticata della Cina, dove mi recherò questo mese per un convegno. L’occasione mi permetterà di illustrare il progetto”. I giovani meritevoli selezionati “seguiranno didattica in lingua inglese, ma dovranno imparare anche il cinese, durante un corso predisposto per loro, così come i dottorandi cinesi in Italia avranno docenti di italiano a disposizione, grazie ad un’aperta collaborazione con L’Orientale. L’integrazione culturale è infatti per noi un obiettivo importante quanto la ricerca scientifica”. Alla domanda ‘perché la Cina?’, il docente risponde: “attribuiamo a questo Paese un’importanza particolare, in quanto vi vediamo un forte sviluppo, dimostrato ampiamente da cambiamenti velocissimi”. Le collaborazioni però non si fermano alle Università cinesi: “abbiamo accordi aperti con l’Università UNIP del Brasile e la General Sarmiento in Argentina, in più la cattedra Fulbright consente di portare da noi un docente statunitense ogni anno. Questi accordi, sia chiaro, non sono stipulati per agevolare la fuga dei cervelli già in atto, ma servono ai nostri studenti per acquisire nuove competenze e stabilire nuovi rapporti, al fine di arricchire il nostro Paese, non svuotarlo”. Il Progetto Marco Polo vedrà la luce entro due-tre mesi: “sarà un importante ponte, atto ad agevolare lo scambio internazionale, che coinvolgerà tutte le Università campane”.
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