È opportuno “superare la compressione delle discipline di base”

“Va rivista la strutturazione del primo anno”. Il prof. Piero Salatino, ex Preside della Facoltà di Ingegneria, ora Presidente della Scuola Politecnica e delle Scienze di Base, condivide alcune delle osservazioni mosse dall’ingegnere Giuseppe Fedele. Premette: “Negli ultimi anni è un po’ calata l’attenzione sull’organizzazione della didattica, ma non certo per una volontà specifica da parte mia o dei miei colleghi. La profonda trasformazione da Facoltà in Dipartimenti ha monopolizzato l’attenzione di tutti. Ora che finalmente questa fase pare consolidata, è il momento di tornare a parlare di didattica”. Prosegue: “da tempo, non da ora, sono convinto dell’opportunità di superare la compressione delle discipline di base, penso in particolare ad Analisi matematica. La strategia potrebbe essere di ridistribuirle su tre semestri, piuttosto che su due. È una ipotesi che darebbe tra l’altro più tempo per recuperare agli studenti che arrivano all’università con lacune di base. Insomma, il tema è molto sentito e sarà certamente al centro della discussione, nell’immediato futuro. Tra l’altro, stanno per essere elette le rappresentanze studentesche in tutti gli organi, dai Consigli di Dipartimento alla Scuola. Anche col loro contributo, conto di eliminare alcune delle criticità dell’organizzazione didattica al primo anno”. 
Altra ipotesi: l’allungamento dei semestri dalle attuali tredici settimane a sedici settimane. “Anche questa è una possibilità che prendo in considerazione da tempo. Devo però anche ricordare che, quando è sembrato che fossimo vicini alla modifica, si sono levate voci critiche. Talune anche da parte studentesca. L’allungamento dei semestri determina, ovviamente, il restringimento della finestra degli esami”. Circa la possibilità di un ritorno ai corsi annuali, ecco il commento del docente: “La considero antistorica. Sarebbe un controproducente ritorno al passato. Il meccanismo del semestre, magari modificato nell’ottica alla quale facevo prima riferimento, è funzionale e garantisce vantaggi agli studenti già avviati. Sul primo anno, ripeto, si devono invece apportare alcuni correttivi”. 
Il professore Salatino commenta anche le dichiarazione dell’ingegnere Fedele che boccia impietosamente la riforma del tre più due. “Ci sono dati statistici e dicono che, salvo casi limitati, le prospettive occupazionali di Ingegneria sono massime con la laurea quinquennale. Esistono alcuni gruppi disciplinari dove un laureato triennale trova un qualche sbocco, ma sono piuttosto pochi. Il tre più due avrebbe dovuto, si disse all’epoca, incentivare l’ accesso a titoli di studio superiore da parte di chi non si sarebbe mai iscritto all’università, se i Corsi fossero rimasti quadriennali o quinquennali. Ebbene, i dati delle immatricolazioni dell’ultimo periodo ci dicono che non ha funzionato neanche sotto questo aspetto. D’altronde molti Corsi di studio hanno revisionato i propri percorsi ed hanno ormai collocato nel triennio le conoscenze di base, quelle che certo non sono in grado di formare un professionista spendibile. Mi aspetto che possano esserci in futuro percorsi triennali sempre meno connotati dal punti di vista della professionalizzazione, dal momento che sono ormai davvero pochi coloro i quali si iscrivono all’università con l’idea di fermarsi alla laurea di primo livello”.
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