Esami: il sogno del quarto appello

Aumento degli appelli d’esame e migliore distribuzione delle date l’hanno fatta da padrone all’assemblea degli studenti di Farmacia del 14 marzo. “Chi vuol fare non delega, partecipa”. Questo era l’invito rivolto dallo staff di farmaciaunina.it agli studenti affinché si ritrovassero numerosi nell’aula 7 dell’edificio di via Montesano. Una sensibilizzazione alla partecipazione attiva che, nei giorni che hanno preceduto l’incontro, ha portato a una raccolta di circa duecento firme. Tuttavia, solo una cinquantina di ragazzi ha mantenuto la parola presentandosi alla riunione. Tutti gli altri, alla fine, hanno preferito delegare. A tal proposito, non ha nascosto un po’ di amarezza la rappresentante studentesca Fabiana Criscuolo: “l’assemblea l’hanno richiesta gli studenti, quindi ci aspettavamo una partecipazione maggiore. Non è la prima volta che questo succede”. Le ha fatto da eco l’altro rappresentante, Vincent Renzo, che ha sottolineato alcuni dei punti principali del programma della giornata: “L’obiettivo di oggi è quello di raccogliere le idee di tutti e di preparare un documento condiviso per proporre al Direttore Novellino le idee trasmesse dai ragazzi. Vorremmo che fosse ripristinato il quarto appello, vorremmo aprire un appello a novembre a tutti (per ora è riservato solo a fuori corso e ripetenti) e portare avanti una discussione per averne un altro ad aprile”. Gli studenti, quindi, hanno presentato le proprie ipotesi sulle date d’esame. Qualcuno ritiene necessario il quarto appello; a qualcun altro, invece, va bene mantenere le tre sedute d’esame, a patto di una migliore distribuzione degli appelli atta ad evitare date come il 7 gennaio, dove diventa difficile conciliare le calorie delle festività natalizie con gli abbondanti manuali d’esame. Ha insistito su questo punto Francesco Salvatore Rea, del quinto anno di Farmacia: “il principale problema è la distribuzione degli esami. Ci sono tre appelli in due mesi. Tra il primo e l’ultimo appello passano solo trenta giorni. Le proposte in assemblea sono tutte giuste. Adesso bisogna vedere cosa si riesce a trarne”. A prescindere dai risultati, l’importante era comunque partecipare, come ha sottolineato una studentessa: “sono venuta stamattina perché è giusto ascoltare cose che mi riguardano in prima persona. Nel momento in cui si frequenta e si è parte di un’università, non si può affidare tutto alla telecomunicazione. Il rapportarsi e il confrontarsi è sempre importante”. Soddisfatto della riunione Giuseppe Seccia, iscritto all’ultimo anno di CTF. Poi aggiunge: “sta girando voce che fisseranno l’appello ad aprile solo per gli esami di Estrattiva e Farmaceutica II per consentire a chi non li ha sostenuti di potersi laureare a maggio. Io ho un ultimo esame, ma non è tra quei due. Credo di aver diritto anche io, come tutti, all’appello di aprile”. 
“Esami allucinanti,
poi manca il gas
nei laboratori”
Ma davvero a Farmacia l’unica cosa che non funziona sono le date d’esame? Pare di no. Giuseppe, infatti, sottolinea: “dovremmo fare molte più ore di laboratorio. Il problema è stato avanzato, ma la risposta è sempre la stessa e cioè che i fondi non ci sono. Nel frattempo, però, noi le tasse le paghiamo”. Il discorso è più ampio anche per Luigi, del terzo anno di Controllo di qualità: “vorrei un po’ di organizzazione in più a livello didattico. Parlo principalmente di lezioni e di materiale didattico. I rappresentanti si stanno impegnando in tal senso”. Si è soffermata su un esame in particolare, invece, Maura Sala, all’ultimo anno di CTF: “secondo me bisognerebbe fare qualcosa per migliorare l’impostazione della Farmaceutica. Il problema è che questa materia viene presentata come un esame mnemonico. Ho dovuto imparare almeno quattrocento strutture di farmaci che sto già dimenticando pur avendo sostenuto l’esame pochi giorni fa. Quello che mi rimane della Farmaceutica è l’apertura mentale che mi ha dato, in termini di capacità di commentare una molecola nel momento in cui mi viene presentata. La mia proposta è di sottolineare le reazioni tra la struttura chimica del farmaco e quello che si traduce come attività all’interno dell’organismo. Ne ho parlato anche con il prof. Novellino. Voglio anche sapere poche cose, l’importante è che abbia le competenze per fare il mio lavoro. Facciamo esami allucinanti e poi non abbiamo il gas nei laboratori”. È quasi completamente soddisfatta, invece, Teresa, quinto anno fuori corso di Farmacia: “problemi veri e propri non ce ne sono: c’è una buona organizzazione, i servizi sono concentrati in un’unica sede, i professori sono quasi tutti disponibili. Avrei da chiedere solo dei corsi di perfezionamento per la professione. C’è troppa teoria e poca pratica”.
Ciro Baldini
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