Fisico medico, “il mestiere del futuro”

“Alla Federico II da quattordici anni è attivata la Specializzazione in Fisica Medica, unica Scuola del Sud Italia. Corsi del genere si trovano solo nelle isole, ce ne sono tre in Sicilia e due in Sardegna, e nel centro-Nord della penisola”, spiega il professor Giuseppe Roberti, docente di Fisica Medica a Medicina. La Scuola, di durata quadriennale, a numero chiuso, accoglie i laureati in Fisica. Si basa più sulla pratica che sulla teoria: “il settanta per cento dei CFU è dedicato al tirocinio. Si tratta di un percorso professionalizzante incentrato su attività pratiche svolte sia presso il Policlinico che in altri quattro poli periferici”. L’obiettivo è formare un fisico che abbia competenza delle questioni mediche: “in grado di poter comunicare e cooperare adeguatamente con i professionisti della sanità”. La specializzazione può favorire un più agevole inserimento nel mondo del lavoro: “la situazione lavorativa dei fisici è complicata. Spesso sono sottopagati o svolgono mansioni poco gratificanti. Questo del fisico medico è il mestiere del futuro”. Il prof. Roberti, in qualità di moderatore, ha avuto modo di trattare le caratteristiche e gli obiettivi di questa disciplina anche in occasione della Giornata Internazionale della Fisica Medica che, in Campania, è stata celebrata alla Federico II. Tra i partecipanti, il prof. Paolo Russo, il quale, a margine del suo intervento, ha rimarcato l’importanza di questi studi in ambito universitario: “non è impensabile che in futuro ci possa essere anche un Corso di Laurea in Fisica Medica, necessario per formare una figura professionale di cui il Sud ha particolarmente bisogno”. Il pomeriggio di studi è stato organizzato dalla Sezione Campana dell’Associazione Italiana di Fisica Medica (AIFM) e dalla Scuola di Specializzazione che si occupa di questa disciplina, che hanno deciso di rispondere all’invito formulato dalla IOMP, l’organizzazione internazionale di Fisica Medica. Fisici provenienti da varie strutture ospedaliere e di ricerca si sono ritrovati nell’aula grande dell’edificio 10 del Policlinico collinare per condividere esperienze e risultati delle attività svolte. La data scelta per questo evento non è stata casuale, come ha spiegato il prof. Russo: “è stato scelto il 7 novembre come giorno di questo incontro per celebrare l’anniversario della nascita di Marie Sklodowska-Curie, premio Nobel per la Fisica nel 1903. Quel premio non fu da lei mai ritirato perché, come ho scoperto successivamente, lei, in quanto donna, a quei tempi non poteva parlare in pubblico”. Nel corso del suo intervento, il docente, che nell’ateneo federiciano si occupa di Fisica applicata ai beni culturali e ambientali, alla biologia e alla medicina, ha mostrato ai presenti le caratteristiche della rivista ufficiale dell’AIFM: “Physica medica è il sito di riferimento dell’associazione. Nel 2012 la rivista ha registrato circa ventunomila download. L’importanza che questo sito sta avendo nella comunicazione scientifica ci ha indotti anche a organizzare convegni su come si scrive un articolo e su come si fa per pubblicarlo”. Hanno seguito l’incontro circa cinquanta studiosi tra fisici (in netta maggioranza), tirocinanti, dottorandi. Dopo gli interventi di apertura dei docenti, la parola è passata a professionisti del settore provenienti da varie strutture campane (CNR di Napoli, la Fondazione G. Pascale, l’Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino). I fisici hanno parlato di trattamenti radioterapici, di dosimetria, di protezione del paziente e di tanto altro. Questa disciplina ha così ritrovato una città che, come ha ricordato ancora il professor Russo, ha da sempre un peso rilevante nella sua storia: “l’origine della Fisica Medica nel mondo è a Napoli. Il primo fisico medico è stato Giovanni Alfonso Borelli, autore, tra i vari scritti, del Motu Animalium nel quale lo studioso applica anche principi della Fisica galileiana”.
C.B.
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