al dott. Italo Giudicianni, direttore del Centro Interdipartimentale Metodologie Chimico-Fisiche, riceviamo un ricordo, in memoria del prof. Gaspare Barone.
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“Non dura più di un anno la memoria di chi muore in questo nostro secolo”. Recita così un passo di una poesia di Nazim Hikmet quando comunica alla moglie la sua condizione di prigioniero politico condannato a morte. Un atto disperato e bugiardo il suo, gridato per lenire e tentare di porre una scadenza temporale al dolore di chi resta.
Invero, il ricordo di una persona cara, che sia struggente o sereno, può non lasciarci mai nel corso della nostra esistenza. E’ rimasto, infatti, più che mai vivo in noi il ricordo di Gaspare Barone scomparso lo scorso anno in una calda giornata d’estate. Era un docente di Chimica della Università Federico II, amico e compagno di vita vissuta per quanti, come me, lo conoscevano da tempo immemorabile. Una morte, la sua, inaccettabile, divenuta poi inevitabile, attesa, forse anche evocata nei momenti più drammatici della malattia. Ora lo ricordiamo sereni e consapevoli di aver perduto un segmento importante della nostra vita. Gaspare era più di tutti noi l’uomo di valori semplici, veri e fondamentali. Caparbiamente altruista, rappresentava un esempio di genuina e rara bontà, in un mondo spesso chiuso e indifferente. Didatta attento e scrupoloso, amava i suoi studenti e gli studenti amavano lui, ed ora che non c’è più essi si sentono in diritto di chiamarlo affettuosamente Gaspare: una innocente trasgressione per esprimergli, assieme a noi, amici storici, un sentimento indelebile di gratitudine e riconoscenza velato di malinconia.
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“Non dura più di un anno la memoria di chi muore in questo nostro secolo”. Recita così un passo di una poesia di Nazim Hikmet quando comunica alla moglie la sua condizione di prigioniero politico condannato a morte. Un atto disperato e bugiardo il suo, gridato per lenire e tentare di porre una scadenza temporale al dolore di chi resta.
Invero, il ricordo di una persona cara, che sia struggente o sereno, può non lasciarci mai nel corso della nostra esistenza. E’ rimasto, infatti, più che mai vivo in noi il ricordo di Gaspare Barone scomparso lo scorso anno in una calda giornata d’estate. Era un docente di Chimica della Università Federico II, amico e compagno di vita vissuta per quanti, come me, lo conoscevano da tempo immemorabile. Una morte, la sua, inaccettabile, divenuta poi inevitabile, attesa, forse anche evocata nei momenti più drammatici della malattia. Ora lo ricordiamo sereni e consapevoli di aver perduto un segmento importante della nostra vita. Gaspare era più di tutti noi l’uomo di valori semplici, veri e fondamentali. Caparbiamente altruista, rappresentava un esempio di genuina e rara bontà, in un mondo spesso chiuso e indifferente. Didatta attento e scrupoloso, amava i suoi studenti e gli studenti amavano lui, ed ora che non c’è più essi si sentono in diritto di chiamarlo affettuosamente Gaspare: una innocente trasgressione per esprimergli, assieme a noi, amici storici, un sentimento indelebile di gratitudine e riconoscenza velato di malinconia.








