L’Inghilterra “l’Eden dei farmacisti preparati”

“Ridefinire il ruolo del farmacista alla luce di un nuovo sistema sanitario” è l’imperativo che ha condotto all’incontro del 22 aprile, voluto fortemente dalla rappresentanza studentesca e dal Dipartimento di Farmacia. “The role of Pharmacist in Europe” è il titolo, aperto al confronto con le diverse esperienze e realtà dell’Unione Europea. “Abbiamo organizzato questa giornata perché ci sono diverse problematiche da affrontare. Il nostro Corso di Laurea, anni fa una novità, è oggi diventato desueto”, afferma con convinzione il Direttore del Dipartimento Ettore Novellino. Cambiano infatti i ruoli e gli interessi del settore sanitario: “Fino a poco fa tutto doveva essere gestito a livello ospedaliero, ma questo sistema non può reggere, a causa dei costi. Oggi si sta passando alla domiciliarizzazione di patologie croniche per il monitoraggio di terapie”. Questa è la nuova frontiera su cui i farmacisti devono orientarsi: “Una terapia è efficace se c’è un’adeguata aderenza da parte del paziente, che dev’essere seguito dal farmacista durante il regime. Esistono infatti malattie asintomatiche, spesso collegate ad una mancata volontà di aderenza alla terapia. Ecco perché è necessario il controllo”. Per la genesi di un nuovo sistema sanitario “non si può prescindere dall’Unione Europea, visto che il nostro Corso di Laurea è riconosciuto in tutti i Paesi appartenenti”, sottolinea il Direttore. 
I cambiamenti sono già in atto, lo dimostra il Presidente dell’Associazione Europea delle Farmacie di Comunità-PGEU (Pharmaceutical Group of European Union) Maximin Liebl: “all’inizio conoscevamo solo il farmacista preparatore, poi dispensatore, fino ad arrivare oggi a quello che si prende cura del paziente. La sfida più grande che ci attende è, infatti, quella di mantenere ed ampliare la nostra professionalità. La pratica della dispensazione deve rimanere al centro della nostra professione, ma non dev’essere l’unica”. La farmacia dei prossimi decenni avrà caratteristiche diverse: “Ci aspettiamo un aumento dell’accesso ai farmaci e della loro sicurezza (per evitare che vengano contraffatti, come spesso succede) ed una maggiore libertà di azione”. Liebl prende ad esempio il Portogallo, “dove il farmacista ha la possibilità di somministrare il vaccino al paziente, dietro prescrizione medica. I medici inizialmente erano molto contrari, per il pericolo shock anafilattici. Paura infondata: non si è verificato nessun caso del genere”. In Italia non siamo a questi livelli, ma qualche passo avanti sull’autonomia è stato fatto: “Oggi si può sostituire il farmaco consigliato dal medico con un altro, che contiene gli stessi princìpi ad un prezzo più conveniente. In altri Paesi non è ancora possibile”. Per superare la frontiera ed esercitare la professione nell’Unione, è cambiato il riconoscimento delle qualifiche: “Occorrono: una laurea conseguita dopo cinque anni di studi, sei mesi di tirocinio certificati, la buona conoscenza della lingua del Paese in cui si vuole esercitare e l’acquisizione della Carta Professionale Europea, che facilita il passaggio tra i vari Stati”. 
In rappresentanza di quattro Paesi, ospiti internazionali sono stati incaricati di mostrare la propria realtà professionale ai futuri farmacisti: dalla Germania Susanna Lueer, dall’Olanda Mieke van Hattum, dalla Spagna Ana Garcia Moraleja e Alain Cennamo dall’Inghilterra. “In Germania puoi aprire una farmacia dove vuoi, ma una su quattro dev’essere la principale. Nelle nostre farmacie lavorano il professionista ed il tecnico commerciale. L’esercizio della professione è vincolato a quattro anni di studi più uno di pratica”, spiega Lueer, farmacista all’Università di Jena. I tedeschi sono più scrupolosi degli italiani per quel che riguarda le ricette. “La ricetta richiede tempo, perché bisogna analizzare con il paziente se ha realmente necessità della terapia, il farmacista deve controllarlo tramite un rapporto di consulto continuo”.
Moraleja, che lavora a Valencia, racconta le differenze tra la farmacia del suo Paese e la nostra: “Da noi in Spagna si chiama Oficina de Farmacia e si tratta di una struttura privata ad interesse pubblico. Il farmacista non è proprietario, ma deve essere sempre presente”. Anche in Spagna ruoli diversi tra farmacista e tecnico: “Il titolare dev’essere laureato, non può occuparsi di più farmacie e deve abitare dove si trova la sua Oficina. Il tecnico non è laureato, ma ha seguito un corso di due anni. Si occupa essenzialmente della vendita di prodotti di parafarmacia”.
Cennamo riscuote un grande successo per la sua dettagliata relazione sull’Inghilterra, Paese definito “l’Eden dei farmacisti preparati”, nel quale si è trasferito nel 2007, dopo la laurea alla Federico II nel 2003. Oggi vive a Manchester, dove esercita la professione. Alain descrive un ingranaggio inglese perfetto, che dal Corso di Studi conduce immediatamente al lavoro, dove “non c’è posto per i ‘figli di’ o per i privilegi, solo il merito paga e lo stipendio è legato alle capacità di ciascuno”. Parte dal percorso di studi: “L’iscrizione a Farmacia in Inghilterra è vincolata dal numero chiuso stabilito a livello governativo. Oggi è fissato a 110 posti. Dal primo anno di College ci si impegna nelle materie che potranno servire per la scelta futura e durante l’estate si segue uno stage in una farmacia comunitaria”. Come accedere allo stage? “Si valutano i voti nelle materie: Chimica, Matematica e Biologia e il Personal Statement, ovvero la passione e l’interesse verso la disciplina. Segue la Recommendation da un tutor, una prova scritta ed un colloquio motivazionale”. Attenzione: mai dimostrare che Farmacia è una seconda scelta. “Il colloquio serve appunto a verificare la reale motivazione che ti spinge verso il nostro lavoro. Non c’è spazio per chi risponde ‘papà ha una farmacia’ o ‘ho fatto domanda a Medicina e mi è andata male’”. Durante gli studi, simulazioni e visite in ospedale: “ad esempio, un finto paziente si presenta con dei sintomi e bisogna fare una diagnosi”. 
“1.500 euro
 ai tirocinanti”
Ultimo step: il tirocinio, “che si può svolgere in ospedale, in farmacia o presso un’industria. Durante questo il praticante compila un diario con i progressi raggiunti, firmato dal tutor mensilmente. Ogni tirocinante viene pagato 1.500 euro netti al mese dal Sistema Sanitario Nazionale”, segue un boato di studenti increduli, abituati a pregare per ottenere un tirocinio gratuito. “In Inghilterra c’è un rapporto strettissimo tra il Farmacista e il SSN, che paga il primo e ne riceve utili servizi, come lo snellimento di pratiche che qui in Italia si svolgono solo in ospedale”, spiega. In più il farmacista non è un semplice dispensatore, “ma può diventare prescrittore. Lo trovi nella corsia dell’ospedale a fare diagnosi insieme al medico, non nel sottoscala, e se è bravo diviene primario”. Dopo studi e tirocinio, arriva il momento di aprire una farmacia. Come si fa? “Mediante la legge della domanda di salute. Si chiede all’Unità Sanitaria Locale se c’è esigenza di una nuova farmacia nella zona in cui si desidera aprire. Dopo le dovute verifiche, l’Unità dà responso positivo solo se c’è un effettivo bisogno”. Infatti la liberalizzazione in Inghilterra è controllata e guai a fare i furbi. “Anche la condotta dei farmacisti viene strettamente sorvegliata dall’Ordine, che radia gli appartenenti all’albo in caso di frode o prescrizione senza ricetta”. Cennamo conserva la parte più avvincente del racconto per il gran finale, sapendo che la meraviglia degli astanti per il paese dei balocchi sarebbe esplosa in un fragoroso applauso. “Vogliamo parlare degli stipendi? Un neolaureato guadagna 3.000 euro al mese, io che ho esperienza 4.500 euro netti, e lavoro quattro giorni la settimana”. L’obiezione “è un Paese caro” non regge. “Non crediate che tutta l’Inghilterra abbia un costo della vita elevato. Solo Londra è insostenibile, al contrario Manchester è di sicuro meno cara di Napoli”.
Allegra Taglialatela
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