Tra giovedì 15 e lunedì 19 giugno, quasi tutti i docenti dell’Università Federico II, via posta elettronica, hanno avuto notizia di ciò che già sapevano tutti: il prof. Luigi Labruna, Preside di Giurisprudenza da 7 anni (dal primo novembre ‘93) e Presidente del CUN (da dicembre ‘97), è ufficialmente candidato alla carica di Rettore per il quinquennio 2001-2006. Con la comunicazione è giunto anche il programma del candidato: fitto e onnicomprensivo dello stato attuale e futuro dell’università napoletana e italiana. Praticamente c’è di tutto.
Il programma
“Una rinnovata forma di coinvolgimento istituzionale, una semplificazione dell’agire amministrativo, un’organizzazione per dicasteri e un Forum istituzionale -(un nuovo organismo dunque, n.d.r.)- un’architettura funzionale che favorisca l’attività di programmazione e di indirizzo politico, che abiliti i Poli sia a sviluppare una spiccata autonomia, sia un vero processo di decentramento istituzionale. Ma salvaguardando alta tradizione ed unitarietà”. Ancora: “creare rapporti sistematici e continui con le altre università, gli enti locali e le imprese”. Per le Facoltà e i Dipartimenti Labruna prevede “competenze differenziate, ma anche semplificazioni e snellimento, per ridurre i tempi di intervento”. Segue: “l’informatizzazione per promuovere un’autonomia decentrata. Una presenza costante e competente li dove si prendono le decisioni strategiche sulle politiche di ricerca e sui relativi finanziamenti, anche realizzando una struttura di rappresentanza a Bruxelles da accreditare ufficialmente presso le istituzioni comunitarie”. Attenzione a “riequilibrare il sistema universitario della regione innanzitutto attraverso una piena e corretta attuazione della legge sui megatenei”. I giovani: “l’ingresso in Europa impone livelli e standard di innovazione del sistema della ricerca e della formazione allineato ai parametri dei paesi più avanzati. Il futuro dei nostri giovani si gioca in una dimensione multinazionale”. Di qui la proposta di “un’agenzia di collocamento con il mondo del lavoro, l’organizzazione di Scuole, Centri di eccellenza, corsi Master e corsi post-laurea; il potenziamento e il riequilibrio degli organici, l’avviamento dei giovani alla ricerca e all’insegnamento”. Infine, un richiamo ai grandi principi dell’università: “la centralità della didattica e della ricerca, il diritto allo studio, il rispetto delle diversità ideologiche, politiche e religiose e il pluralismo delle culture e delle scienze”. E l’edilizia: “necessaria a consentire efficienti allocazioni definitive per strutture oggi in evidente sofferenza (Agraria, Architettura, Veterinaria)”.
“Sono convinto che molti colleghi hanno le caratteristiche per farlo (il Rettore, n.d.r.). Non so però al momento quanti sono disponibili”. Ma il curriculum che nel programma indica per il futuro candidato sembra esserselo cucito addosso: “il Rettore non deve essere espressione né di un Polo, né di una Facoltà per quanto grande (Scienze?, 25% del corpo elettorale del Federico II, n.d.r.), né di un gruppo, ma deve essere portatore di un consenso ampio e diffuso” (pag. 4 del programma) deve avere: “al suo attivo esperienza di rapporti internazionali e collegamenti estesi ed autorevoli; deve potenziare l’interazione con istituzioni non solo italiane, ed alimentare scambi di conoscenza e metodologie didattiche e scientifiche con università e ricerca di ogni Paese”. Infine, deve avere: “autorevoli esperienze accademiche e istituzionali”. Cioè lui: Luigi Labruna. O comunque qualcuno che abbia un curriculum simile.
Una candidatura che parte
da lontano
“Sono convinto che molti colleghi hanno le caratteristiche per farlo (il Rettore, n.d.r.). Non so però al momento quanti sono disponibili”. Ma il curriculum che nel programma indica per il futuro candidato sembra esserselo cucito addosso: “il Rettore non deve essere espressione né di un Polo, né di una Facoltà per quanto grande (Scienze?, 25% del corpo elettorale del Federico II, n.d.r.), né di un gruppo, ma deve essere portatore di un consenso ampio e diffuso” (pag. 4 del programma) deve avere: “al suo attivo esperienza di rapporti internazionali e collegamenti estesi ed autorevoli; deve potenziare l’interazione con istituzioni non solo italiane, ed alimentare scambi di conoscenza e metodologie didattiche e scientifiche con università e ricerca di ogni Paese”. Infine, deve avere: “autorevoli esperienze accademiche e istituzionali”. Cioè lui: Luigi Labruna. O comunque qualcuno che abbia un curriculum simile.
Una candidatura che parte
da lontano
Ed eccolo, in breve, il curriculum del Preside di Giurisprudenza. 63 anni, napoletano, studi perfezionati in Germania, lauree honoris causa alle università di Besancon, Varsavia e Torun, medaglia al merito della facoltà di Gottingen, medaglia d’oro dei benemeriti della cultura e della scienza, membro del consiglio scientifico dell’Enciclopedia Italiana e del Comitato di Presidenza del CNR. Ha insegnato nelle facoltà giuridiche di Nizza e Alessandria d’Egitto. È stato Rettore all’Università di Camerino.
Come nasce questa candidatura? “Nasce da varie parti. Dalla storia dell’Ateneo, dal percorso dell’autonomia, dal Senato Accademico Integrato e da uno Statuto molto moderno e molto equilibrato. Un gruppo di colleghi che lavorarono a questo Statuto a cui partecipai anch’io, mi hanno sollecitato”. Una candidatura che parte da lontano, allora? “No. La candidatura è nuova, è la riflessione che parte da lontano”. Ma se ne parlava da tempo, da circa un anno. Del resto anche Tessitore partì con largo anticipo, 1 anno e mezzo prima. Labruna giunge invece quasi ai due anni. “Ci vuole prudenza. I cambiamenti sono tanti, è cambiato il regolamento! Oggi il rettore scade automaticamente e l’elezione diventa un ricambio naturale e non traumatico. Del resto fu Ateneapoli con l’intervista nell’ottobre scorso a candidarmi”. O a scovare una candidatura covata da tempo. Quale sarà la strategia elettorale? “La lettera aperta di programma. Innanzitutto. Che delinea un modo di essere nell’università e per l’università. Indica alcuni punti irrinunciabili. Ci sono alcune proposte e valori condivisibili. Su quelli chiedo di dibattere, auspico sui programmi e sulla storia dei candidati”. “Ho già avuto il primo incontro ufficiale con il Preside Pelagalli e con il Corpo docente della Facoltà di Veterinaria il 15 giugno. C’era un’aula piena, segno che la voglia di discutere è molta. Nei tempi dovuti incontrerò i docenti di tutte le facoltà. Con la lettera ho detto, io sono disponibile. Ora attendo riscontri”. Riscontri che già ci sono, come conferma lo staff del Preside-candidato. Un eccellente staff di segreteria della Presidenza, con i dottori Daniela Piccioni e Luise prima di tutti che hanno già riscontrato risposte via e-mail alla lettera del Preside ed attestazioni di stima.
Dunque, ancora un Rettore di una piccola facoltà? Così, non avendo una facoltà forte alle spalle, potrebbe meglio rappresentare l’interesse generale dell’Ateneo? Molti infatti temono la grande facoltà, la sua forza ed influenza. “No. Il Rettore non deve essere espressione di una grande facoltà, di un Polo o di un gruppo di persone. Ma l’espressione di un programma condiviso e una personalità disponibile a portarlo avanti. Non parlerei però di Giurisprudenza come di una piccola facoltà; per dimensioni, per storia e numero di studenti iscritti:27.000, un quarto dell’intero ateneo”.
I punti principali del programma? Le idee forti. “Valori, recupero di uno spirito di corpo, di un ateneo che significa molto nella storia della città e dell’università italiana essendo uno dei maggiori e più antichi del mondo. Capace anche di incidere nella società”. C’è spazio anche per l’utopia. “Un po’ di utopia ci deve essere a guidare la nostra vita. Ma la concretezza del programma è su punti importanti. Ad essi si deve unire il recupero di una dignità e di un orgoglio dell’essere professori, ricercatori, operatori del nostro Ateneo”.
I Poli: quanta autonomia è disposto a dare il candidato Labruna? “In questo momento è un punto centrale. I Poli debbono avere una forte autonomia e un forte senso di unità dell’ateneo. Tutte e due esigenze essenziali da soddisfare”.
Tessitore ha fissato per Statuto un limite ai mandati di Rettore, Presidi e Direttori di Dipartimento: 5 anni il primo, non più di due mandati per gli altri. Cosa ne pensa? “Il mandato rettorale è a termine. Concordo. Sia per evitare tentazioni, sia per un ricambio fisiologico. Così anche al CUN ho chiesto un solo mandato, di 4 anni, non rinnovabile. Che scade il 22 dicembre 2001”. Una coincidenza, meno di due mesi dopo l’insediamento del Rettore a Napoli. Quali le tappe e le strategie della sua campagna elettorale? “Disponibilità massima ad incontrare docenti, rappresentanti, studenti, personale tecnico”. Utopia e concretezza. Rettore, ma con quali fondi? “I budget sono autonomi ma impoveriti. Abbiamo perso la cassa madre, il Ministero che copriva eventuali esigenze. Ora ci dovremo dare da fare anche in proprio. Ho letto con grande soddisfazione che il ministro Zecchino ha chiesto 4.000 miliardi per gli atenei. Finalmente l’università viene posta al centro della nazione”.
Nel suo programma dice che il candidato a Rettore non deve essere l’espressione di un solo Polo, o di un solo gruppo di facoltà. Perché? Teme una candidatura unitaria del Polo scientifico, con 850 voti e il 45% degli aventi diritto? “Il rettore deve essere il candidato dell’ateneo. Ho sentito di voci di colleghi autorevolissimi che potrebbero candidarsi. Sono persone che hanno la mia simpatia da sempre. Questo è un ateneo che ha grandi ricchezze dunque non mi meraviglierei se altri colleghi volessero dare la loro passione ed impegno. Al momento, però, mi pare che nessun altro abbia dato la sua disponibilità”.
Come nasce questa candidatura? “Nasce da varie parti. Dalla storia dell’Ateneo, dal percorso dell’autonomia, dal Senato Accademico Integrato e da uno Statuto molto moderno e molto equilibrato. Un gruppo di colleghi che lavorarono a questo Statuto a cui partecipai anch’io, mi hanno sollecitato”. Una candidatura che parte da lontano, allora? “No. La candidatura è nuova, è la riflessione che parte da lontano”. Ma se ne parlava da tempo, da circa un anno. Del resto anche Tessitore partì con largo anticipo, 1 anno e mezzo prima. Labruna giunge invece quasi ai due anni. “Ci vuole prudenza. I cambiamenti sono tanti, è cambiato il regolamento! Oggi il rettore scade automaticamente e l’elezione diventa un ricambio naturale e non traumatico. Del resto fu Ateneapoli con l’intervista nell’ottobre scorso a candidarmi”. O a scovare una candidatura covata da tempo. Quale sarà la strategia elettorale? “La lettera aperta di programma. Innanzitutto. Che delinea un modo di essere nell’università e per l’università. Indica alcuni punti irrinunciabili. Ci sono alcune proposte e valori condivisibili. Su quelli chiedo di dibattere, auspico sui programmi e sulla storia dei candidati”. “Ho già avuto il primo incontro ufficiale con il Preside Pelagalli e con il Corpo docente della Facoltà di Veterinaria il 15 giugno. C’era un’aula piena, segno che la voglia di discutere è molta. Nei tempi dovuti incontrerò i docenti di tutte le facoltà. Con la lettera ho detto, io sono disponibile. Ora attendo riscontri”. Riscontri che già ci sono, come conferma lo staff del Preside-candidato. Un eccellente staff di segreteria della Presidenza, con i dottori Daniela Piccioni e Luise prima di tutti che hanno già riscontrato risposte via e-mail alla lettera del Preside ed attestazioni di stima.
Dunque, ancora un Rettore di una piccola facoltà? Così, non avendo una facoltà forte alle spalle, potrebbe meglio rappresentare l’interesse generale dell’Ateneo? Molti infatti temono la grande facoltà, la sua forza ed influenza. “No. Il Rettore non deve essere espressione di una grande facoltà, di un Polo o di un gruppo di persone. Ma l’espressione di un programma condiviso e una personalità disponibile a portarlo avanti. Non parlerei però di Giurisprudenza come di una piccola facoltà; per dimensioni, per storia e numero di studenti iscritti:27.000, un quarto dell’intero ateneo”.
I punti principali del programma? Le idee forti. “Valori, recupero di uno spirito di corpo, di un ateneo che significa molto nella storia della città e dell’università italiana essendo uno dei maggiori e più antichi del mondo. Capace anche di incidere nella società”. C’è spazio anche per l’utopia. “Un po’ di utopia ci deve essere a guidare la nostra vita. Ma la concretezza del programma è su punti importanti. Ad essi si deve unire il recupero di una dignità e di un orgoglio dell’essere professori, ricercatori, operatori del nostro Ateneo”.
I Poli: quanta autonomia è disposto a dare il candidato Labruna? “In questo momento è un punto centrale. I Poli debbono avere una forte autonomia e un forte senso di unità dell’ateneo. Tutte e due esigenze essenziali da soddisfare”.
Tessitore ha fissato per Statuto un limite ai mandati di Rettore, Presidi e Direttori di Dipartimento: 5 anni il primo, non più di due mandati per gli altri. Cosa ne pensa? “Il mandato rettorale è a termine. Concordo. Sia per evitare tentazioni, sia per un ricambio fisiologico. Così anche al CUN ho chiesto un solo mandato, di 4 anni, non rinnovabile. Che scade il 22 dicembre 2001”. Una coincidenza, meno di due mesi dopo l’insediamento del Rettore a Napoli. Quali le tappe e le strategie della sua campagna elettorale? “Disponibilità massima ad incontrare docenti, rappresentanti, studenti, personale tecnico”. Utopia e concretezza. Rettore, ma con quali fondi? “I budget sono autonomi ma impoveriti. Abbiamo perso la cassa madre, il Ministero che copriva eventuali esigenze. Ora ci dovremo dare da fare anche in proprio. Ho letto con grande soddisfazione che il ministro Zecchino ha chiesto 4.000 miliardi per gli atenei. Finalmente l’università viene posta al centro della nazione”.
Nel suo programma dice che il candidato a Rettore non deve essere l’espressione di un solo Polo, o di un solo gruppo di facoltà. Perché? Teme una candidatura unitaria del Polo scientifico, con 850 voti e il 45% degli aventi diritto? “Il rettore deve essere il candidato dell’ateneo. Ho sentito di voci di colleghi autorevolissimi che potrebbero candidarsi. Sono persone che hanno la mia simpatia da sempre. Questo è un ateneo che ha grandi ricchezze dunque non mi meraviglierei se altri colleghi volessero dare la loro passione ed impegno. Al momento, però, mi pare che nessun altro abbia dato la sua disponibilità”.
Ingegneria
e Medicina
attendono un
Rettore da decenni
e Medicina
attendono un
Rettore da decenni
Come valuta questo dibattito elettorale per la Presidenza del Polo Umanistico, che vede Lettere spaccata su due candidati? “Ho la sensazione di un dibattito ricco. Non di spaccature. La Facoltà di Lettere, sono certo, ci aiuterà a trovare il modo di darci una indicazione. Sono comunque due eccellenti candidati. A Giurisprudenza incontreremo il 26 Cantillo e il 17 Barbagallo”. Circola una battuta, che come tale va valutata: ‘Labruna sarà il solo elettore a cui sarà consentita la doppia preferenza’.
Ingegneria attende un suo Rettore da prima della guerra, Scienze dopo 7 anni di gestione Tessitore vuole tornare in gioco (forte anche dei suoi 400 voti); Medicina, terza facoltà dell’ateneo per corpo docente (oltre 200-220 voti) dopo 24 anni di “esilio”vuole tornare a far sentire il suo peso e tornare e dire la sua sulle elezioni e nel dibattito dell’ateneo. Cosa risponde? “Anche Giurisprudenza attende da molto. Ma non è qui il problema. Nel programma riconosco le giuste esigenze di tutte le facoltà. Ho proposto una gestione unitaria, con il lavoro di squadra e un Forum istituzionale: un nuovo organismo, che dovrà controllare e governare la gestione dell’ateneo. Oltre la squadra dei Delegati. Il Forum è un’idea forte che sostituisce il corpo accademico che oggi non esiste più”.
Cosa c’è di vero nel futuro dell’ateneo nelle mani della triade di Vallo della Lucania: Armido Rubino, Luigi Labruna, Federico Rossi. “Sono nato a Napoli ma ho vissuto l’infanzia e il periodo della guerra in quel paese. E sono onorato di essere cilentano. Rubino è un Preside autorevole e Rossi un amico che però nelle vicende universitarie non interviene. Ma sono almeno 11 Presidi ad essere d’accordo sul mio programma”. Ha già spaccato il Polo scientifico, allora? “No. Io non spacco nulla. Credo nel programma e nell’unità di intenti”.
Professori associati e ricercatori. In molti attendono da decenni il riconoscimento dello stato giuridico ed il passaggio di carriera finora inutilmente inseguito. Cosa può dire loro? “I colleghi associati e ricercatori sanno che ci sono documenti approvati con il mio voto. Io non faccio promesse. Ci sono i documenti del CUN che parlano da soli. E i colleghi associati sono docenti a pari titolo”. Intanto, Giurisprudenza è la Facoltà con il più basso numero di supplenze affidate ai ricercatori. Per onor di cronaca.
Rettore anche per anagrafe? Lei ha 63 anni, il suo potenziale concorrente (Trombetti) 50-51. “No. Fare il Rettore non è un fatto generazionale ma di esperienza. I colleghi valutano la storia , l’esperienza, il curriculum. No, non ci sono limiti di età, tranne che per fare il Presidente della Repubblica”. Ma lì, si dice, già concorre Tessitore.
Paolo Iannotti
Ingegneria attende un suo Rettore da prima della guerra, Scienze dopo 7 anni di gestione Tessitore vuole tornare in gioco (forte anche dei suoi 400 voti); Medicina, terza facoltà dell’ateneo per corpo docente (oltre 200-220 voti) dopo 24 anni di “esilio”vuole tornare a far sentire il suo peso e tornare e dire la sua sulle elezioni e nel dibattito dell’ateneo. Cosa risponde? “Anche Giurisprudenza attende da molto. Ma non è qui il problema. Nel programma riconosco le giuste esigenze di tutte le facoltà. Ho proposto una gestione unitaria, con il lavoro di squadra e un Forum istituzionale: un nuovo organismo, che dovrà controllare e governare la gestione dell’ateneo. Oltre la squadra dei Delegati. Il Forum è un’idea forte che sostituisce il corpo accademico che oggi non esiste più”.
Cosa c’è di vero nel futuro dell’ateneo nelle mani della triade di Vallo della Lucania: Armido Rubino, Luigi Labruna, Federico Rossi. “Sono nato a Napoli ma ho vissuto l’infanzia e il periodo della guerra in quel paese. E sono onorato di essere cilentano. Rubino è un Preside autorevole e Rossi un amico che però nelle vicende universitarie non interviene. Ma sono almeno 11 Presidi ad essere d’accordo sul mio programma”. Ha già spaccato il Polo scientifico, allora? “No. Io non spacco nulla. Credo nel programma e nell’unità di intenti”.
Professori associati e ricercatori. In molti attendono da decenni il riconoscimento dello stato giuridico ed il passaggio di carriera finora inutilmente inseguito. Cosa può dire loro? “I colleghi associati e ricercatori sanno che ci sono documenti approvati con il mio voto. Io non faccio promesse. Ci sono i documenti del CUN che parlano da soli. E i colleghi associati sono docenti a pari titolo”. Intanto, Giurisprudenza è la Facoltà con il più basso numero di supplenze affidate ai ricercatori. Per onor di cronaca.
Rettore anche per anagrafe? Lei ha 63 anni, il suo potenziale concorrente (Trombetti) 50-51. “No. Fare il Rettore non è un fatto generazionale ma di esperienza. I colleghi valutano la storia , l’esperienza, il curriculum. No, non ci sono limiti di età, tranne che per fare il Presidente della Repubblica”. Ma lì, si dice, già concorre Tessitore.
Paolo Iannotti







