Le riflessioni degli insegnanti Influenzati dalla tv e scoraggiati

“L’insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l’insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il paese di domani”. È una famosa citazione di Piero Angela che illustra il delicato ruolo che i docenti sono chiamati a ricoprire.
Negli spazi antistanti l’edificio dei Centri Comuni, nei corridoi lungo i quali sono collocati gli stand informativi e tra le aule colorate che ospitano i seminari è tutto un girovagare e un vociare di maturandi che chiacchierano tra loro, si scambiano dépliant e brochure o semplicemente approfittano di un paio di giorni di festa a scuola. Ed eccoli lì, tra gli studenti, i docenti che li guidano in file ordinate e li accompagnano nelle aule o agli stand di maggiore interesse in base alle loro inclinazioni, suggerendo, talvolta, le domande da porre. Secondi solo ai genitori, gli insegnanti conoscono bene speranze, paure, passioni, attitudini e reali capacità dei propri alunni, oltre ad avere un’idea più lucida e concreta di quello che è il mercato del lavoro italiano in questo delicato momento storico in cui molti giovani provano ad inventare da soli un mestiere o si lasciano fuorviare dalla televisione e dalla rete.
“Insegno in un istituto alberghiero – spiega la prof.ssa Veronica De Stefano, dell’Istituto ‘G. Rossini’ di Napoli – e la sensazione è che i miei studenti possano avere prospettive di lavoro più ampie. In questo momento, in Italia, rispetto ad altri settori, la ristorazione va per la maggiore e lo stesso vale per il turismo. La figura professionale alla quale guarda la maggior parte dei miei allievi è lo chef. Nella loro scelta sono un po’ troppo influenzati dalla televisione. Sento nominare in continuazione chef famosissimi come Cracco e Cannavacciuolo”. E se non guasta che gli studenti si ispirino a modelli positivi è pur vero che spesso perdono di vista il senso della realtà perché “non è questo il lavoro che andranno a fare, non subito. Il nostro consiglio è di guardare le cose da una prospettiva più ampia”. 
“Noto che i ragazzi sono molto, molto confusi”, dice Luciana Palmieri, docente dell’Istituto Statale Magistrale ‘Virgilio’ di Pozzuoli. Concorda la collega Eliana Terminiello: “Trovo che nella scelta dell’università si facciano influenzare un po’ troppo dai consigli degli amici. In questo particolare momento, il mondo del lavoro è un’incognita e non sfugge agli studenti che le materie scientifiche tirino di più e forse nell’immediato futuro avranno migliori risultati. Lo stesso non può dirsi per le materie linguistiche. Dico questo nonostante io sia un’insegnante di lingue”. Una preoccupazione di molti docenti è l’esterofilia che si respira tra i banchi: “molti miei studenti esprimono la loro esigenza di dover andare all’estero. Questo non mi piace. Potrebbero dare davvero tanto al nostro Paese, ma sono sfiduciati”, racconta la prof.ssa De Stefano. Diversamente la prof.ssa Palmieri: “Dico loro di andare fuori. Anche i miei figli stanno studiando all’università e da madre è questo il suggerimento che do loro. Forse all’estero potranno trovare un tipo di vita più semplice e a misura d’uomo”. “Avendo studiato lingue sono un’esterofila, ma rimanendo qui e credendoci magari miglioreranno questa Italia”, chiosa la prof.ssa Terminiello.
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