Mafalda deve restituire 8.200 euro all’Edisu!

È’ un primato di cui certo non ne va fiera: dover restituire la cifra più alta all’Edisu Napoli 1 – intorno agli 8.200 euro – per aver intascato, a detta dell’Ente, quattro anni di borse di studio pur non avendo i requisiti di merito. Mafalda Scotto Lavina, laureata nel febbraio 2004 in Scienze della Formazione Primaria al Suor Orsola Benincasa, non ci sta e – insieme ad altre trenta persone che, come lei, ritengono di non aver barato nell’autocertificazione – si lancia in una battaglia legale contro l’Edisu. “Se gli studenti dimostreranno – carte alla mano – di aver ragione, nulla sarà dovuto”, assicura Lorenzo Varano, commissario dell’Ente.
Quello di Mafalda non è un caso isolato, ma la punta di un iceberg che ha coinvolto oltre seicento studenti, alcuni dei quali colti in fallo per aver mentito nelle autocertificazioni presentate negli anni passati. “Non io”, si difende Mafalda Scotto Lavina. La borsa di studio riscossa il primo anno di università – siamo nel 1999 – è ciò che l’Edisu le contesta: “mi accusano di aver dichiarato una semestralità in più. Per l’Ente, quindi, non avevo i requisiti di merito. Di conseguenza, poiché ho dichiarato il falso, è venuto meno anche il diritto di usufruire delle altre borse di studio percepite sino alla laurea. Che, invece, soddisfacevano tutti i requisiti richiesti”.
Mafalda, però, è stata tratta in inganno dal bando di concorso. “Il testo – racconta la dottoressa – riportava due termini diversi entro cui conseguire la semestralità: un primo, in scadenza il 10 agosto, valido per tutti gli studenti ed un altro, fissato al 30 novembre, solo per gli iscritti al primo anno. Ebbene, l’esame l’ho sostenuto effettivamente dopo il 10 agosto, ma perché all’epoca ero una matricola e ritenevo, così, di rientrare nella seconda scadenza, quella di novembre”. 
Mafalda, pertanto, sa di aver agito in perfetta buona fede. Come lei anche Fabiola Scotto D’Antuono – che deve restituire 5.200 euro – Alessia Schiano Di Scioarro – in debito di 6.500 euro – ed altre persone per un totale di circa trenta casi. Trenta studenti che hanno deciso di adire le vie legali ed affidare all’avvocato Michele Dulvi Corcione il compito di patrocinare la loro causa. Unica la loro linea di difesa: la poca chiarezza del bando di concorso.
In ogni caso, ciò che lascia perplessi è il ritardo con cui l’Ente di tutela al diritto allo studio abbia agito. Il caso di Mafalda, infatti, risale addirittura ad un episodio del 1999. Non c’è prescrizione? “La questione si trascina da tempo – spiega il commissario Varano – L’Edisu effettua controlli a campione ogni anno. La richiesta di alcuni di questi rimborsi, quindi, si riferisce ad una situazione pregressa”. L’Ente, dunque, ha provato a temporeggiare, “perché, per legge, in presenza di dichiarazioni mendaci lo studente è tenuto a rimborsare il doppio della cifra erogata, è soggetto a sanzioni penali, è escluso da altri benefici. Accertata la frode, stavamo valutando il da farsi per essere ‘meno cattivi’”. Poi l’ordine della Magistratura ad agire e l’invio delle missive agli studenti contenenti le tre pene citate da Varano. 
Per l’Ente, allora, a salire sul banco degli imputati è il sistema di autocertificazione. “È la legge che ce la impone – ribadisce il prof. Varano – ed alcuni studenti fanno i furbi, barando sui requisiti di reddito e di merito: dichiarano di essere fuorisede quando non lo sono, si attribuiscono esami che non hanno ancora sostenuto, attestano redditi più bassi di quelli reali”. Ma c’è anche il risvolto buono della medaglia: “È lo stesso sistema dell’autocertificazione che ci consente di essere rapidi nei controlli dei requisiti e, quindi, nell’erogazione delle borse. Come accaduto quest’anno, con l’Edisu Napoli 1 ad essere stato l’unico ente in Italia ad aver già assegnato le borse”. Peccato, però, che proprio per l’anno accademico 2004/05 l’Edisu abbia pagato un numero decisamente inferiore di borse di studio – meno del 50% degli idonei – rispetto agli altri anni. “Abbiamo potuto usare solo i nostri fondi, a differenza del passato allorché potevamo contare su una serie di finanziamenti. Con quei soldi all’epoca siamo riusciti a coprire anche il 100% delle richieste”, le parole di Varano.
All’Edisu – che avrebbe voluto evitare la pioggia di ricorsi – non resta che aspettare. “Tocca agli studenti dimostrare la loro innocenza”, taglia corto il  commissario Varano. Che lascia come unico spiraglio la possibilità di un pagamento rateizzato, “da dilazionare in un numero di anni diversi a seconda dei casi”. 
Paola Mantovano
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