Il Preside che vorremmo

Priorità e problemi da affrontare. Ma anche le caratteristiche che il nuovo Preside dovrà avere per governare la Facoltà di  Lettere nei prossimi tre anni. Sanare l’emergenza spazi ma anche restituire alla Facoltà centralità e prestigio: sono i due obiettivi da perseguire secondo i Presidenti dei Corsi di Laurea che abbiamo ascoltato.
“Il nuovo Preside dovrà ridare centralità alla Facoltà. In questo momento storico tutto ciò che è cultura umanistica, è messo in secondo piano. Da qui il bisogno di potenziarla e rivalutarla”. E’ quanto sostiene Stefano Manferlotti, Presidente del Corso di Laurea specialistica in Lingue. No alla figura del preside- burocrate: “credo – commenta Manferlotti – che chi succederà a Nazzaro dovrà essere sì un manager – perché a questo lo obbliga la legge- ma deve possedere, innanzitutto, le giuste caratteristiche culturali. Come dire, ognuno faccia il suo mestiere, l’Università non potrà essere mai assimilata ad un’azienda; resta, per fortuna, il luogo dove si produce e si trasmette sapere e, come tale, io vorrei che il prossimo Preside,  chiunque esso sia, riducesse la burocrazia al minimo”. Per il prof. Francesco Aceto, Presidente del Corso di Laurea in Archeologia e Storia delle Arti, colui che sarà eletto Preside dovrà dimostrarsi una persona capace di coniugare l’aspetto manageriale – necessario per gestire la Facoltà in una fase di ulteriori trasformazioni- e un elevato profilo culturale per poterla rappresentare al meglio nell’ambito dell’Ateneo sia nel rapporto con le università italiane. Tanti i problemi da affrontare. “Abbiamo drammatiche carenze di spazi per i Corsi di laurea e per lo svolgimento delle lezioni. E poi occorrono nuove attrezzature, tenuto conto che l’ordinamento didattico richiede che vengano impartiti gli insegnamenti informatici. Alcuni, specialmente nell’ambito archeologico, hanno bisogno di strutture più sofisticate rispetto a quelle adottate da altri Corsi di Laurea”. Dello stesso avviso è Antonio Saccone, Presidente della laurea specialistica in Filologia Moderna: “sicuramente i maggiori problemi della Facoltà sono di carattere organizzativo. Far funzionare una macchina così complessa non è per niente facile. La situazione degli spazi diventerà ancora più drammatica, quando la specialistica funzionerà a pieno ritmo non basteranno più le piccole aule di cui disponiamo. Ora gli iscritti sono pochi- ma già il mio Corso registra cinquanta presenze e a marzo si laureano altri ventitré studenti-. E siamo ancora al primo anno”. Un’altra questione da affrontare: riordinare il nuovo ordinamento. “Il sistema dei crediti su base quattro – ammette Saccone – ha portato ad una frammentazione degli esami. Ecco perché diventa necessario un lavoro di omogeneizzazione e ricucitura delle varie falle da parte del nuovo Preside che non invidio per il lavoro che lo attende. Per affrontarlo c’è bisogno di decisionismo ma occorre anche saper calibrare e moderare i toni quando necessario”. Critico il prof. Giuseppe Acocella, Presidente del Corso di Laurea in Scienze del Servizio Sociale: “penso che il prossimo Preside debba interpretare in modo diverso il suo ruolo. Si deve voltare decisamente pagina,  rispetto all’andamento della Facoltà negli ultimi anni”. L’identikit del Preside: “deve sapersi assumere tutte le responsabilità del ruolo – è inammissibile che si faccia lo scaricabarile, demandando gli impegni ad altri (al Presidente di Polo, al Rettore, ai Direttori di Dipartimento o ai Presidenti di Corso di Laurea)-. Deve conoscere appropriatamente il contesto normativo regolamentare dell’Università e verificare che gli sbocchi didattici siano corrispondenti alle esigenze del mercato lavorativo”. Il Preside –aggiunge Acocella- “deve saper valutare le tendenze che rafforzano le proposte formative e riequilibrare il rapporto tra corpo docente e singoli Corsi. Ad esempio, il mio Corso, che garantisce opportunità occupazionali ed ha un grande numero di iscritti, è penalizzato per i pochi docenti che vi afferiscono”. 
“Armonizzare
le varie anime 
della Facoltà”
“E’ fondamentale che si arrivi ad una soluzione definitiva  dell’endemica carenza di spazi. Per alcuni Corsi di Laurea di nuova istituzione ci sono grosse difficoltà- afferma il professor Roberto Delle Donne, Presidente del Corso di Laurea in Storia triennale. La revisione  della didattica in funzione di ciò che il mercato lavorativo impone: un altro aspetto da affrontare. E’ chiaro che questa è un’incombenza dei Corsi di Laurea – puntualizza il professore- ma anche il Preside dovrà fare la sua parte. Oltretutto deve avviare un’armonizzazione delle varie anime ed identità culturali della Facoltà. Ricerca e valutazione: “tutte le attività svolte sono soggette a valutazione e sulla base di questa vengono assegnate le risorse. Il problema è che i criteri sono orientati sugli standard delle facoltà tecnico – scientifiche. Noi abbiamo esigenze diverse, di cui chi verrà dovrà farsene carico”. 
“Quali caratteristiche dovrà avere il Preside? Francamente non mi pongo il problema. Non credo che esista un candidato ideale. Quello che conta è come riuscirà a fronteggiare i problemi aperti che, a mio giudizio, non sono pochi”. E’ il commento di Marco Meriggi, Presidente della specialistica in Storia. “Penso che si comincerà a capire di più solo quando i candidati – (Arturo De Vivo ed Eugenio Mazzarella, ndr.) – presenteranno i loro programmi”.
La prof. Adele Nunziante Cesaro, Presidente del Corso di Laurea in Psicologia dei Processi Relazionali e dello Sviluppo, individua nella “trasparenza”, nella “capacità di cogliere le esigenze specifiche dei vari corsi di laurea” e nella volontà di istituire “Commissioni realmente operative che istruiscano e discutano i cambiamenti che arrivano dal Ministero”, le caratteristiche che dovrà avere il nuovo Preside.
“Sono un vecchio ordinario della Facoltà, di cui ho seguito le vicende fin dal 1980, e penso che sia opportuno una linea di continuità attenta al nuovo”, afferma il prof. Ugo Maria Criscuolo, Presidente del Corso di Laurea triennale in Lettere Classiche. Il rapporto con gli studenti: “occorre un dialogo costruttivo” ma – si riferisce alla vertenza che ha visto opposti gli studenti del Collettivo e la Facoltà- “non si possono sopportare irruzioni nel Consiglio di Facoltà o durante le lezioni”. 
Elviro Di Meo 
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