Un ciclo di seminari sulla storia della sinologia

“Proviamo a raccontare storie di persone o gruppi che, in un periodo storico molto diverso dal nostro in cui però la globalizzazione era già iniziata, arrivarono in Cina e dovettero capire come imparare e addirittura insegnare la lingua, con pochissimi mezzi. Furono loro i creatori dei primi dizionari e delle grammatiche, così come di altri metodi di studio che in modo più o meno creativo ed efficace contribuirono alla conoscenza e alla diffusione di questa lingua”.

Il prof. Emanuele Raini riassume così il senso ultimo ‘Storie di come imparammo il cinese. Dizionari, grammatiche, mappe: tra missione e avventura’, un ciclo di seminari iniziato il 30 marzo che si è posto l’obiettivo di ripercorrere le tappe principali della storia della sinologia, con particolare attenzione all’arco temporale compreso tra le dinastie Ming e Qing (fine XVI – inizio XVIII secolo), in cui rientra, nemmeno a dirlo, lo stesso Matteo Ripa, missionario e fondatore nel 1732 del Collegio dei Cinesi, oggi L’Orientale.

Sono sei gli appuntamenti totali – l’ultimo agli inizi di maggio – arricchiti dalla presenza di diversi ospiti: oltre allo stesso Raini e alla prof.ssa Maria Luisa Paternicò in rappresentanza dell’Ateneo, ci sono Gabriele Tola (Università di Perugia), Silvana Maiello (Università per Stranieri di Siena), Mattia Marconi, Paolo De Troia, Federico Masini (Roma, Sapienza).

Ancora il docente: “sono storie molto avventurose che spesso iniziano e finiscono con viaggi pericolosi e parlano dell’incontro/scontro tra le due culture, europea e asiatica, che possono essere fonte di ispirazione per tutti, soprattutto in un periodo in cui è bene ricordare che le differenze si incontrano nel dialogo”. I tre interventi iniziali sono stati dedicati a un francescano, Basilio Brollo, oggetto anche di un’attività di disseminazione del progetto Prin Pnrr 2022 denominato Chin-Dictionary (Tola è stato il Principal Investigator, Raini lo è stato a livello locale, per L’Orientale).

Durante un altro incontro, quello che ha avuto luogo il 31 marzo, il professore ha raccontato in solitaria la storia di un altro dizionario: “lo si dà per disperso, ma forse non lo è del tutto” – all’appuntamento si è dato il titolo ‘Misteri di un Bello Vocabulario. Indagine sul perduto dizionario cinese-europeo di Matteo Ricci’. Nell’ultima occasione, ancora Raini parlerà di come per secoli “abbiamo tradotto e compreso la lingua cinese attraverso l’alfabeto latino, allo scopo di dargli un aspetto più familiare rispetto ai caratteri cinesi che ci sembrano così diversi”. Indifferibile, poi, il riferimento a Matteo Ripa: “ne parleremo Masini ed io, ha avuto un ruolo importantissimo, essendo stato il primo a fondare una scuola in Europa dove si insegnava il cinese”.

L’ultima battuta del docente, sempre protagonista di iniziative trasversali e accattivanti, provoca un salto temporale dal 1700 ai giorni nostri, nel tentativo di identificare strumenti contemporanei che, accanto a dizionari e grammatiche redatti in altre epoche, aiutino a imparare il cinese: “penso a uno degli ultimi seminari che ho organizzato su scrittura rap e slang poetry in cinese o mischiando cinese e italiano; di strumenti ne abbiamo tanti che possono favorire l’apprendimento di un’altra lingua e l’espressione di sé, la stessa scrittura in cinese e la musica, in primis.

Aggiungo che andrebbero integrati sempre di più nelle accademie e nei luoghi di formazione, anche perché possono offrire un ulteriore supporto: contrastare paura e diffidenza, e unire personalità e culture diverse”.

Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli

Ateneapoli – n.6 – 2026 – Pagina 40

- Advertisement -




Articoli Correlati