A breve la prima missione di Fede 1224 D, la barca laboratorio confiscata agli scafisti

Nell’ultima settimana di luglio, oppure al più tardi a settembre, Fede 1224 D sarà impegnata nella sua prima missione di ricerca. È il veliero del tipo Oceanis 381 affidato all’Ateneo federiciano dal Tribunale di Siracusa, che ha una storia tutta da raccontare. Si chiamava ‘Julia’ ed era stata fermata e sequestrata, in acque siciliane, nel 2023 dagli uomini della Guardia di Finanza che a bordo trovarono 71 migranti, tra cui 16 donne e 16 minori, di nazionalità prevalentemente afghana e iraniana. Persone che fuggivano da scenari di guerra e che per cercare una nuova vita e un futuro avevano pagato agli scafisti 10mila dollari a testa.

Confiscata dall’autorità giudiziaria, l’imbarcazione fu affidata alla Federico II su richiesta del prof. Paolo Masi, all’epoca Direttore protempore del Caisial (Centro per l’innovazione e lo sviluppo dell’industria alimentare), con la collaborazione dei professori Leopoldo Repola e Vincenzo Morra.

A seguito di sentenza definitiva della Corte d’Appello di Catania, la barca è stata poi definitivamente affidata all’Ateneo. Nell’aprile 2024 è stata trasferita a Napoli da uno skipper d’eccezione, il prof. Guido D’Urso, del Dipartimento di Agraria. Giunta nel capoluogo campano, l’Ateneo ha provveduto a sistemarla e a reimmatricolarla con targa Fede 1224 (l’anno di fondazione dell’Università). I Dipartimenti federiciani coinvolti sono Farmacia, Biologia, Scienze della Terra.

Oggi Fede 1224 è ormeggiata presso la Lega navale di Bacoli grazie alla collaborazione del Comune bacolese amministrato dal sindaco Josi Della Ragione. Collaborazione avviata già da qualche anno perché a Bacoli, e in particolare a Villa Ferretti, bene confiscato alla criminalità, l’Ateneo ha una propria sede. Le attività logistiche e operative che hanno permesso di affidare la barca all’Ateneo sono state coordinate dal capitano della Guardia di Finanza Raffaele Rosano, che quando Fede 1224 è stata presentata alla stampa dal Rettore Matteo Lorito si è detto “orgoglioso di aver partecipato a questa operazione che per me ha un valore anche personale, perché sono un ex studente federiciano”.

In quella occasione il comandante del Reparto di Standardizzazione navale della Guardia di Finanza Raffaele Scognamiglio ha sottolineato, in particolare, “l’importanza della collaborazione fra istituzioni”. Quali ricerche saranno condotte a bordo di Fede1224? Risponde il prof. Repola: “La barca sarà in gestione al Dipartimento di Scienze della Terra, ma in maniera condivisa con gli altri Dipartimenti che ne avranno bisogno per rafforzare le strategie di ricerca sulle discipline del mare. Abbiamo già alcune collaborazioni in corso”. Spiega: “Da diversi anni portiamo avanti studi di geo-archeologia in Sicilia, nel mare tra Avola, Vendicari, Capo Passero e Punta delle Formiche.

Lì c’è una zona fortemente sismica ed esposta ai venti e alle mareggiate. Impieghiamo laser scanner, droni, fotocamere e dispositivi subacquei per realizzare copie digitali della linea di costa e dei fondali. Adesso iniziamo una ricerca sulla posidonia ed abbiamo incluso anche una zona diversa della costa, quella del canale di Procida e di Vivara”. In questo contesto, la disponibilità di Fede 1224 sarà preziosa.

“Diventerà una barca laboratorio con varie strumentazioni necessarie a portare avanti le ricerche, per esempio i sensori, e computer a bordo per trattare i dati che elaboreremo. Una imbarcazione maneggevole, economica, perché potremo navigare senza la necessità di un equipaggio di assistenza e senza i costi del carburante, ed ecologica. Noi svolgiamo tanti studi sugli effetti dei combustibili fossili sui cambiamenti climatici ed è significativo portare avanti le ricerche tra Procida e Vivara su una barca a vela e non a motore”. Tutto (o quasi) è pronto, dunque, per la prima missione.

“Sono in corso le procedure di acquisto delle strumentazioni e per questo oggi non sono in grado di garantire che Fede 1224 inizierà la sua attività di ricerca già a luglio. Bisogna che si aggiudichino gli appalti e che arrivino e si montino i sensori e le altre attrezzature”. La rotta, in ogni caso, è tracciata.
Fabrizio Geremicca

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Ateneapoli – n.9-10 – 2026 – Pagina 5

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