Il Festival di Politica Internazionale, organizzato dai professori Paolo Wulzer e Raffaele Nocera, ha vissuto la sua seconda edizione il 13 e 14 maggio nel cortile di Palazzo Giusso, dov’è stata allestita una tensostruttura. La manifestazione ha discusso dell’attuale disordine mondiale partendo dalla crisi dell’egemonia statunitense (e di tutti i suoi inevitabili riverberi), per arrivare a quella del diritto internazionale, sempre più messo all’angolo dalla forza. Sono stati proprio i due organizzatori e il Rettore, il prof. Roberto Tottoli, ad aprire i lavori.
Tra gli ospiti si segnalano personalità come Pasquale Ferrara, Laura Carpini, Daniele Pasquinucci, Ana Covarrubias e Dorotea Lopez Giral. Ateneapoli ha contattato proprio Wulzer, per un sunto su quanto accaduto.
Di segno positivo, tanto in termini di affluenza che di qualità del confronto, il bilancio di questa edizione: “Siamo molto soddisfatti – ha detto il prof. Wulzer – su entrambi i fronti. Grazie anche al formato, più compatto – è durato un giorno e mezzo – c’è stato un alto flusso di partecipanti durante tutte le sessioni. Abbiamo avuto ospiti italiani e internazionali che hanno contribuito in modo sostanziale a offrire agli studenti chiavi di letture e prospettive sull’attuale disordine mondiale”.
Il tema scelto, ‘Crisi americane, crisi globali’, ha attraversato dialoghi, confronti e tavole rotonde. Il filo conduttore che ha legato tutti questi momenti: “Siamo partiti dal collegamento tra crisi americane e globali, appunto come recita il titolo, cioè dal deficit di egemonia degli Stati Uniti che si riflette sull’ordine internazionale. Volente o nolente, viviamo in un mondo costruito e plasmato dagli USA, con tutte le contraddizioni del caso.
Negli ultimi anni, però, è venuto meno il suo ruolo guida, da un lato per le crisi domestiche e per le direzioni che ha assunto la politica estera americana, dall’altro anche per la crescita di nuovi attori. Ebbene, il venir meno di questo ruolo egemonico di Washington ha prodotto un mondo frammentato che è sicuramente l’inizio di un nuovo ordine internazionale i cui contorni, tuttavia, faticano ancora a emergere”.
Direttamente connesso a quest’orizzonte di discussione, l’altro grande filone: “la fase drammatica del diritto internazionale, che i giuristi hanno presentato tramite un’ottica di salvaguardia di ciò che c’è di buono nel sistema di norme. È chiaro che siamo in un momento in cui la forza del diritto sta lasciando il passo al diritto della forza, fatto che preoccupa seriamente tutti noi”.
Il Festival, mettendo assieme studiosi, rappresentanti istituzionali e ospiti internazionali, ha garantito un ritorno di immagine al Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, di cui il docente è Direttore.
“Deriva innanzitutto dalla rete di partenariati che ha sostenuto questo Festival, ovvero IILA (organizzazione italo-latinoamericana), Ministero degli Affari Esteri, Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale (MSOI), Comune di Napoli, Società Italiana di Storia Internazionale.
La scelta di tenere la manifestazione nel cortile, inoltre, credo abbia giocato un ruolo importante nella mobilitazione. Siamo in un periodo di esami, intenso, ma ciononostante la partecipazione degli studenti è stata alta – non so se sarebbe accaduto lo stesso se avessimo organizzato il Festival in un’aula”.
L’obiettivo è dare continuità nel futuro prossimo: “il nostro Dipartimento studia la contemporaneità da tanti punti di vista. Quindi questi momenti sono lo specchio di ciò che siamo e ci teniamo a dare ancora vita a iniziative del genere”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.9-10 – 2026 – Pagina 21








