Il momento della scelta universitaria è uno dei bivi più delicati nella vita di uno studente delle scuole superiori. Tra le mille opzioni disponibili, l’area economica continua ad attrarre l’interesse di tantissimi giovani, affascinati dalla sua versatilità e dalle ampie prospettive di inserimento nel mercato del lavoro.
Ma cosa significa, concretamente, studiare Economia oggi in Campania? Quali competenze si acquisiscono e verso quali direzioni professionali ci si può orientare? Per rispondere a queste domande e superare i pregiudizi che spesso accompagnano la scelta, abbiamo raccolto le testimonianze di tre professionisti successo, laureati presso Atenei campani, che hanno intrapreso percorsi lavorativi profondamente differenti, ma uniti da una forte spinta all’innovazione sul territorio.
Il momento della scelta e la scommessa sul territorio. La prima grande decisione che un diplomato si trova ad affrontare riguarda non solo il ‘cosa’ studiare, ma anche il ‘dove’. “A dire il vero, non ho mai avuto dubbi sul fatto che avrei studiato a Napoli e alla Federico II: diversi amici erano già partiti e sentivo dire che studiare qui non avesse nulla in meno rispetto a quelli che dichiaravano Milano come meta ideale”, esordisce Luigi Chinese, oggi imprenditore e fondatore di Meetweb.
Un legame che ha guidato anche Edoardo Giaquinto, Marketing Manager di MegaRide, il quale ricorda: “Ho sempre voluto restare a Napoli e la Federico II è stata la mia prima scelta. Ammetto che ero a un passo dall’iscrivermi a Fisica, poi mi ha affascinato capire come marketing e strategia possano trasformare l’innovazione tecnologica in valore. È lì che ho scelto Economia!”.
La scommessa si rivela vincente anche per chi, inizialmente, temeva un gap di riconoscibilità rispetto agli atenei del Nord. Simmaco Riccio, Dottore Commercialista e Partner di BLB Studio Legale, ammette infatti: “La scelta di Economia è nata più per inclinazione che per ragionamento: amavo i numeri e intravedevo prospettive ampie. Alla Parthenope sono arrivato quasi per caso, ma ho trovato un percorso solido e articolato. Temevo che un Ateneo del Sud contasse meno: un pregiudizio che lo studio ha smentito”.
Il bivio della specializzazione e le competenze per l’innovazione. Superato l’impatto con il percorso triennale, le scienze economiche si aprono a una pluralità di ramificazioni: dal management alla finanza, dal marketing alla fiscalità e al diritto. Trovare la propria strada significa intercettare le proprie passioni e metterle al servizio del cambiamento. Per Chinese l’amore per la materia è stato immediato e pragmatico: “La mia prima lezione mi piacque tantissimo. In aula ebbi un’autentica ‘epifania’: restai folgorato dalla discussione sui principi del marketing”.
Nel caso di Giaquinto, decisivo è stato l’incontro precoce con l’innovazione del territorio: “Ho avuto l’opportunità di entrare molto presto nel mondo del lavoro, affiancando a studi tradizionali l’esperienza in MegaRide. È lì che ho capito che il marketing era il punto d’incontro tra tecnologia, impresa e persone, così me ne sono innamorato!”.
Per chi invece possiede una forma mentis analitica, la specializzazione si delinea attraverso la gestione della complessità giuridica e societaria: “La specializzazione decisiva è stata la fiscalità: mi hanno attratto complessità e interdisciplinarità. Tre armi segrete dall’università: il metodo interpretativo, la visione economico-aziendale e la capacità di mettere a sistema esperienze diverse, dalla ricerca all’impresa, imparando di continuo”, spiega Riccio.
Il passaggio cruciale: dall’aula al mercato del lavoro. La transizione dall’ambiente protetto delle aule universitarie alla realtà lavorativa rappresenta il momento più temuto dai giovani. Eppure, le università campane dimostrano di saper gettare ponti solidi verso l’esterno.
Chinese racconta come il suo ingresso nella professione sia stato naturale e privo di tempi morti: “Il mio percorso si è sviluppato in continuità, quasi senza accorgermene, grazie alla proposta di collaborazione avanzata dal mio professore in sede di laurea, che mi ha consentito di iniziare l’indomani del festeggiamento per la lode direttamente in ufficio”.
Anche per Giaquinto la chiave è stata la convergenza immediata tra teoria e pratica: “Università e lavoro si sono intrecciati fin da subito, ho vissuto l’università mentre lavoravo su problemi reali di comunicazione e posizionamento tecnologico, più divertente di così!”. C’è anche chi, come Riccio, ha scelto una strada di ‘andata e ritorno’: “Mi sono attivato per tempo: già all’università ho cercato stage e formazione; i primi passi li ho mossi fuori dalla Campania e all’estero. Sono poi tornato con un solido bagaglio professionale, scegliendo di costruire qui la mia carriera. La resistenza maggiore è stata una gavetta lunga e paziente”.
Il valore della versatilità e l’impatto sul territorio. Oggi, le carriere dei tre professionisti dimostrano la versatilità della formazione economica, capace di incidere profondamente sul tessuto produttivo locale. Chinese ha scelto la strada del supporto alle aziende del territorio: “Oggi, nel mio ruolo di Senior Partner, coordino l’area strategica guidando un team dedicato allo sviluppo di progetti innovativi. La formazione economica mi supporta nell’assicurare che ogni azione generi valore misurabile”, precisa. Dal punto di vista delle startup, Giaquinto traduce l’innovazione in strategie di mercato: “Lavoro a stretto contatto con i reparti tecnici, cercando di tradurre complessità ingegneristiche in un linguaggio comprensibile e utile per il mercato e per le decisioni strategiche, è proprio in questi frangenti che si crea valore”.
Una visione d’insieme che è fondamentale anche per l’attività del commercialista moderno: “Il valore non sta nelle tabelle o nei bilanci, ma nella capacità di governare operazioni complesse – M&A, riorganizzazioni, dossier cross-border – tenendone insieme tutti i profili. La formazione economica mi aiuta proprio qui: leggere l’impresa oltre il numero, comprendendone l’impatto reale”, rimarca Riccio.
Consigli per il futuro. Qual è il segreto per fare della propria carriera universitaria un’esperienza di valore? Chinese invita a vivere questi anni con una mentalità aperta ed entusiasta: “Il consiglio è vivere l’esperienza universitaria senza l’ansia del voto, accogliendo le diverse opportunità con curiosità e affrontando lo studio non come un obbligo, ma come un’opportunità di crescita”. Per Giaquinto, la parola chiave è l’attivismo all’interno dell’ecosistema, ovvero “Vivere l’università a pieno, sfruttando associazioni, team di approfondimento, junior enterprise e realtà simili di cui oggi le università sono piene”.
Infine, Riccio lancia una sfida stimolante: “Il mio consiglio controcorrente: cerca la complessità. Scegli ciò che è difficile e interdisciplinare, perché lì si costruisce davvero valore. E non vedere il Sud come un limite: parti pure per formarti, anche all’estero, ma sappi che poi puoi tornare e costruire qui qualcosa di solido”.
Luca Genovese
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Ateneapoli – n.13-14 – 2026 – Pagina 6








