“La Federico II deve diventare una comunità ancora più forte, aperta e internazionale”

È la prima immagine che conserva della lunga campagna elettorale appena conclusa: il volto dell’Università Federico II nelle sue tante sfaccettature. Laboratori di eccellenza, Dipartimenti all’avanguardia, ma anche criticità da affrontare e una comunità accademica desiderosa di partecipare.

Andrea Mazzucchi, 60 anni, ordinario di Filologia della Letteratura italiana e tra i maggiori studiosi italiani di Dante, è il nuovo Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II per il sessennio 2026-2032. Eletto al primo turno con 1.680 preferenze, guarda già oltre il risultato elettorale e immagina un Ateneo capace di consolidare il proprio prestigio scientifico senza perdere la dimensione umana.

“La campagna elettorale è stata impegnativa, ma soprattutto un’occasione straordinaria di conoscenza – racconta – Ho incontrato persone di grandissima qualità, animate da un forte senso di appartenenza e dalla volontà di contribuire concretamente alla crescita dell’Università.

Ho conosciuto eccellenze, ma anche realtà che chiedono interventi e miglioramenti. Ovunque ho trovato disponibilità al dialogo, anche da parte della componente studentesca, con cui il confronto è stato sempre sereno e costruttivo”.

“Un’Università di queste dimensioni non si governa da soli”

La parola che ricorre più spesso nel suo linguaggio è ‘comunità’. Non un semplice slogan, ma il metodo con cui intende guidare uno dei più grandi Atenei d’Europa. Per Mazzucchi il Rettore non può essere una figura solitaria. “Un’Università di queste dimensioni non si governa da soli.

Si governa ascoltando. Per questo i primi mesi saranno dedicati a costruire un confronto stabile con Direttori di Dipartimento, Presidenti delle Scuole, studenti e personale tecnico-amministrativo. Voglio una governance realmente partecipata, nella quale le decisioni siano il risultato dell’ascolto e del confronto”.
Accanto al dialogo, tra le priorità figurano la semplificazione amministrativa e il miglioramento della qualità della vita universitaria.

“La burocrazia non è un problema tecnico, è un problema che incide direttamente sulla ricerca e sulla didattica. Ogni ora sottratta inutilmente a un ricercatore è un’ora sottratta alla produzione di conoscenza. Dobbiamo digitalizzare i processi, ridurre i passaggi inutili e utilizzare anche l’intelligenza artificiale per automatizzare le attività ripetitive, lasciando alle persone il tempo di fare ciò che soltanto le persone possono fare”.

Il terzo pilastro del suo mandato saranno gli studenti. “La qualità di un’Università si misura prima di tutto dalla qualità della vita di chi la frequenta. Per questo lavoreremo sul diritto allo studio, sugli spazi, sulle residenze universitarie e sul benessere psicologico. Gli studenti devono sentirsi parte di una comunità e non semplicemente utenti di un servizio”.

Tra le priorità indica l’ampliamento degli spazi di studio, il prolungamento degli orari delle biblioteche, il rafforzamento dei servizi digitali e una maggiore valorizzazione dell’esperienza di SINAPSI.

“Essere internazionali significa essere scelti”

Mazzucchi guarda però anche oltre i confini dell’Ateneo e rilancia il ruolo del sistema universitario campano: “La competizione tra Università non può trasformarsi in contrapposizione. Voglio costruire fin da subito rapporti di collaborazione con tutti i Rettori della Campania.

Il sistema accademico regionale e meridionale deve continuare a essere un motore di innovazione e sviluppo. Abbiamo ancora troppi giovani che non arrivano alla laurea e dobbiamo lavorare insieme per aumentare il numero dei laureati e creare le condizioni perché possano scegliere di restare o di tornare nel Mezzogiorno”.

L’internazionalizzazione, nella sua visione, non coincide con la semplice crescita degli accordi Erasmus: “Essere internazionali significa essere scelti. Dobbiamo migliorare l’accoglienza di studenti e ricercatori stranieri, rafforzare i corsi in lingua inglese, partecipare alle grandi reti europee della ricerca e valorizzare la vocazione mediterranea della Federico II. Vorrei che Napoli diventasse una delle città universitarie più attrattive d’Europa”.

Dopo una lunga stagione di Rettori provenienti dalle discipline scientifiche, la guida della Federico II torna a un umanista. Una definizione che il neo-Rettore ridimensiona subito.

“Non mi considero il Rettore delle discipline umanistiche. Vorrei essere il Rettore dell’interdisciplinarità. La filologia mi ha insegnato a comprendere la complessità senza semplificarla. Oggi le grandi sfide – dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità, dalla salute alla transizione energetica – possono essere affrontate solo facendo dialogare medicina, ingegneria, economia, diritto e scienze umane”.

Anche sull’intelligenza artificiale il suo approccio rifugge tanto gli entusiasmi quanto i timori. “L’IA è già parte della nostra quotidianità. Sarebbe un errore subirla, ma anche demonizzarla.

La Federico II ha tutte le competenze per diventare un laboratorio nazionale di innovazione responsabile. Dobbiamo utilizzarla per migliorare ricerca, didattica e amministrazione, senza rinunciare alla capacità critica. L’Università deve formare persone capaci di governare queste tecnologie, non di esserne governate”.

Nel programma trova spazio anche una nuova idea di campus. Mazzucchi immagina sedi universitarie sempre più integrate con la città, più sicure e ricche di servizi: “Monte Sant’Angelo, San Giovanni, il Centro Storico e tutti gli altri Poli devono diventare veri campus, vissuti anche oltre l’orario delle lezioni.

L’Università deve contribuire a progettare la città in cui vive e aprirsi sempre di più ai cittadini, con biblioteche, musei, festival culturali, attività sportive e iniziative nei quartieri”.

Sul piano amministrativo confermata la fiducia all’attuale Direttore Generale, Alessandro Buttà, che ha un contratto con scadenza alla fine del 2027: “lavoreremo insieme per un anno e mezzo, poi si valuterà”.

La scelta del Prorettore Vicario arriverà invece subito dopo l’insediamento: “Sarà una figura di assoluta fiducia e di grande qualità, ma non ci saranno logiche di appartenenza. Ovviamente cercherò competenze complementari alle mie, all’interno di una squadra nella quale ciascuno contribuirà alla costruzione delle decisioni”.

Giannini candidato a Studi Umanistici

Il congedo dal Dipartimento di Studi Umanistici sarà inevitabile. La successione avverrà attraverso nuove elezioni anticipate rispetto alla naturale scadenza del mandato. Al momento, spiega, ha manifestato la propria disponibilità il prof. Gianluca Giannini, ordinario di Filosofia morale.

Quando gli si chiede quale eredità vorrebbe lasciare tra sei anni, la risposta va oltre classifiche e indicatori. “Mi piacerebbe che si dicesse una cosa molto semplice: che la Federico II è diventata una comunità ancora più forte. Più internazionale, più efficiente, più autorevole nella ricerca, ma soprattutto più unita.

Che ogni studente si sia sentito accolto, ogni ricercatore abbia trovato condizioni migliori per lavorare e ogni componente dell’Ateneo abbia percepito il Rettorato come una casa aperta all’ascolto. Le classifiche contano, ma la qualità di un’Università si misura soprattutto dalla qualità delle relazioni che riesce a costruire”.

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Ateneapoli – n.13-14 – 2026 – Pagina 4-5

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