Il sogno di diventare rockstar, la laurea in Geologia e poi l’invenzione di Geopop. Andrea Moccia: “fare il divulgatore significa sudare tanto”

Sognava di fare la rockstar. E, a modo suo, forse ci è riuscito. Il suo strumento non è la chitarra, ma la divulgazione; il genere in cui si muove meglio è il pop. Il palcoscenico sono i social (per ora) dove riesce a far diventare racconto quotidiano anche i temi più complessi. Ha fondato Geopop, un progetto di cui è direttore editoriale e che ad oggi vanta una community di 14 milioni di follower complessivi su tutte le piattaforme social.

Beh, ormai l’identikit dovrebbe essere chiaro. Si tratta di Andrea Moccia, volto riconosciuto e punto di riferimento per la divulgazione scientifica, la cui formazione racconta di una laurea in Geologia alla Federico II, un Master in Georisorse e di una brillante carriera internazionale nel settore geologico e geofisico. Già autore di tre libri, tra le tante iniziative che attualmente sta portando avanti con il suo team c’è ‘Incontra Geopop: school edition’, un tour tutto italiano rivolto alle scuole e orientato alla promozione della divulgazione e soprattutto delle discipline STEM, un settore in sofferenza nel reperire talenti e con un gender gap importante. Nella chiacchierata con Ateneapoli, Moccia ha spaziato tra tanti temi offrendo consigli a coloro che stanno per iscriversi all’università.

Appena si parla di materie STEM tanti diplomandi pensano subito a qualcosa ‘da cervelloni’, perché secondo te? “Sono materie che hanno bisogno di tempo e impegno per essere capite e assorbite. È come imparare a suonare uno strumento: servono pazienza, determinazione e non tutti ci riescono. E alla base credo ci sia un timore reverenziale per quelle materie dove c’è tanta matematica. Le hard sciences non sono tecnicamente semplici”.

Proviamo a smontare la paura. Hai raccontato che a scuola hai avuto i tuoi momenti difficili, anche con qualche materia scientifica. Poi, tra il quinto anno e l’università, qualcosa è cambiato. “Confermo tutto. Al liceo sono sempre stato uno studente che si impegnava senza mai brillare.

Al terzo anno sono stato rimandato in matematica e fisica, ho rischiato la bocciatura. A maggio ne avevo quasi la certezza, tant’è che mi ritirai. Poi la mia docente, Mariarosaria Rosini, mi salvò. Disse: ‘secondo me, Moccia ha qualcosa’. Non so cosa sia scattato dopo, credo però che in ognuno di noi ci siano degli step evolutivi a livello intellettuale che necessitino di tempo. Poi all’università ho fatto i fossi a terra, come diciamo a Napoli. C’è stato un clic. Ci iscrivemmo forse in 100, arrivammo al quinto solo in due”.

La scelta di iscriversi a Geologia arriva quasi “per caso. Sono pochi i fortunati che hanno davvero le idee chiare, d’altronde a diciotto anni che ne vuoi sapere, è normale. Fino all’agosto del 2003 volevo fare la rockstar e andare a suonare la chitarra alla Rock University a Los Angeles. A settembre feci prima un giro a Biologia e non mi convinse, poi a Geologia. Mi sono buttato, non sapevo assolutamente che mi sarebbe piaciuto. Sono stato fortunato perché me ne sono innamorato”.

Purtroppo oggi è uno di quei Corsi che sta patendo un calo di iscritti. In generale è tutto il comparto STEM a faticare e presenta anche un gender gap importante. Qual è il problema secondo te? “In Italia non c’è stata abbastanza divulgazione di queste materie. Ogni narrazione per essere masticata deve arrivare nelle cucine, nei soggiorni, nelle case. Insomma, nella quotidianità delle persone. Se resta lontana, ritorna il timore. Noi di Geopop sappiamo per certo che questa ondata divulgativa che sta avvenendo sui social sta spingendo migliaia di persone verso le STEM. Mi aspetto che nel 2036 avremo numeri totalmente diversi”.

“Senza metodo non si va da nessuna parte”

L’IA e la tecnologia stanno rivoluzionando il nostro approccio alla conoscenza. Quali competenze scientifiche potrebbero diventare davvero indispensabili per gli studenti di domani? “Sono un grandissimo fan dello spirito critico. È la competenza più importante di tutte. La scienza è veramente potente grazie al suo metodo. Certo, la conoscenza tecnica è fondamentale, ma senza metodo non si va da nessuna parte.

Soprattutto per affrontare e risolvere problemi nuovi”. L’IA “è uno strumento che sta stravolgendo la nostra vita e rimanerne fuori è un rischio enorme; chi oggi ne ha paura, tra due anni sarà già indietro di decenni. Bisogna utilizzarla al meglio, con metodo e spirito critico. Personalmente la uso tutti i giorni, ma le decisioni e le direzioni continua a prenderle il mio cervello”.

Se fossi uno studente che sta per iscriversi all’università, come ti orienteresti? “Sarò boomer, ma mi informerei leggendo i piani di studio dei vari Corsi che mi attraggono e cercherei di capire cosa potrei fare lavorativamente. Il tutto sempre in funzione delle passioni, ovviamente. Lo ammetto: tornassi indietro farei il musicista”.

State girando l’Italia con un tour che vi ha portato anche a Napoli (la Scuola Superiore Meridionale è stata vostro partner) per incontrare le scuole. Ci racconti? “La scuola per me è il luogo più sacro della società, quindi bisogna dare il proprio contributo. La Meridionale ha collaborato con noi per le date al Sud e abbiamo girato anche un video assieme.

È stato fantastico, parliamo di una realtà incredibile. Sul tour, posso dire che gli incontri durano un’ora e mezza, si tratta di veri e propri show in cui sono coinvolti tutti i creators di Geopop e in cui c’è tanta interazione con i ragazzi – uno dei pilastri narrativi sono proprio le STEM. Questa iniziativa rientra in Missione Cultura, un nostro progetto partito due anni fa. Con tutti i ricavati della nostra membership abbiamo realizzato un documentario, poi portato al cinema gratis e ora su youtube senza pubblicità; prossimamente organizzeremo un festival di due giorni. A mio avviso è un progetto molto nobile”.

A proposito di Geopop, è noto quanto sappia rendere fruibili concetti complessi e tenere l’attenzione alta anche con video lunghi dieci minuti. Come ci riuscite? “Rendere semplice la complessità è un qualcosa che mi porto dietro dal lavoro. Da geologo andavo in giro a spiegare cose tecniche a economisti, manager. Dovevo farla semplice. La formula pop viene da queste esperienze. Quanto a Geopop, ci riusciamo quasi sempre, anche se siamo una realtà giovane, nata solo cinque anni fa, grazie al team, che è il cuore di tutto”.

Hai qualche consiglio per gli studenti che vorrebbero fare divulgazione? Cosa non deve assolutamente mancare? “La competenza. Bisogna aver studiato e lavorato anche, possibilmente, perché è lì che si impara davvero, sul campo. Al di là di quanto possa sembrare divertente, fare il divulgatore significa sudare tanto. Può rivelarsi un lavoro estenuante.

Nel nostro core team ci sono scienziati con anni e anni di esperienza in ricerca o nell’industria. Inoltre, abbiamo un comitato scientifico di oltre 40 membri tra professori, ricercatori, esperti di tanti ambiti – in questi giorni cerchiamo epidemiologi, per esempio – perché ci serve la consistenza. Quando si fa divulgazione per 14 milioni di persone, bisogna prestare grandissima attenzione a ogni dettaglio”.

Chiudiamo con un piccolo gioco. Se esistesse una finestra temporale per parlare con l’Andrea che sta per varcare la soglia dell’università per la prima volta, cosa gli diresti? “Credi molto di più in quello che senti rispetto a quello che ti dicono le persone, anche care. Bisogna prendere in considerazione chi ci vuol bene, però mai sottovalutare le proprie ambizioni e passioni, anche a 17 anni”.
Ribaltiamo la prospettiva. Oggi ce l’hai un sogno che vorresti realizzare? “Uno sicuramente. Fare un film che emozioni, portarlo a Hollywood e vincere l’oscar come migliore regista”.

Un ritorno a Napoli, prima o poi, lo immagini? “In parte sì, anche se ormai ci manco da anni. Se dovessi tornare, sarebbe sicuramente per stare vicino al mare”.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.9-10 – 2026 – Pagina 6

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