Un porticato trasformato in palco, strumenti musicali disposti in cerchio, studenti, artisti e docenti riuniti in uno spazio aperto alla sperimentazione e alla condivisione. È questo lo spirito del ‘Palco libero’ che ha avuto luogo il 21 maggio, all’interno del ciclo di seminari ‘Scritture in transito’, coordinato dalla prof.ssa Silvia Acocella, che anche quest’anno ha animato il chiostro di Porta di Massa con performance musicali, poesia, teatro, fotografia e arte visiva.
L’iniziativa, nata circa otto anni fa quasi spontaneamente, continua a mantenere una struttura ‘dal basso’, fondata sull’incontro tra studenti e artisti. “Tutto è nato con un concerto anarchico di chitarre nel Chiostro – racconta la prof.ssa Acocella, docente di Letteratura italiana contemporanea – Vedevamo gli studenti arrivare qui con la chitarra e abbiamo pensato di dar vita a un passaparola musicale. Da allora il palco libero è cresciuto sempre di più: oggi partecipano artisti esterni, ex studenti e ragazzi che spesso si esibiscono per la prima volta davanti a un pubblico”.
Durante il pomeriggio si sono alternate esibizioni musicali, come quella del gruppo ‘Strade aperte’ e presentazioni artistiche di vario tipo. A colpire particolarmente il pubblico sono state anche le eco-sculture del prof. Paolo Valerio, docente di Psicologia Clinica, Presidente Onorario del Centro di Ateneo SInAPSi (Servizi per l’Inclusione Attiva e Partecipata degli Studenti), realizzate con materiali di scarto recuperati sulle spiagge e nei territori segnati dall’inquinamento.
“La mia arte nasce dalla raccolta della ‘munnezza’ trovata sulle spiagge e in altri luoghi – ha spiegato Valerio – La plastica che invade il mare rappresenta anche gli stereotipi e i giudizi che inquinano le menti: l’omotransfobia, la cultura patriarcale, le rigidità di genere”. Le sue opere utilizzano materiali poveri e di recupero per affrontare temi sociali e identitari. Fanno parte dell’eco-scultura anche delle figure femminili avvolte in abiti eleganti che diventano simbolicamente ‘gabbie di genere’: “Dietro quei vestiti pieni d’oro e di seta ci sono persone che vorrebbero semplicemente essere libere di scegliere chi essere”.
Scritture in transito “un luogo dove sentirsi accolti”
Il seminario Scritture in transito nasce inizialmente come percorso dedicato al rapporto tra letteratura e cinema, ma nel corso degli anni si è progressivamente aperto ad altre forme artistiche. “La mia idea – spiega Acocella – è quella di una letteratura che non si fermi ai confini della pagina, ma viva dentro un reticolo mediale”.
Quest’anno il tema scelto è stato ‘I contenitori: gusci’, filo conduttore che ha unito laboratori, opere e performance. Attorno al seminario si è sviluppata nel tempo una vera e propria comunità. Oltre agli incontri accademici, infatti, gli studenti organizzano laboratori di audiovisivo, fotografia, poesia, scrittura e musica, gestiti direttamente dai partecipanti. Un’esperienza che molti descrivono come uno spazio di crescita personale prima ancora che artistica.
Tra loro c’è Anna Dalisa, oggi fotografa ufficiale del seminario, che racconta il proprio ingresso nel progetto come un momento decisivo: “Ero molto timida e durante un incontro la professoressa disse che mancavano persone che scattassero fotografie. Mi sono proposta senza immaginare cosa sarebbe successo dopo. Da lì è nato tutto: legami, amicizie, incontri. Scritture in transito è diventato un luogo dove sentirsi accolti”.
Per Anna, che ha vissuto l’università negli anni della pandemia da Covid, il seminario ha rappresentato anche una risposta alla solitudine spesso vissuta dagli studenti: “È stato come un oceano di persone in transito. Le persone cambiano, alcuni vanno via e altri arrivano, ma resta sempre la stessa voglia di stare insieme e creare qualcosa”.
Anche Gabriele De Nardo, tra i partecipanti storici del progetto, sottolinea il valore collettivo dell’esperienza: “Il palco libero serve ad aprire spazi e orizzonti. È un’organizzazione apparentemente anarchica, ma ormai consolidata, che permette alle persone di crescere insieme attraverso l’arte”. Un percorso che, secondo i partecipanti, continua anche fuori dagli incontri ufficiali, attraverso collaborazioni, amicizie e nuovi progetti condivisi.
A chiudere simbolicamente il pomeriggio sono state ancora le parole della prof.ssa Acocella, che ha definito il proprio ruolo all’interno del seminario come quello di una presenza capace soprattutto di ascoltare: “Io sono solo luce riflessa. La vera fonte luminosa è la loro”.
Daniela Francesca De Luca
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