Una notte all’università per scoprire i pianeti e le stelle

C’è un’immagine di Giove presa l’undici marzo. “Probabilmente la migliore ottenuta fino ad oggi”. Ci sono le foto dell’installazione del telescopio, che risale al 2011. Ancora: immagini di nebulose catturate dagli studenti, comete, il pianeta Saturno e tanto altro. La pagina Facebook dedicata alle attività che il Dipartimento di Fisica porta avanti attraverso il telescopio de Ritis restituisce il senso di un progetto che è insieme di didattica, per gli iscritti al Corso di Studi, e di divulgazione per gli studenti delle scuole e in generale per la città.

Ne parla il prof. Maurizio Paolillo, docente di Astrofisica, cosmologia e scienza dello spazio, che con il prof. Massimo Capaccioli è stato il promotore del progetto. “Il telescopio – premette – è intitolato al professore Ruggiero de Ritis, il fondatore del gruppo di Cosmologia teorica di Napoli, scomparso prematuramente nel 2000. Lo utilizziamo per la didattica di Astronomia a Fisica e nell’ambito di iniziative legate ai PCTO scolastici (percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) e del Piano Lauree Scientifiche”. Quest’ultimo è finalizzato a promuovere le iscrizioni ai Corsi di Laurea STEM (Scienze, Matematica, Fisica, Informatica, Chimica) e ridurre l’abbandono, offrendo orientamento attivo, laboratori e formazione docenti.

“Partecipiamo inoltre con il nostro telescopio – prosegue il docente – ad eventi particolari sulla divulgazione scientifica che si svolgono a Napoli. Organizziamo serate di osservazione e di scoperta dei pianeti e delle stelle”. Relativamente alle scuole, spiega Paolillo, “ogni anno, attraverso un bando, raccogliamo l’interesse di diversi istituti e di vari indirizzi, dai licei classici a quelli scientifici, fino agli istituti tecnici. Partecipano ogni anno una decina di scuole. Gli studenti assistono a seminari focalizzati sull’utilizzo del telescopio.

Se il tempo lo consente, osservano il transito dei pianeti. Riportano poi il frutto di queste attività attraverso pubbliche presentazioni, che si svolgono generalmente alla fine di aprile. Ogni anno partecipano a queste attività una cinquantina di ragazze e ragazzi delle scuole. È un percorso che li aiuta a comprendere come utilizzare gli strumenti scientifici e li abitua ad applicare parti della matematica come la trigonometria e le equazioni. Le studiano a scuola, ma constatano con noi quanto possano essere utili nell’osservazione del cosmo. È tutt’altra cosa e aggiunge fascino a materie che magari possono sembrare distanti dalla realtà o molto astratte”.

Il telescopio de Ritis, come si diceva poc’anzi, è anche uno strumento di lavoro e di apprendimento per gli studenti universitari che frequentano il Dipartimento. “Osservano le galassie e gli ammassi stellari – racconta il prof. Paolisso – e fanno analisi dei dati astronomici. Negli anni, con i ragazzi abbiamo compiuto esperienze molto interessanti. Per esempio abbiamo misurato la velocità della luce tramite le ombre di Giove. Un metodo che fu utilizzato per la prima volta alla fine del ’700. Abbiamo poi osservato alcuni anni fa una supernova che era esplosa in una galassia e abbiamo verificato che l’evoluzione in luminosità della supernova è dovuta al decadimento degli elementi radioattivi prodotti nell’esplosione”.

Commenta: “Se consideriamo che il de Ritis è un telescopio di 50 centimetri e che è collocato all’interno della città, dove certamente le condizioni di luminosità non sono le migliori per osservare il cosmo, direi che garantisce ottimi risultati”. Come si conciliano le attività più specificamente didattiche rivolte agli studenti di Fisica e quelle di taglio divulgativo destinate ad un pubblico di non addetti ai lavori? “Il telescopio – risponde Paolillo – ha camere più professionali per le osservazioni scientifiche e altre attraverso le quali si possono catturare belle immagini a colori per finalità divulgative. È bello e affascinante per chiunque vedere una nebulosa colorata”.

Non è sempre facile, nell’ambito di una struttura universitaria, lavorare di notte, perché serve la presenza di custodi e personale che garantiscano l’apertura e la chiusura dei locali che ospitano il telescopio e del complesso universitario di Monte Sant’Angelo. Manca, inoltre, personale tecnico dedicato esclusivamente all’osservatorio. “Devo dire però – precisa il docente – che generalmente c’è grande disponibilità a venire incontro alle nostre esigenze, anche in occasione degli eventi di divulgazione”.

Un’altra difficoltà, prosegue, “è rappresentata dal fatto che occorrono le autorizzazioni affinché i ragazzi minorenni delle scuole vengano qui di notte. Anche su questo fronte ce la caviamo in genere senza troppi problemi, grazie alla collaborazione ormai consolidata con diverse scuole”. Infine c’è la questione dei fondi necessari alla manutenzione e al miglioramento delle attrezzature. “Nel corso degli anni – racconta il docente – un po’ abbiamo attinto ai fondi che ci ha messo a disposizione la Scuola Politecnica e delle Scienze di Base, un po’ siamo andati avanti con risorse del Dipartimento”.

Il percorso in Astrofisica, nell’ambito del Corso di Laurea in Fisica, è scelto da un numero di studenti abbastanza elevato in rapporto al totale degli iscritti. “Affascina – conferma Paolillo – e fa anche un po’ da traino per le iscrizioni complessive. Molti scelgono Fisica proprio con l’idea di studiare gli astri e i pianeti, poi magari si distribuiscono anche negli altri settori”.
Fabrizio Geremicca

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Ateneapoli – n.6 – 2026 – Pagina 18

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