“I programmi di lavoro dei due candidati alla carica di Rettore sono entrambi ricchi e centrano bene i problemi dell’Ateneo – commenta il prof. Pietro Masina, docente di Economia politica internazionale – ma bisogna capire come passare da un programma di massima ad un progetto specifico. Sono due ottimi candidati, persone di grande spessore, con cui vorrei discutere sulle strategie da adottare. Oggi abbiamo bisogno di scelte strategiche per il nostro Ateneo, e mi auguro che queste emergano da un dibattito collettivo”.
Il prof. Masina si chiede come, all’interno dei vincoli imposti dalla Riforma Gelmini, si possono individuare e mettere in pratica, con progetti condivisi, priorità o vocazioni dell’Orientale. “A me sta molto a cuore il tema dell’Internazionalizzazione, vocazione primaria di questo Ateneo, affrontato da entrambi i colleghi. Ma poi bisogna chiedersi in concreto: su cosa vogliamo mettere l’accento? Vogliamo proporre un’offerta didattica in lingua inglese? Su quali settori? Si vuole puntare sull’incoming di studenti asiatici? Come accoglierli?”. Ognuna di queste scelte porta con sé delle problematiche. “Ad esempio se si pensa a corsi in lingua inglese, bisogna decidere quali corsi, considerato che non tutti i colleghi pensano di poter offrire la stessa qualità di insegnamento in un’altra lingua, e se sdoppiare gli insegnamenti o proporli solo in lingua straniera. Insomma, queste sono solo alcune delle questioni che bisogna considerare, quindi è importante individuare, al di là del dibattito tra i due candidati, un momento di discussione collettiva per analizzare nello specifico i problemi”. Qui, spiega il docente, emerge l’altra questione, legata ad una Riforma che ha sempre più ristretto i margini di movimento delle università: “La Gelmini ha ridotto la democrazia interna. L’Orientale ha approvato uno Statuto con il quale ha cercato di offrire un più ampio spazio possibile alla democrazia, però oggi ci troviamo di fronte ad un sistema che non offre molte possibilità di discussione interna e accentra nei Rettori sempre più poteri e responsabilità. Spero che il prossimo Rettore riesca ad intessere il giusto dialogo, giocando dentro quei paletti che la Riforma gli impone, per poter far nascere un progetto chiaro e condiviso da tutti”.
La docenza, inoltre, combatte con molte difficoltà e poco spazio di manovra, “sempre più carica di impegni istituzionali, burocratici, didattici. Da noi, un piccolo Ateneo, le responsabilità amministrative sono spalmate su un corpo docente sempre più ristretto. Così si sottrae spazio alla ricerca e allo sviluppo di nuovi progetti”.
Il prof. Masina si chiede come, all’interno dei vincoli imposti dalla Riforma Gelmini, si possono individuare e mettere in pratica, con progetti condivisi, priorità o vocazioni dell’Orientale. “A me sta molto a cuore il tema dell’Internazionalizzazione, vocazione primaria di questo Ateneo, affrontato da entrambi i colleghi. Ma poi bisogna chiedersi in concreto: su cosa vogliamo mettere l’accento? Vogliamo proporre un’offerta didattica in lingua inglese? Su quali settori? Si vuole puntare sull’incoming di studenti asiatici? Come accoglierli?”. Ognuna di queste scelte porta con sé delle problematiche. “Ad esempio se si pensa a corsi in lingua inglese, bisogna decidere quali corsi, considerato che non tutti i colleghi pensano di poter offrire la stessa qualità di insegnamento in un’altra lingua, e se sdoppiare gli insegnamenti o proporli solo in lingua straniera. Insomma, queste sono solo alcune delle questioni che bisogna considerare, quindi è importante individuare, al di là del dibattito tra i due candidati, un momento di discussione collettiva per analizzare nello specifico i problemi”. Qui, spiega il docente, emerge l’altra questione, legata ad una Riforma che ha sempre più ristretto i margini di movimento delle università: “La Gelmini ha ridotto la democrazia interna. L’Orientale ha approvato uno Statuto con il quale ha cercato di offrire un più ampio spazio possibile alla democrazia, però oggi ci troviamo di fronte ad un sistema che non offre molte possibilità di discussione interna e accentra nei Rettori sempre più poteri e responsabilità. Spero che il prossimo Rettore riesca ad intessere il giusto dialogo, giocando dentro quei paletti che la Riforma gli impone, per poter far nascere un progetto chiaro e condiviso da tutti”.
La docenza, inoltre, combatte con molte difficoltà e poco spazio di manovra, “sempre più carica di impegni istituzionali, burocratici, didattici. Da noi, un piccolo Ateneo, le responsabilità amministrative sono spalmate su un corpo docente sempre più ristretto. Così si sottrae spazio alla ricerca e allo sviluppo di nuovi progetti”.








