Microeconomia: sforzo titanico e privo di senso risolvere gli esercizi senza teoria

Per molti è un vero tormento, per altri un “macigno” da trascinare per tutto il triennio, per pochi un esame che si supera con successo sin dal primo appello. L’incubo Microeconomia popola le notti degli studenti – dalle matricole ai fuoricorso – di Economia. Tra i banchi, nei corridoi e sui social network si cerca di stemperare l’ansia con battute ironiche lanciate da falsi coraggiosi che, come tanti invece, temono la bocciatura ad uno degli esami più “tosti” del triennio. I più avviliti? Chi non possiede una certa familiarità con le nozioni di matematica. 
Timore e preoccupazione aleggiano da sempre sulla parte scritta. Che, piuttosto di una mission impossibile, “altro non è che l’applicazione della teoria senza la quale imparare a fare esercizi è uno sforzo titanico e privo di senso”, chiarisce la prof.ssa Marina Colonna, docente di Microeconomia ad Economia Aziendale. Ecco, dunque, uno dei primi errori da non commettere. Per non incorrere in questo grave malinteso, “da alcuni anni la prima parte del corso si svolge senza una netta separazione tra lezioni di teoria ed esercitazioni”. La seconda parte, invece, si snoda con “un alternarsi di lezioni di teoria e di esercitazioni, con verifiche periodiche dello stato di preparazione degli studenti attraverso test di controllo”. E poi c’è il materiale didattico pubblicato nell’area docenti sul sito dell’Ateneo, “volto a chiarire alcune applicazioni meno semplici che trovano poco spazio sui libri di testo o negli eserciziari”. Spesso, però, a complicare la situazione sono alcune lacune che, a monte, rendono incompleta la conoscenza degli studenti. “Molti – sottolinea la docente – non hanno una preparazione di base in matematica sufficiente. Il corso di Microeconomia non richiede, almeno per quanto mi riguarda, nozioni di matematica avanzata. È opportuno, però, conoscere i metodi più semplici di soluzione dei sistemi di equazioni e le derivate di primo e di secondo grado di una funzione a una o a due variabili indipendenti”. Gli studenti, poi, hanno “poca abitudine al ragionamento e alla deduzione”. “Quando si imposta un problema teorico – spiega la docente – si precisano le premesse e, attraverso il metodo deduttivo, si arriva alle conclusioni. L’attitudine prevalente degli studenti è quella di imparare a memoria le conclusioni, metodo molto negativo non solo per lo studio della Microeconomia, ma anche e soprattutto per i problemi che si troveranno ad affrontare in futuro. L’Università non può preparare gli studenti ad affrontare tutti i possibili tipi di problemi che si presenteranno nel corso di un lavoro futuro. Può, però, insegnare un metodo per affrontarli, e questo è ciò che veramente conta e che sarà utile per tutta la vita”. Nel corso della preparazione agli esami, gli studenti riescono a percepire, da soli, il significato di questo importante messaggio? “Purtroppo lo capiranno solo parecchio più avanti”. La prof.ssa Colonna aggiunge: “la materia è guardata dagli studenti con diffidenza anche per la quantità di fantasticherie che circolano intorno ad essa”. Poi ammette: “Certo la disciplina è ostica perché piuttosto astratta, e lo studente non capisce a che pro sforzarsi di capirla”. Abbattere un “pregiudizio” non è semplice ma possibile. La docente è disponibile ad aiutare gli studenti. Il maggiore supporto è fornito senz’altro durante il corso, seguirlo è indispensabile. Impensabile studiare da soli la teoria e spratichirsi a casa con gli esercizi. Sul punto la docente suggerisce “di studiare e di capire argomento dopo argomento, senza mai trascurare di colmare lacune o di risolvere problemi non chiari. Le applicazioni, o gli esercizi, vanno fatti in parallelo allo studio della teoria, e devono servire a verificare che la stessa sia stata ben compresa”.
Tutto ruota attorno alla “teoria marginalista dei prezzi e della distribuzione che trova la sua espressione conclusiva nel modello dell’equilibrio economico generale. Su di esso convergono la teoria della domanda e la teoria dell’offerta, in condizioni di concorrenza perfetta, ed i connessi processi di ottimizzazione. Questa parte è il cuore della teoria economica che viene insegnata al primo anno”. Nozioni fondamentali che aiutano, poi, a costruire le basi per gli esami successivi. Ancora una volta, la docente sfata il “mito” dei “calcoli sbagliati degli studenti, secondo i quali è meglio affrontare gli esami più facili prima, poi si vedrà. E così l’esame di Microeconomia viene rinviato di anno in anno, fino a che, arrivati in fondo al percorso, si è costretti ad affrontarlo quando ormai non ha più alcun senso. Il mio consiglio: affrontare il corso e l’esame di Microeconomia fin da subito. La teoria economica è parte integrante della formazione di base di un economista. Che senso ha rinviare?”.
Fiorella Di Napoli
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