Nuove professioni, musica popolare, buffet di prodotti tipici per la Notte dei Musei a Veterinaria

Buona musica, accompagnata da un bicchiere di vino rosso ed un buffet di prodotti tipici campani, hanno aperto la Notte dei Musei del 17 maggio al Dipartimento di Medicina Veterinaria, dove il Museo della ex Facoltà, normalmente poco agibile, è stato aperto al pubblico. L’iniziativa, collegata con il Ministero della Cultura in Francia, si è svolta in diretta con Parigi, attraverso selfie, caricati contemporaneamente nelle due città, su un sito apposito. “Abbiamo partecipato al bando per progetti studenteschi della Federico II proponendo la giornata di oggi, il cui titolo è ‘Dalla Reale Scuola alle nuove frontiere della Medicina Veterinaria’, organizzata dall’Associazione studentesca ‘W.a.v. of the future’, e pensata per la nostra generazione, la cui preoccupazione pressante è appunto il futuro professionale”, spiega Cecilia Di Matteo, rappresentante degli studenti in Ateneo, che con Emanuele D’Anza e il Consigliere di Dipartimento Antonio Manlio Sessa si è occupata dell’organizzazione. La giornata ha visto il confronto con le diverse possibilità d’impiego del medico veterinario, così come il giorno precedente (presso la sede di via Don Bosco), su iniziativa degli studenti dei Corsi Triennale e Magistrale in Tecnologie delle Produzioni Animali riuniti in un gruppo sotto la sigla ‘I so P.A.Z.’ (Io sono Produttore Animale: Zoonomo), c’era stato un incontro sulla professione del zoonomo. “Ho fatto il veterinario di notte. Andavo a letto alle 4.00 e sbagliavo spesso fermata della Vesuviana, perché mi addormentavo in treno. Inizi la professione nei momenti più impensabili. Avevo da poco seppellito mio padre ed un contadino mi portò da una vacca che non voleva partorire. I più esperti contadini della zona già avevano tentato invano l’impresa, che sembrava impossibile. Io, con poca esperienza e giovane età, ci riuscii, sotto i loro occhi increduli. Sono episodi che t’insegnano ad amare questo mestiere ed a capire tante cose”, introduce il prof. Luigi Zicarelli, Direttore del Dipartimento. “Impari: la gelosia del mestiere, la pazienza di perseverare, la paura e la gioia della prima visita, l’angoscia del riuscire a chiedere l’onorario al contadino, la rabbia nei confronti di chi infanga il tuo lavoro, la tenerezza verso i bambini di campagna e la denuncia per la cultura clientelare che ha fatto dei contadini sudditi questuanti e non cittadini dignitosi”, prosegue il prof. Dionisio Del Grosso, che nel suo libro ‘Uomini e Bestie’ descrive con ironia e passione la vita del veterinario buiatra. La professione del veterinario nasce con la scuola di mascalcia, la sua figura si è poi evoluta rispetto alle esigenze: “oggi si occupa anche del controllo degli alimenti, ad esempio. Le diverse alternative post-lauream infatti vanno dal settore della pet therapy, fino allo sfruttamento degli insetti”, illustra il prof. Luigi Esposito, che, nella relazione ‘Pane e Bugie’, si sofferma sulla disinformazione nell’ambito dell’alimentazione: “nonostante la soglia di povertà aumenti, gli alimenti non mancano, e sono disponibili in diverse forme: dal discount all’alta qualità. Vi è dunque innanzitutto una necessità di verificare le fonti d’informazione che li riguardano”. Presenti anche le rappresentanze di due Ordini dei Medici Veterinari: Tiziana Cocca, Vice-Presidente dell’Ordine della Provincia di Napoli, e Orlando Paciello, Presidente di quello della Provincia di Salerno. Inizia la prima, con una delucidazione sull’importanza dell’albo professionale: “nella mia esperienza molti non sanno cosa sia un Ordine. Un albo permette di essere abilitati alla professione: garanzia per l’utente, perché in questo modo viene sorvegliata la moralità del professionista. Questi può interloquire con le istituzioni, esprimendo un parere nell’interesse della categoria”. Per iscriversi, bisogna superare un esame di Stato: “Nella mia clinica vedo giovani laureati sempre più scoraggiati e spaventati dalla gavetta con i piccoli animali. Vorrei esortarli a non perdere la speranza. Qualsiasi cosa facciate, fatela bene. Pretendete che il Dipartimento sia più moderno, imparate diverse lingue e gestite la vostra attività con ottimismo”, sottolinea. La parola passa a Paciello, che fornisce dritte su possibili sbocchi: “il numero di veterinari, dal 1995 ad oggi, è aumentato del 125%. La tendenza italiana è: ‘siamo troppi, dobbiamo ridurre il numero degli iscritti’. Questo è sbagliato. Una professione è tanto più forte, quanto più il numero dei professionisti è consistente. Il ruolo dell’Ordine dev’essere quello di indagare nuovi sbocchi, non limitare gli accessi. Così si distrugge una professione. Le restrizioni vanno operate, ma nelle Scuole di Specializzazione, con non oltre cinque ingressi. Queste infatti devono formare un professionista che serva al territorio”. Le possibilità post-lauream da indagare si trovano nel settore food: “ho visitato un’azienda nel casertano che recupera siero di latte. È diventato un business. Non vi lavora nessun medico veterinario; ciò è gravissimo, perché occorrono professionisti nel controllo qualità per operare in questo campo”. Altra indicazione viene fornita dal Biologo marino Mirko Mutalipassi: “sono borsista a Veterinaria, mi occupo di faunistica, in particolare curo i mesocosmi, ovvero riproduzioni di ambienti. Ad esempio, simulo l’acidificazione dei mari relativa al processo d’inquinamento da qui a cento anni e la possibile risposta degli organismi all’ambiente, per lavorare sulle variabili inerenti. Nel mio lavoro occorre un veterinario specializzato in acquacoltura. Una specializzazione del genere pertanto potrebbe far comodo”. Interessante lo sbocco presentato dallo zoonomo Antonio Di Stasio: “siamo trenta laureati convinti di poter combattere per il nostro territorio. Abbiamo presentato un progetto all’Istituto Zooprofilattico. Il lavoro l’abbiamo creato, attraverso il QR code: codice da applicare sul prodotto, che fornisce al consumatore la possibilità di fare ricerche sul produttore, l’azienda e le analisi svolte da quest’ultima. In modo che non tutto ciò che viene prodotto in Campania generi allarmismo perché associato alla ‘terra dei fuochi”. Fa una carrellata delle opportunità, difficilmente indagate fin dal primo anno, il bioveterinario Luigi Auletta: “esistono tredici Facoltà di Veterinaria, riconosciute dall’EAEVE, in tutta Italia, quattordici negli Stati Uniti. Siamo in tanti. Lavorando come veterinario presso strutture private, guadagno due euro l’ora. Alcuni dei settori in cui bisogna imparare ad agire sono: clinico dei pet, clinico di animali esotici non detenibili, teleanestesista nei Centri di Recupero fauna selvatica e controllo alimenti”. Conclude Oscar Tamburis, ingegnere gestionale presso l’Agenzia Nazionale Servizi Sanitari (AGENAS), che si occupa di organizzazione e gestione dei servizi e dei sistemi sanitari in ottica eHealth: “l’informatica medica non compare nella formazione universitaria, ma è indispensabile. Organizzare la sanità attraverso le ICT vuol dire organizzare la comunicazione di esperienza e informazioni attraverso la capacità di connettersi”. 
Ad intrattenere i molti studenti presenti alla manifestazione i canti popolari de ‘I Suonator’ dal Parco Nazionale d’Abruzzo, la Terza Classe e Demonilla.
Allegra Taglialatela
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