L’importante non è partecipare ma vincere. Dove vincere si coniuga con il migliorare se stessi: è questo lo spirito che anima un grande campione del judo come Pino Maddaloni nell’affrontare un’altra nuova ed entusiasmante sfida. L’Oro olimpico di Sidney 2000 è pronto, infatti, a sedersi tra i banchi di via Acton per seguire i corsi di Scienze Motorie, naturalmente con lo status di studente atleta, possibilità prevista nel bando di ammissione dallo scorso anno con riserva di posti e agevolazioni per la carriera accademica.
“Fin da piccolo ho sempre avuto voglia di imparare in qualunque campo, anche scoperto per caso, come è successo adesso. Io non sapevo della Dual Carrier, poi, parlando con amici, è venuta fuori questa possibilità e mi sono detto ‘perché no?’”, racconta.
Conciliare studio e impegno sportivo non è cosa semplice e spesso la scuola non aiuta i giovani che svolgono attività agonistiche. Pino lo ha sperimentato sulla propria pelle quando era alla Ragioneria: “Quando ho iniziato a vincere le gare e venivo proiettato verso un panorama di competizioni internazionali, inevitabilmente sottraevo tempo allo studio, nonostante mi sforzassi di tenermi al passo con gli altri compagni. Non ho mai ricevuto in quei momenti il supporto o l’ascolto dei docenti. Quando ho appreso della ‘Dual Carrier’, ho pensato ‘finalmente!’. Dopo la mia esperienza di arbitro internazionale che mi ha portato in giro per il mondo, adesso sono di nuovo a Napoli e questa si presenta come un’ottima occasione per arricchire le mie competenze e avere conferma delle conoscenze acquisite in questi anni di lavoro e di viaggi”.
L’entusiasmo e la forza che hanno portato Maddaloni a vincere l’Oro e ben 13 Campionati italiani e quelli Europei del 1998 e 1999, saranno ora diretti anche verso lo studio accademico. Si definisce ‘un bambino’ “per la voglia di imparare che ho e che mi dà l’energia di dedicare tanto tempo al judo e allo sport, anche se il mio Paese e la mia città sono assenti su questo tema. Penso alle Universiadi e a come si stanno gestendo. Manca la cultura sportiva e il nostro Paese va avanti solo grazie a degli appassionati che mettono il cuore in quello che fanno e portano avanti delle tradizioni”.
Così la tradizione dei Maddaloni, nata col padre Gianni e la sua palestra di Scampia, continua con Pino che a Pizzofalcone accoglie tanti ragazzi cercando di trasmettere loro i valori che lo sport gli ha insegnato. “Il ruolo dei maestri è fondamentale, solo un buon maestro riesce a trasmetterti l’entusiasmo necessario per affrontare bene la vita. Io non ho mai smesso di imparare e di studiare: sono da poco tornato da Malta dove ho seguito un corso alla Ijf Academy, e adesso sono pronto per iniziare questa avventura a Scienze Motorie. Per me è tutto nuovo e sono molto curioso, spero di incontrare altri professionisti e non solo di ricevere ma anche di trasferire qualcosa della mia esperienza. L’incontro con i docenti e gli altri studenti rappresenterà sicuramente un momento proficuo”. Si dice pronto ad imparare e a trasmettere queste nuove competenze anche ai suoi atleti: “ai ragazzini che alleno qui a Napoli. Credo che il mio possa essere un esempio per loro, perché non bisogna mai sentirsi arrivati. Il modello, come ripete sempre mio padre, non deve essere più il malvivente del rione ma il campione del quartiere”. La vera vittoria che si ottiene nello sport “non è la medaglia d’oro, ma la luce che si accende su dei valori come il sacrificio, la lealtà, il rispetto del prossimo, il lavoro di squadra. Il judo mi ha insegnato a cadere e a rialzarmi velocemente, mi ha insegnato il sentimento dell’amicizia. Ho incontrato a Berlino dopo anni lo sfidante di Sidney e ci siamo abbracciati come fossimo stati vecchi amici. Oggi sono papà di due bambine e la sfida è riuscire a trasferire loro questi valori e la voglia di lavorare, così come faccio con i miei ragazzi”.
‘Sfruttatemi’ è l’invito che il campione lancia ai suoi giovani colleghi universitari: “sono pronto a raccontare, a trasmettere, ad essere un esempio per gli altri studenti. Da 18 anni incontro nelle scuole i giovani per raccontare loro che i grandi risultati, nella vita, nello sport o nello studio, sono fatti di tante piccole sfide vinte quotidianamente, che bisogna lottare e amare”.
Un altro grande amore di Pino, oltre lo sport, è la nostra città: “sono nato a Napoli e sono napoletano e nella mia città sono rimasto, a differenza di tanti atleti che sono andati via”. Il suo auspicio: “che i nostri giovani si impegnino e diano il massimo per far brillare Napoli, città non facile”.
Valentina Orellana
“Fin da piccolo ho sempre avuto voglia di imparare in qualunque campo, anche scoperto per caso, come è successo adesso. Io non sapevo della Dual Carrier, poi, parlando con amici, è venuta fuori questa possibilità e mi sono detto ‘perché no?’”, racconta.
Conciliare studio e impegno sportivo non è cosa semplice e spesso la scuola non aiuta i giovani che svolgono attività agonistiche. Pino lo ha sperimentato sulla propria pelle quando era alla Ragioneria: “Quando ho iniziato a vincere le gare e venivo proiettato verso un panorama di competizioni internazionali, inevitabilmente sottraevo tempo allo studio, nonostante mi sforzassi di tenermi al passo con gli altri compagni. Non ho mai ricevuto in quei momenti il supporto o l’ascolto dei docenti. Quando ho appreso della ‘Dual Carrier’, ho pensato ‘finalmente!’. Dopo la mia esperienza di arbitro internazionale che mi ha portato in giro per il mondo, adesso sono di nuovo a Napoli e questa si presenta come un’ottima occasione per arricchire le mie competenze e avere conferma delle conoscenze acquisite in questi anni di lavoro e di viaggi”.
L’entusiasmo e la forza che hanno portato Maddaloni a vincere l’Oro e ben 13 Campionati italiani e quelli Europei del 1998 e 1999, saranno ora diretti anche verso lo studio accademico. Si definisce ‘un bambino’ “per la voglia di imparare che ho e che mi dà l’energia di dedicare tanto tempo al judo e allo sport, anche se il mio Paese e la mia città sono assenti su questo tema. Penso alle Universiadi e a come si stanno gestendo. Manca la cultura sportiva e il nostro Paese va avanti solo grazie a degli appassionati che mettono il cuore in quello che fanno e portano avanti delle tradizioni”.
Così la tradizione dei Maddaloni, nata col padre Gianni e la sua palestra di Scampia, continua con Pino che a Pizzofalcone accoglie tanti ragazzi cercando di trasmettere loro i valori che lo sport gli ha insegnato. “Il ruolo dei maestri è fondamentale, solo un buon maestro riesce a trasmetterti l’entusiasmo necessario per affrontare bene la vita. Io non ho mai smesso di imparare e di studiare: sono da poco tornato da Malta dove ho seguito un corso alla Ijf Academy, e adesso sono pronto per iniziare questa avventura a Scienze Motorie. Per me è tutto nuovo e sono molto curioso, spero di incontrare altri professionisti e non solo di ricevere ma anche di trasferire qualcosa della mia esperienza. L’incontro con i docenti e gli altri studenti rappresenterà sicuramente un momento proficuo”. Si dice pronto ad imparare e a trasmettere queste nuove competenze anche ai suoi atleti: “ai ragazzini che alleno qui a Napoli. Credo che il mio possa essere un esempio per loro, perché non bisogna mai sentirsi arrivati. Il modello, come ripete sempre mio padre, non deve essere più il malvivente del rione ma il campione del quartiere”. La vera vittoria che si ottiene nello sport “non è la medaglia d’oro, ma la luce che si accende su dei valori come il sacrificio, la lealtà, il rispetto del prossimo, il lavoro di squadra. Il judo mi ha insegnato a cadere e a rialzarmi velocemente, mi ha insegnato il sentimento dell’amicizia. Ho incontrato a Berlino dopo anni lo sfidante di Sidney e ci siamo abbracciati come fossimo stati vecchi amici. Oggi sono papà di due bambine e la sfida è riuscire a trasferire loro questi valori e la voglia di lavorare, così come faccio con i miei ragazzi”.
‘Sfruttatemi’ è l’invito che il campione lancia ai suoi giovani colleghi universitari: “sono pronto a raccontare, a trasmettere, ad essere un esempio per gli altri studenti. Da 18 anni incontro nelle scuole i giovani per raccontare loro che i grandi risultati, nella vita, nello sport o nello studio, sono fatti di tante piccole sfide vinte quotidianamente, che bisogna lottare e amare”.
Un altro grande amore di Pino, oltre lo sport, è la nostra città: “sono nato a Napoli e sono napoletano e nella mia città sono rimasto, a differenza di tanti atleti che sono andati via”. Il suo auspicio: “che i nostri giovani si impegnino e diano il massimo per far brillare Napoli, città non facile”.
Valentina Orellana







