“Studio la giustizia e il suo effetto sulla vita delle persone da un punto di vista di Psicologia Critica e di Comunità. Credo che gli studi che sto conducendo servano alla costruzione di un mondo migliore. Sto cercando di promuovere con il mio lavoro la giustizia sociale come nuovo indicatore alternativo al PIL e la consapevolezza, a livello internazionale, che un mondo più giusto è un luogo popolato da persone più felici”, sono le parole di Salvatore Di Martino, al terzo anno di dottorato in Gender Studies, coordinatrice la prof.ssa Caterina Arcidiacono. Ha vinto il primo premio per la migliore presentazione orale intitolata “La felicità in un solo mondo: il legame nascosto tra la soddisfazione di vita e la giustizia sociale” alla 8th MMU Postgraduate Research Conference, che si è tenuta alla Manchester Metropolitan University del Regno Unito. Nella presentazione sostiene che la giustizia sociale può avere un effetto diretto su come la gente gode della propria vita. Mostra il legame nascosto tra un’amministrazione giusta ed equa di un paese e il livello di soddisfazione per la vita dei suoi cittadini. Ci sono diverse ragioni che hanno spinto Salvatore verso questo ambito di ricerca: “le prime personali. Durante il mio percorso di studi ho sempre dovuto far fronte alla necessità di non ‘essere un peso’ per la mia famiglia. Ho avuto la fortuna di non nascere in una famiglia benestante; fortuna perché questo mi ha permesso di imparare l’etica del lavoro, il rispetto per quello altrui e il valore del denaro”. Quando pensiamo alla giustizia sociale, spesso ci immaginiamo qualcosa di astratto: “ma l’esperienza personale mi ha insegnato che è anche una questione di ordinaria amministrazione delle vite di tanti che non hanno la possibilità di frequentare un Corso di Laurea, ottenere un dottorato di ricerca, andare all’estero e vincere un premio ad una conferenza internazionale. Io, a dispetto delle mie piccole traversie, sono un privilegiato e, dato che dell’ingiustizia sociale ne ho avuto un piccolo assaggio, mi sento obbligato a cercare una soluzione per sradicarla e permettere a chi non è stato fortunato come me di vivere una vita dignitosa e più felice”.
“Pulivo pavimenti e wc di mattina, e la sera studiavo la felicità”
Quando parla di traversie si riferisce al periodo precedente al dottorato: “intrapresi l’anno di tirocinio post-laurea con la mia tutor della tesi Magistrale. Nel frattempo, avendo bisogno di un lavoro, finii come tanti neo-laureati a prestare servizio in un call center con un contratto a progetto, da cui fui presto dismesso per ‘eccessiva produzione’”.
Accordatosi poi per un tirocinio in Inghilterra: “per sostenermi all’estero, trovai lavoro in un’impresa di pulizie; di mattina pulivo i pavimenti e i wc di un grande negozio di abbigliamento, e tornato a casa studiavo la felicità; leggevo testi che andavano da Aristotele a Bertrand Russell in lingua inglese, un’occasione unica per impararla e accrescere la mia conoscenza sull’argomento”. Fu anche un periodo molto interessante per la sua formazione umana: “due anni dopo, quando organizzammo la decima conferenza europea di Psicologia di Comunità qui a Napoli, uno dei momenti più belli per me fu aiutare il personale delle pulizie per alcune ore e scoprire le loro storie di vita, le preoccupazioni e le difficoltà che incontravano ogni giorno per far quadrare i conti. Non mi sono mai sentito più psicologo di comunità come in quel momento. Il dottorato è venuto un po’ da sé, come conseguenza di un percorso che era iniziato già dalla laurea”.
Una seconda motivazione che lo ha spinto verso questo tipo di studi è l’interesse accademico: “alla fine del corso Magistrale in Psicologia mi sentivo saturo di nozioni su come trattare depressione, schizofrenia, disturbi della personalità, e in generale su come rendere la vita delle persone infelici meno miserabile, e poco, o quasi nulla, su come rendere felici le persone che non hanno un disturbo mentale, ma vorrebbero vivere una vita migliore. Bussai allora alla porta della mia tutor con la quale conduco da almeno sei anni ricerche sulla felicità”. Si ritiene fortunato ad aver avuto la tutor Arcidiacono: “per il supporto che mi ha mostrato in questi anni. Fu lei che mi indirizzò sulla strada della Psicologia Critica e di Comunità, ora una delle mie discipline di riferimento, e di questo le sono sempre stato grato. La Community Critical Psychology promuove una concezione del benessere e della felicità intimamente legata alla presenza di giustizia, eguaglianza ed equa distribuzione del potere. Non si può cercare di rendere le persone più felici, ignorando che esse vivono in un contesto caratterizzato da assenza o presenza di opportunità e risorse”. L’esperienza accademica e di vita l’ha portato a condurre parte del dottorato in Gran Bretagna: “il momento più gratificante fu quando l’anno scorso incontrai il professor Isaac Prilleltensky, uno dei più grandi esponenti al mondo della Psicologia di Comunità, ed ebbi con lui una bellissima conversazione durante la conferenza a cui era stato invitato. Conservo ancora uno dei suoi libri, con tanto di dedica. Il premio come migliore presentazione è stata la conferma che il mio percorso di studi va nella direzione giusta”. Infatti intende proseguire con un postdoc: “amo la ricerca e mi piace particolarmente insegnare agli studenti; lo trovo un modo meraviglioso di trasmettere la propria conoscenza agli altri, farli appassionare a ciò che ti appassiona, renderli partecipi di quello che fai. Ho già iniziato ad inviare qualche domanda, in previsione della fine del mio dottorato che si fa sempre più vicina, e spero di ricevere presto una risposta positiva. Spero inoltre di poter continuare a lavorare sul rapporto tra giustizia sociale e felicità; il mio prossimo obiettivo sarebbe quello di costruire un indice globale della giustizia sociale e rafforzare il link tra queste due dimensioni dell’esistenza umana”.
Allegra Taglialatela
Accordatosi poi per un tirocinio in Inghilterra: “per sostenermi all’estero, trovai lavoro in un’impresa di pulizie; di mattina pulivo i pavimenti e i wc di un grande negozio di abbigliamento, e tornato a casa studiavo la felicità; leggevo testi che andavano da Aristotele a Bertrand Russell in lingua inglese, un’occasione unica per impararla e accrescere la mia conoscenza sull’argomento”. Fu anche un periodo molto interessante per la sua formazione umana: “due anni dopo, quando organizzammo la decima conferenza europea di Psicologia di Comunità qui a Napoli, uno dei momenti più belli per me fu aiutare il personale delle pulizie per alcune ore e scoprire le loro storie di vita, le preoccupazioni e le difficoltà che incontravano ogni giorno per far quadrare i conti. Non mi sono mai sentito più psicologo di comunità come in quel momento. Il dottorato è venuto un po’ da sé, come conseguenza di un percorso che era iniziato già dalla laurea”.
Una seconda motivazione che lo ha spinto verso questo tipo di studi è l’interesse accademico: “alla fine del corso Magistrale in Psicologia mi sentivo saturo di nozioni su come trattare depressione, schizofrenia, disturbi della personalità, e in generale su come rendere la vita delle persone infelici meno miserabile, e poco, o quasi nulla, su come rendere felici le persone che non hanno un disturbo mentale, ma vorrebbero vivere una vita migliore. Bussai allora alla porta della mia tutor con la quale conduco da almeno sei anni ricerche sulla felicità”. Si ritiene fortunato ad aver avuto la tutor Arcidiacono: “per il supporto che mi ha mostrato in questi anni. Fu lei che mi indirizzò sulla strada della Psicologia Critica e di Comunità, ora una delle mie discipline di riferimento, e di questo le sono sempre stato grato. La Community Critical Psychology promuove una concezione del benessere e della felicità intimamente legata alla presenza di giustizia, eguaglianza ed equa distribuzione del potere. Non si può cercare di rendere le persone più felici, ignorando che esse vivono in un contesto caratterizzato da assenza o presenza di opportunità e risorse”. L’esperienza accademica e di vita l’ha portato a condurre parte del dottorato in Gran Bretagna: “il momento più gratificante fu quando l’anno scorso incontrai il professor Isaac Prilleltensky, uno dei più grandi esponenti al mondo della Psicologia di Comunità, ed ebbi con lui una bellissima conversazione durante la conferenza a cui era stato invitato. Conservo ancora uno dei suoi libri, con tanto di dedica. Il premio come migliore presentazione è stata la conferma che il mio percorso di studi va nella direzione giusta”. Infatti intende proseguire con un postdoc: “amo la ricerca e mi piace particolarmente insegnare agli studenti; lo trovo un modo meraviglioso di trasmettere la propria conoscenza agli altri, farli appassionare a ciò che ti appassiona, renderli partecipi di quello che fai. Ho già iniziato ad inviare qualche domanda, in previsione della fine del mio dottorato che si fa sempre più vicina, e spero di ricevere presto una risposta positiva. Spero inoltre di poter continuare a lavorare sul rapporto tra giustizia sociale e felicità; il mio prossimo obiettivo sarebbe quello di costruire un indice globale della giustizia sociale e rafforzare il link tra queste due dimensioni dell’esistenza umana”.
Allegra Taglialatela







