Promuovere la sostenibilità attraverso nuovi progetti: è iniziato lunedì 18 marzo il Laboratorio gestito dalla prof.ssa Alessandra De Chiara, dal 2015 Delegata allo Sviluppo della Sostenibilità e sempre per l’Ateneo referente della RUS – Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile. “Un’iniziativa didattica dal taglio pratico che ha l’obiettivo di offrire agli studenti risorse e strumenti per comprendere i concetti dello sviluppo sostenibile e illustrarne gli impatti positivi in termini etici, ambientali, sociali ed economici”. Punto di partenza per l’elaborazione di progetti è l’analisi di singoli casi aziendali e strategie di management, settore nel quale il comportamento sostenibile costituisce “una possibile strategia competitiva perseguita dall’impresa”, il modello cosiddetto ‘Corporate Social Responsability’. “Già nell’ambito del corso di Etica e Mercato, rivolto agli studenti della Magistrale, argomenti come il marketing sostenibile e la comunicazione etica sono al centro dei nostri discorsi”. Così, dopo aver affrontato le prospettive teoriche a lezione, “durante le ore laboratoriali mettiamo a sistema gli input e le idee venute fuori per la realizzazione di project work di gruppo”.
Da lì l’idea: perché non sperimentare iniziative per l’Ateneo? “Ci siamo chiesti se fosse possibile fare qualcosa per stimolare nelle nostri sedi universitarie un’attenzione verso determinati aspetti, uno tra tutti l’uso e consumo delle bottigliette in plastica, ed escogitare piani strategici in direzione di uno sviluppo sostenibile”. Per la riduzione dei materiali plastici, ad esempio, “avevamo pensato – anche sulla scorta delle esperienze positive dell’Expo – a concepire un erogatore, dotato di un chip di riconoscimento per i membri della comunità accademica, funzionale alla distribuzione d’acqua nei nostri edifici”. È in corso di progettazione anche un’applicazione condivisa da studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo. “Sarà lanciata da qui a pochi mesi un’app di car-sharing: un modo per arginare i problemi di mobilità in caso di malfunzionamento o sciopero dei trasporti e favorire la collaborazione tra le categorie interessate”. Quest’anno, invece, il focus del Laboratorio verterà sull’agrifood. “Parleremo di processi di produzione in aziende che operano nel settore alimentare elaborando soluzioni per un’alimentazione più sostenibile nell’Ateneo anche in confronto con le iniziative promosse dalle altre Università di Napoli o simili alla nostra per dimensione”. Gli studenti partecipanti sottoporranno, dunque, dei questionari alle diverse categorie per desumere le abitudini del consumo alimentare all’interno dell’Università. “Interviste che saranno nella fase di elaborazione delle informazioni oggetto di un approfondimento ulteriore”. Emergeranno da un primo quadro statistico alcune linee generali di orientamento, “ma bisognerà fare delle distinzioni, considerata anche la vasta presenza di studenti stranieri”.
Obiettivo a lungo termine, in armonia con il network delle Università del RUS, è avviare una politica alimentare comune basata sulla cultura della sostenibilità “scambiandosi buone pratiche, competenze ed esperienze”, in modo da favorire i risvolti positivi delle proposte applicate. “Noi abbiamo una vera e propria mensa. C’è un bar all’interno di Palazzo del Mediterraneo e distributori automatici in tutte le sedi, contenenti perlopiù merendine e snack, e tutto intorno alle sedi un profilarsi di esercizi commerciali. Ma, ci chiediamo, soddisfano i bisogni dei consumatori?”. Per scoprire cosa si mangia con più frequenza “coinvolgeremo, quindi, anche gli esercenti per capire come rispondono alle esigenze dell’utenza universitaria”. Significativo che nella zona del Centro storico “siano sorti, nel giro di pochi anni, più ristoranti vegani: forse un sintomo della diffusione di una consapevolezza etica”. Valore aggiunto del Laboratorio sarà, inoltre, l’impiego di conoscenze su base interdisciplinare. Visto che a L’Orientale esiste un Centro Studi Cibo ed Alimentazione, “abbiamo coinvolto la prof.ssa che lo presiede, Flavia Cuturi, docente di Antropologia culturale, per unire alla progettualità l’approfondimento di temi legati al sistema alimentare”. Stabilire relazioni dirette con il contesto territoriale locale potrebbe costituire uno stimolo per l’attivazione di altre collaborazioni. Una sfida che, però, richiede attenzione da parte delle istituzioni per creare sinergie. “Anche se già esistono convenzioni con alcune strutture, passeremo al vaglio altre proposte di cui studieremo, anche attraverso molteplici ricerche di mercato, la fattibilità in termini pratici per il futuro di una città più inclusiva, sostenibile e responsabile”.
Sabrina Sabatino
Da lì l’idea: perché non sperimentare iniziative per l’Ateneo? “Ci siamo chiesti se fosse possibile fare qualcosa per stimolare nelle nostri sedi universitarie un’attenzione verso determinati aspetti, uno tra tutti l’uso e consumo delle bottigliette in plastica, ed escogitare piani strategici in direzione di uno sviluppo sostenibile”. Per la riduzione dei materiali plastici, ad esempio, “avevamo pensato – anche sulla scorta delle esperienze positive dell’Expo – a concepire un erogatore, dotato di un chip di riconoscimento per i membri della comunità accademica, funzionale alla distribuzione d’acqua nei nostri edifici”. È in corso di progettazione anche un’applicazione condivisa da studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo. “Sarà lanciata da qui a pochi mesi un’app di car-sharing: un modo per arginare i problemi di mobilità in caso di malfunzionamento o sciopero dei trasporti e favorire la collaborazione tra le categorie interessate”. Quest’anno, invece, il focus del Laboratorio verterà sull’agrifood. “Parleremo di processi di produzione in aziende che operano nel settore alimentare elaborando soluzioni per un’alimentazione più sostenibile nell’Ateneo anche in confronto con le iniziative promosse dalle altre Università di Napoli o simili alla nostra per dimensione”. Gli studenti partecipanti sottoporranno, dunque, dei questionari alle diverse categorie per desumere le abitudini del consumo alimentare all’interno dell’Università. “Interviste che saranno nella fase di elaborazione delle informazioni oggetto di un approfondimento ulteriore”. Emergeranno da un primo quadro statistico alcune linee generali di orientamento, “ma bisognerà fare delle distinzioni, considerata anche la vasta presenza di studenti stranieri”.
Obiettivo a lungo termine, in armonia con il network delle Università del RUS, è avviare una politica alimentare comune basata sulla cultura della sostenibilità “scambiandosi buone pratiche, competenze ed esperienze”, in modo da favorire i risvolti positivi delle proposte applicate. “Noi abbiamo una vera e propria mensa. C’è un bar all’interno di Palazzo del Mediterraneo e distributori automatici in tutte le sedi, contenenti perlopiù merendine e snack, e tutto intorno alle sedi un profilarsi di esercizi commerciali. Ma, ci chiediamo, soddisfano i bisogni dei consumatori?”. Per scoprire cosa si mangia con più frequenza “coinvolgeremo, quindi, anche gli esercenti per capire come rispondono alle esigenze dell’utenza universitaria”. Significativo che nella zona del Centro storico “siano sorti, nel giro di pochi anni, più ristoranti vegani: forse un sintomo della diffusione di una consapevolezza etica”. Valore aggiunto del Laboratorio sarà, inoltre, l’impiego di conoscenze su base interdisciplinare. Visto che a L’Orientale esiste un Centro Studi Cibo ed Alimentazione, “abbiamo coinvolto la prof.ssa che lo presiede, Flavia Cuturi, docente di Antropologia culturale, per unire alla progettualità l’approfondimento di temi legati al sistema alimentare”. Stabilire relazioni dirette con il contesto territoriale locale potrebbe costituire uno stimolo per l’attivazione di altre collaborazioni. Una sfida che, però, richiede attenzione da parte delle istituzioni per creare sinergie. “Anche se già esistono convenzioni con alcune strutture, passeremo al vaglio altre proposte di cui studieremo, anche attraverso molteplici ricerche di mercato, la fattibilità in termini pratici per il futuro di una città più inclusiva, sostenibile e responsabile”.
Sabrina Sabatino







