Studenti in missione spaziale

Ottobre di intensissima attività, per un gruppo di iscritti al Corso di Laurea in Ingegneria Aerospaziale, i quali hanno aderito con entusiasmo alle attività promosse dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per coinvolgere gli studenti universitari europei in missioni spaziali.
“Dal primo all’8 ottobre -spiega uno di loro, Biagio Paola Ancarola,  Presidente del Local Group di EUROAVIA (Associazione Europea di Studenti di Aerospazio)- a Rio De Janeiro si terrà il Congresso Internazionale di Astronautica. Sono stati invitati dall’ESA a partecipare cento studenti europei”. Quindici gli italiani selezionati, tra i quali tre napoletani: Angela Brindisi, laureanda in Fisica, Ancarola ed Antonio Sincarosa, vice Presidente del gruppo napoletano di EUROAVIA; che conta su 85 soci. “Il Congresso è un momento nel quale si incontrano tutti i ricercatori del settore, per presentare l’attività di un anno”, spiega Ancarola.
Il secondo appuntamento di rilievo previsto ad ottobre si svolgerà dal 9 al 13: un workshop europeo di studenti mirato alla progettazione di un microsatellite universitario. Il gruppo napoletano di EUROAVIA (segretario Francesco Ingegno, tesoriere Giovanni Miranda) partecipa attraverso la progettazione del sistema di potenza per il satellite. “La progettazione è iniziata a settembre -sottolineano i ragazzi di EUROAVIA-. Ci sta lavorando un team di 18 persone, forte dell’aiuto essenziale dei professori Antonio Moccia, Michele Grassi e Marco D’Errico. Ciascuno dei gruppi europei di EUROAVIA (per esempio quelli di Stoccarda, Barcellona) partecipa alla progettazione di un sottosistema del satellite. L’Italia è presente con la Federico II, Cosenza, Palermo e Firenze. Ognuno dei gruppi che prendono parte al workshop sarà collegato in tempo reale con tutti gli altri, via Internet. In pratica si lavorerà a distanza di migliaia di chilometri gli uni dagli altri, ma come se fossimo tutti nello stesso posto”. 
Il terzo evento si svolgerà dal 16 al 23 ottobre, a Bordeaux. E’ la campagna di voli parabolici finalizzata alla realizzazione di esperimenti di microgravità ideati da studenti europei. Detto così magari dice poco. Per avere un’idea di cosa faranno i ragazzi del Corso di Laurea in Ingegneria Aerospaziale della Federico II, il cui progetto è uno dei trenta selezionati tra 157 candidati, può essere utile pensare al film Apollo 13, della Twenty Century Fox. Nella pellicola il protagonista Tom Hanks andava su e giù a bordo di un aereo che faceva dei voli parabolici, nel senso che seguiva una traiettoria simile a quella delle vetture che percorrono le montagne russe nei parchi giochi. Gli studenti napoletani faranno lo stesso, in due voli da tre ore ciascuno. Saliranno su un Airbus 320 OG senza sediolini per i passeggeri, che raggiungerà quota a 7000, poi effettuerà una parabola fino a 13.000, metterà i motori in stand by e tornerà 7000, per poi effettuare un’altra parabola fino a 13.000. Lo scopo di questa tortura? “Al vertice della parabola si crea una situazione di assenza di gravità, per trenta secondi circa –spiegano-. Il passeggero è come sospeso in aria. Noi ne approfitteremo per sperimentare la formazione ed il controllo di un disco fluido”. Da una speciale apparecchiatura sarà erogato a bassa velocità un fluido, che in assenza di gravità andrà ad assumere la forma di un frisbee, invece di ricadere ad ombrello, come capita, per esempio, con il getto d’acqua delle fontane delle pubbliche piazze. Gli studenti misureranno una serie di parametri, utilizzando un computer portato a bordo. Possibili ricadute applicative? “La lavorazione dei materiali direttamente nello spazio, in condizioni di assenza di gravità e con notevoli risparmi economici. Se noi dobbiamo portare un tubolare nello spazio per applicarlo, poniamo, ad una stazione orbitante, i costi sono molto superiori rispetto alla lavorazione dello stesso in orbita”. L’esperimento è stato reso possibile dal finanziamento dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). “Un particolare ringraziamento alla dottoressa Pulcrano, al direttore del MARS Center Fortezza che ci ha dato il supporto tecnico ed ai docenti del Dipartimento di Ingegneria dello spazio diretto dal prof. Monti che ci hanno guidato”. Come si può immaginare, infatti, una delle maggiori difficoltà che si frapponevano alla realizzazione del progetto era legata ai soldi necessari ad attuarlo. “Abbiamo anche inoltrato domanda per accedere ai fondi delle iniziative culturali stanziati ogni anno dalla Federico II, ma non è stata accolta. Abbiamo chiesto un appuntamento con il Rettore, ma non ci è stato concesso. Per il futuro speriamo che l’Università incentivi meglio iniziative di questo tipo, rivolte alla cooperazione ed al progresso”.
Fabrizio Geremicca
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