Si voterà nella prima decade di dicembre, probabilmente il 10, per eleggere il successore del prof. Arturo De Vivo alla guida del Dipartimento di Studi Umanistici della Federico II. Resta infatti vuota la sedia di Direttore del Dsu con le dimissioni del neo ProRettore che lascia non per incompatibilità tra gli incarichi, ma per senso di responsabilità istituzionale: “Mi è sembrato doveroso sia per rispetto nei confronti del Dipartimento che ha bisogno di un Direttore a tempo pieno, sia per potermi dedicare completamente al mio compito di ProRettore, impegno complesso e importante”.
Il decano, prof. Francesco Barbagallo, ha così tempestivamente indetto un’assemblea di Dipartimento per il 20 novembre (mentre andiamo in stampa), durante la quale saranno indette le elezioni e ufficializzate le due candidature: quella del prof. Fabrizio Lomonaco e quella del prof. Edoardo Massimilla.
Il decano, prof. Francesco Barbagallo, ha così tempestivamente indetto un’assemblea di Dipartimento per il 20 novembre (mentre andiamo in stampa), durante la quale saranno indette le elezioni e ufficializzate le due candidature: quella del prof. Fabrizio Lomonaco e quella del prof. Edoardo Massimilla.
“Una casa
della lettura”
della lettura”
Fabrizio Lomonaco, docente di Storia della Filosofia, già Direttore del Dipartimento di Filosofia Aliotta dal 2007 al 2012 nonché Presidente del Consorzio Interuniversitario ‘Civiltà del Mediterraneo’, nel suo programma punta su tre parole chiave: didattica, Governance e rilancio del Dipartimento. “Ho deciso di candidarmi perché ho sentito l’esigenza di lavorare per il rilancio del nostro Dipartimento, e voglio che questo avvenga in termini di valorizzazione della didattica, punto centrale del mio programma – afferma – Dalla didattica discendono poi diverse questioni come quella degli spazi, delle biblioteche, o dei rapporti con gli studenti e con il personale tecnico-amministrativo”. Lomonaco, si intuisce dal programma, ritiene indispensabile uno svecchiamento dell’offerta formativa e l’aggiornamento dei programmi. “Bisogna prendere atto che la crescita culturale e professionale non passa più unicamente per l’insegnamento frontale in aula, perché essa è l’esito di un complesso sistema di apprendimento cui contribuiscono diversificate e plurali fonti di informazione e di socializzazione dei beni e dei sistemi culturali – spiega – La didattica va, quindi, sotto molti riguardi, necessariamente ripensata. Credo che nel nostro Dipartimento ci siano tutte le energie intellettuali utili a questo ripensamento”. La ricerca, aggiunge, “non può essere avulsa dalla didattica, né la didattica universitaria non può non essere il frutto della ricerca”. Tra i punti del programma: potenziare l’offerta formativa, rivalorizzando anche quella già esistente; aprire un tavolo di confronto sui temi e i problemi delle Lauree Triennali e Magistrali; potenziare i dottorati di ricerca, anche guardando alla figura del dottorando-lavoratore. Per fare ciò è necessaria un’azione forte di Governance che dia stabilità al Dipartimento nella sua nuova forma e attraverso il suo Regolamento: “Nel passaggio dai Dipartimenti al Dipartimento si è venuta a creare una situazione ambigua, naturale in momento di passaggio, ma che adesso va superata. Le sezioni create all’interno del Dsu, infatti, sono venute meno alle regole che ci eravamo imposti con il nostro Regolamento, difendendo, in maniera consapevole e no, le vecchie procedure. In questo senso, ritengo che le sezioni, pur utilissime, debbano essere riportate alla lettera e allo spirito del regolamento che come Dipartimento ci siamo dati, non potendo e non dovendo essere la riproposizione dei precedenti Dipartimenti, di cui il DSU verrebbe a farsi interprete più o meno notarile. Le sezioni devono, a mio avviso, rappresentare strutture dinamiche in grado di ricomporsi periodicamente alla luce di progetti intersettoriali”.
Pensare ad una nuova Governance, sottolinea Lomonaco, significa anche “maggiore coinvolgimento dei nostri studenti, e maggiori riconoscimenti per il personale amministrativo che in questi ultimi anni ha svolto un ottimo lavoro, nonostante il momento di grande difficoltà, e che va non solo incrementato numericamente ma a cui va anche riconosciuto il compenso straordinario”.
Anagrafe degli spazi per il potenziamento delle aree studio e la realizzazione di una ‘casa della lettura’: altri due obiettivi. “Il Dipartimento ha bisogno di questa opera di rilancio per poter ‘stare in Ateneo’”. Studi Umanistici “ha le carte in regola per contribuire allo sforzo programmatico del nuovo Rettorato di riportare al centro della scena culturale cittadina la nostra Università: può e deve dare un contributo ed assumere un ruolo di maggior rilievo in Ateneo”.
Pensare ad una nuova Governance, sottolinea Lomonaco, significa anche “maggiore coinvolgimento dei nostri studenti, e maggiori riconoscimenti per il personale amministrativo che in questi ultimi anni ha svolto un ottimo lavoro, nonostante il momento di grande difficoltà, e che va non solo incrementato numericamente ma a cui va anche riconosciuto il compenso straordinario”.
Anagrafe degli spazi per il potenziamento delle aree studio e la realizzazione di una ‘casa della lettura’: altri due obiettivi. “Il Dipartimento ha bisogno di questa opera di rilancio per poter ‘stare in Ateneo’”. Studi Umanistici “ha le carte in regola per contribuire allo sforzo programmatico del nuovo Rettorato di riportare al centro della scena culturale cittadina la nostra Università: può e deve dare un contributo ed assumere un ruolo di maggior rilievo in Ateneo”.
Didattica e
ricambio
generazionale
ricambio
generazionale
Edoardo Massimilla, docente di Storia della Filosofia, dal 2013 responsabile della Sezione di Filosofia del Dipartimento di Studi Umanistici e membro del Presidio della Qualità dell’Ateneo, racconta così la sua candidatura: “La mia motivazione passa dalla convinzione che questo sia un momento importante per l’Ateneo tutto e per il nostro Dipartimento in particolare. Dopo un’attenta riflessione, ho ritenuto di potere offrire nel triennio futuro un contributo positivo alla vita della struttura universitaria in cui noi tutti viviamo e operiamo”.
Il prof. Massimilla parte dal momento determinante che sta vivendo l’Ateneo e dal ruolo particolare che possono assumere le scienze umane in questo frangente: “Il Rettore Manfredi ha suscitato un moto di consenso grande e diffuso e, oggi, è evidente che cerca un’interlocuzione con l’area delle scienze umane e all’interno di questa interlocuzione il nostro Dipartimento, sia per dimensioni che per qualità, può giocare un ruolo fondamentale. Questo può farlo solo se riesce ad esprimersi in maniera collegiale su una serie di questioni, necessarie alla sua rinascita. Più in generale i Dipartimenti facenti capo alla Scuola delle Scienze Umane e Sociali devono perciò essere in grado di sviluppare un’interlocuzione propositiva e responsabile che si tenga egualmente lontana dalla Scilla della subalternità e dalla Cariddi del vittimismo”.
Le questioni sul tavolo sono diverse: si parte, così come sottolineato nella lettera programmatica inviata a tutti i colleghi, da un’attenzione agli aspetti tecnico-amministrativi. “È essenziale potenziare e migliorare il coordinamento tra i quattro Uffici Amministrativi del Dipartimento, il cui lavoro, al pari di quello del personale tecnico, è per noi tutti prezioso perché su di esso poggia il funzionamento quotidiano della nostra struttura”.
Didattica e ricambio generazionale, altri due elementi strettamente collegati: “Dobbiamo ripensare l’offerta didattica a tutti i livelli, ma non muovendo da urgenze dettate dall’esterno, e nemmeno da questioni particolari ancorché serie e impellenti. Si tratta invece di prenderci un po’ di tempo e di elaborare un progetto scientifico-culturale complessivo che sia adeguatamente discusso e veramente condiviso, ma al contempo capace di fare responsabilmente i conti con le condizioni della propria realizzazione”.
Così bisogna considerare che nei prossimi 5 anni andranno in pensione ben 70 docenti sui 210 in organico: “questo pone il problema dei giusti avanzamenti di carriera e del reclutamento dei giovani, questione su cui il Governo centrale purtroppo latita”.
Attenzione agli studenti che come membri centrali di questa comunità hanno la necessità di trovare una sede ‘accogliente’: “Fa sicuramente male sentire di studenti che devono seguire in piedi o non hanno un posto dove studiare, perché questo influisce anche sul profitto generale. È necessario individuare e attrezzare un luogo di studio fruibile per tutti gli iscritti dei nostri Corsi di Laurea che sia anche la sede di una Biblioteca Didattica di Dipartimento, la cui esigenza è fortemente avvertita da più parti”. Infine, ricorda, facendosi portavoce di un diffuso malessere in tal senso, “è necessario adoperare tutto il peso del Dipartimento per esortare il nuovo Rettore e l’Ateneo a mettere in atto una sobria ma netta politica di contrasto nei confronti della dissennata deriva burocratica che rischia di soffocare, a ogni livello, la vita dell’Università italiana”. Massimilla si propone, infine, di poter aprire un proficuo e sano confronto con tutte le componenti interne, elogiando anche le modalità adoperate dal decano per la gestione del dibattito elettorale.
Valentina Orellana
Il prof. Massimilla parte dal momento determinante che sta vivendo l’Ateneo e dal ruolo particolare che possono assumere le scienze umane in questo frangente: “Il Rettore Manfredi ha suscitato un moto di consenso grande e diffuso e, oggi, è evidente che cerca un’interlocuzione con l’area delle scienze umane e all’interno di questa interlocuzione il nostro Dipartimento, sia per dimensioni che per qualità, può giocare un ruolo fondamentale. Questo può farlo solo se riesce ad esprimersi in maniera collegiale su una serie di questioni, necessarie alla sua rinascita. Più in generale i Dipartimenti facenti capo alla Scuola delle Scienze Umane e Sociali devono perciò essere in grado di sviluppare un’interlocuzione propositiva e responsabile che si tenga egualmente lontana dalla Scilla della subalternità e dalla Cariddi del vittimismo”.
Le questioni sul tavolo sono diverse: si parte, così come sottolineato nella lettera programmatica inviata a tutti i colleghi, da un’attenzione agli aspetti tecnico-amministrativi. “È essenziale potenziare e migliorare il coordinamento tra i quattro Uffici Amministrativi del Dipartimento, il cui lavoro, al pari di quello del personale tecnico, è per noi tutti prezioso perché su di esso poggia il funzionamento quotidiano della nostra struttura”.
Didattica e ricambio generazionale, altri due elementi strettamente collegati: “Dobbiamo ripensare l’offerta didattica a tutti i livelli, ma non muovendo da urgenze dettate dall’esterno, e nemmeno da questioni particolari ancorché serie e impellenti. Si tratta invece di prenderci un po’ di tempo e di elaborare un progetto scientifico-culturale complessivo che sia adeguatamente discusso e veramente condiviso, ma al contempo capace di fare responsabilmente i conti con le condizioni della propria realizzazione”.
Così bisogna considerare che nei prossimi 5 anni andranno in pensione ben 70 docenti sui 210 in organico: “questo pone il problema dei giusti avanzamenti di carriera e del reclutamento dei giovani, questione su cui il Governo centrale purtroppo latita”.
Attenzione agli studenti che come membri centrali di questa comunità hanno la necessità di trovare una sede ‘accogliente’: “Fa sicuramente male sentire di studenti che devono seguire in piedi o non hanno un posto dove studiare, perché questo influisce anche sul profitto generale. È necessario individuare e attrezzare un luogo di studio fruibile per tutti gli iscritti dei nostri Corsi di Laurea che sia anche la sede di una Biblioteca Didattica di Dipartimento, la cui esigenza è fortemente avvertita da più parti”. Infine, ricorda, facendosi portavoce di un diffuso malessere in tal senso, “è necessario adoperare tutto il peso del Dipartimento per esortare il nuovo Rettore e l’Ateneo a mettere in atto una sobria ma netta politica di contrasto nei confronti della dissennata deriva burocratica che rischia di soffocare, a ogni livello, la vita dell’Università italiana”. Massimilla si propone, infine, di poter aprire un proficuo e sano confronto con tutte le componenti interne, elogiando anche le modalità adoperate dal decano per la gestione del dibattito elettorale.
Valentina Orellana







