Bottiglie, pezzi di motore, aste di ferro e vari altri oggetti contundenti mettono a repentaglio, ormai da settimane, la sicurezza di chi frequenta per motivi di studio e di lavoro palazzo Giusso. A lanciarli sono alcuni ragazzini della zona, di età compresa tra i dieci ed i dodici anni. Racconta il personale della portineria: “nel pomeriggio, quasi quotidianamente, siamo oggetto di questo tiro al bersaglio”. Mostrano l’ultimo “reperto”, un alettone ricavato dal motore di un mezzo a due ruote. “Lo hanno scagliato ieri pomeriggio (12 settembre, n.d.r). Per capire a che punto siamo arrivati basti pensare che alcuni studenti non sono potuti uscire. Non sappiamo più che fare; noi qui veniamo a lavorare, non possiamo mettere ogni giorno in pericolo la nostra incolumità”. L’iniziativa è stata raccolta da alcuni studenti, i quali hanno lanciato una petizione, per sollecitare l’amministrazione dell’ateneo a farsi carico del problema. “Si vuole richiamare l’attenzione di chi di competenza su quanto di spiacevole, quasi quotidianamente, accade a Palazzo Giusso. E’ diventata routine vedere bande di ragazzini che lanciano alla cieca bottiglie di vetro, pezzi di motore, aste di ferro ed altro, col rischio di colpire chi si trova nel palazzo”. Denunciano: ”fino ad oggi la dirigenza amministrativa dell’Istituto Universitario Orientale non ha avuto la minima considerazione di tale situazione, lavandosene le mani e preoccupandosi più per i giardinetti e le piante che adornano la piazzetta antistante il palazzo che della sicurezza di chi, in questo palazzo, lavora o studia”. Segue la richiesta vera e propria: ”l’amministrazione non deve essere latitante e deve intervenire sulla precaria situazione, individuando gli strumenti atti a rendere sicuri la vivibilità e l’esercizio delle attività che in esso si svolgono”. Ma come? Il problema è di soluzione tutt’altro che facile, anche perché non è pensabile che l’università si barrichi e le esigenze di sicurezza non possono prevalere su quelle, altrettanto sentite, di fruibilità dell’ateneo. Nelle intenzioni dell’amministrazione l’appalto della sorveglianza a ditte esterne avrebbe dovuto risolvere il problema, ma i vigilantes al posto dei tradizionali custodi non hanno determinato sostanziali miglioramenti.
“Ci vuole un posto di polizia fisso in piazzetta”, reclama un dipendente esasperato, ma la soluzione forse non è neanche questa e sinceramente l’immagine di una università militarizzata mal si sposa con la tradizione di apertura all’esterno e verso la città dell’ex Collegio dei Cinesi. Una proposta: perché non destinare per qualche pomeriggio a settimana uno spazio di palazzo Giusso ad attività gratuite di socializzazione e di svago per i ragazzini del quartiere? Magari, un cineforum, un doposcuola, un torneo di ping pong. Chissà che gli stessi ragazzini non sentirebbero anche un po’ loro il palazzo contro il quale oggi sfogano il loro disagio. Una utopia? Forse no, ammesso che ci sia la volontà e che all’iniziativa collaborino anche altre realtà: associazioni studentesche, scuola, circoscrizione, solo per fare qualche esempio. Certo, la condizione degli spazi dell’Orientale è problematica, ma sarebbe un segnale forte di civiltà.
Fabrizio Geremicca
“Ci vuole un posto di polizia fisso in piazzetta”, reclama un dipendente esasperato, ma la soluzione forse non è neanche questa e sinceramente l’immagine di una università militarizzata mal si sposa con la tradizione di apertura all’esterno e verso la città dell’ex Collegio dei Cinesi. Una proposta: perché non destinare per qualche pomeriggio a settimana uno spazio di palazzo Giusso ad attività gratuite di socializzazione e di svago per i ragazzini del quartiere? Magari, un cineforum, un doposcuola, un torneo di ping pong. Chissà che gli stessi ragazzini non sentirebbero anche un po’ loro il palazzo contro il quale oggi sfogano il loro disagio. Una utopia? Forse no, ammesso che ci sia la volontà e che all’iniziativa collaborino anche altre realtà: associazioni studentesche, scuola, circoscrizione, solo per fare qualche esempio. Certo, la condizione degli spazi dell’Orientale è problematica, ma sarebbe un segnale forte di civiltà.
Fabrizio Geremicca







