Tutela delle coste: un nuovo risvolto professionale per l’ingegnere civile

Un nuovo percorso formativo nell’area Civile al Dipartimento di Ingegneria. Il  Corso di Laurea Magistrale, interclasse, in partenza a settembre, prende il nome di Ingegneria Civile e per la Tutela dell’Ambiente Costiero. Articolato in due curricula, avrà due anime, una più attinente all’operato classico dell’ingegnere civile, l’altra più innovativa che sarà rivolta all’ambiente e al territorio. “L’esigenza di ampliare l’offerta formativa – spiega il prof. Stefano Aversa, Coordinatore dei Consigli dei Corsi di Laurea in Ingegneria civile e ambientale e docente di Geotecnica – nasce da richieste che provengono direttamente dal mondo del lavoro. La nostra premura era quella di avere un laureato con una preparazione particolare e all’avanguardia. Una laurea che permetta ad un ingegnere di monitorare ad esempio l’ambiente costiero e marino attualmente in Italia non esiste. Siamo in assoluto il primo Corso di Laurea con questo indirizzo nell’intero territorio nazionale”. L’Università Parthenope ritorna alle origini, riportando in auge gli obiettivi del prestigioso ‘Navale’. “Rientriamo nel piano di sviluppo dell’Ateneo che ha come priorità la caratterizzazione dei percorsi di laurea. Vogliamo recuperare il valore del mare, una scelta in linea con la nostra tradizione, sfruttando le competenze pregresse e tenendo conto delle esigenze del territorio. L’ingegnere non è solo quello che cementifica la costa, ma è anche quello che risolve i problemi, salvaguarda le risorse e cerca di dargli nuova vita”. Percorsi simili “esistono in altri Paesi europei, sono temi affrontati con forte sensibilità. In Olanda, per citare un esempio, ci sono ingegneri che tutelano le coste. Invece noi, che abbiamo un’estensione delle coste incredibile, non godiamo di una figura professionale di riferimento. Sulla base di queste riflessioni si è deciso di proiettare il percorso verso il nuovo e di coniugare l’ingegneria con la scienza e la tecnologia, sfruttando  le competenze dei nostri docenti di entrambe le aree, anche in virtù di un accordo interdipartimentale con i colleghi di Geologia e di Oceanografia del Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Ateneo”. 
Il primo anno sarà comune, solo al secondo si potrà decidere in cosa specializzarsi: in Ingegneria Civile o in Tutela dell’Ambiente. Il primo curricula, “Progettazione delle Opere Civili, segue perfettamente quanto previsto nel precedente Corso di Studi. La scelta è stata adottata sia per non ledere le legittime aspettative degli studenti iscritti alla Laurea Triennale, sia perché il Corso ha sempre avuto un certo successo in termini di immatricolazioni”. Il secondo, “Tutela dell’Ambiente Costiero, formerà una figura professionale che potrà tutelare e gestire l’erosione delle coste del Meridione, le aree portuali, i parchi naturali”. Figure specializzate “assenti in Italia, come mi faceva notare il Direttore del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale che ha coadiuvato il nostro lavoro nella definizione del nuovo orientamento didattico”. 
Molto spazio sarà riservato all’attività extracurriculare, gli studenti avranno così modo di calarsi nella realtà lavorativa attraverso il contatto con professionisti e contesti operativi. Si guarda anche alla mobilità e agli scambi con l’estero. E quindi all’Europa con Erasmus: “Pensiamo di consolidare i rapporti con quelle Università che formano già queste figure di ingegneri, prima fra tutti l’Olanda”. Ma anche un po’ più lontano: “ai Paesi dove sono, purtroppo, ricorrenti gli tsunami”.
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