Un pass partout verso il lavoro. Il Corso di Laurea in Ingegneria Informatica, attivato nei primi anni ‘90 alla Federico II, per chi riesce a portarlo a termine equivale, attualmente, ad una sorta di garanzia contro la disoccupazione. “Ogni anno abbiamo poco meno di un centinaio di laureati -ricorda il Presidente di Corso di Laurea Carlo Savy-. Sono pochi, rispetto ad una richiesta da parte del mondo del lavoro che è formidabile, direi quasi ossessiva”. Inutile chiedergli, dunque, se ci siano laureati a spasso. Il dato della facilità di impiego, peraltro, non lo induce a glissare sull’altra faccia della medaglia del pianeta informatica: un tasso piuttosto elevato di abbandoni nei primi anni e tempi medi di laurea superiori ai cinque previsti. “Mediamente noi abbiamo circa duecento immatricolati all’anno, -ragiona il professor Savy-. I laureati sono, ogni anno, un po’ meno di cento. La differenza tra i due numeri è data dagli abbandoni e dai ritardi. Le nostre matricole soffrono in parte i problemi caratteristici di tutti gli studenti che passano dalla scuola all’università -precisa-. Va detto che i nostri primi due anni -direi anche il terzo- sono durissimi. Il carico disciplinare, in particolare al terzo anno, è veramente molto pesante”.
Gli esami al cospetto dei quali gli studenti generalmente incontrano le maggiori difficoltà sono quelli di base: Analisi Matematica I, Fisica Generale I, Chimica. Non è un caso, spiega Savy. “Da noi c’è questa tradizione delle discipline di base. Svolgono naturalmente una importante funzione culturale, perché al futuro ingegnere forniscono capacità di analisi e spirito critico, e contemporaneamente hanno storicamente svolto una funzione di selezione. Un ruolo che oggi risponde poco alle esigenze delle realtà produttive, che invece hanno fame di Ingegneri informatici”. Il paradosso di Informatica, oggi, è infatti questo: la preparazione dei laureati è largamente superiore rispetto alle esigenze delle aziende che li impiegano; i tempi di laurea sono contemporaneamente più lunghi di quanto servirebbe ad una realtà produttiva così dinamica. Savy ricorre ad una battuta paradossale, ma indicativa: “diciamo che in questo settore oggi le imprese prendono anche un chiodo arrugginito”. Il settore di impiego dei laureati è quello delle Tecnologie informatiche, spesso anche in aziende del territorio campano. “Diciamo che una piccola parte impiega le sue capacità nel completamento delle apparecchiature: l’hardware. La grande maggioranza lavora nel settore delle applicazioni, il software: gestione dei programmi e realizzazione dei nuovi servizi di elaborazione”. Intensi i rapporti con le realtà produttive: tirocini per i diplomandi e tesi in azienda per i laureandi.
Gli esami al cospetto dei quali gli studenti generalmente incontrano le maggiori difficoltà sono quelli di base: Analisi Matematica I, Fisica Generale I, Chimica. Non è un caso, spiega Savy. “Da noi c’è questa tradizione delle discipline di base. Svolgono naturalmente una importante funzione culturale, perché al futuro ingegnere forniscono capacità di analisi e spirito critico, e contemporaneamente hanno storicamente svolto una funzione di selezione. Un ruolo che oggi risponde poco alle esigenze delle realtà produttive, che invece hanno fame di Ingegneri informatici”. Il paradosso di Informatica, oggi, è infatti questo: la preparazione dei laureati è largamente superiore rispetto alle esigenze delle aziende che li impiegano; i tempi di laurea sono contemporaneamente più lunghi di quanto servirebbe ad una realtà produttiva così dinamica. Savy ricorre ad una battuta paradossale, ma indicativa: “diciamo che in questo settore oggi le imprese prendono anche un chiodo arrugginito”. Il settore di impiego dei laureati è quello delle Tecnologie informatiche, spesso anche in aziende del territorio campano. “Diciamo che una piccola parte impiega le sue capacità nel completamento delle apparecchiature: l’hardware. La grande maggioranza lavora nel settore delle applicazioni, il software: gestione dei programmi e realizzazione dei nuovi servizi di elaborazione”. Intensi i rapporti con le realtà produttive: tirocini per i diplomandi e tesi in azienda per i laureandi.







