Il decreto Bindi è stato particolarmente avversato dai docenti universitari, i quali hanno a Napoli fatto registrare, in controtendenza rispetto ai loro colleghi, altissime percentuali di opzioni per il privato. Alcuni professori della facoltà di Medicina della Seconda Università hanno dato incarico all’avvocato Gianluca Lemmo di intraprendere una serie di iniziative giudiziarie, in opposizione al decreto stesso. Uno dei docenti in questione, il professor Sergio Tartaro, Direttore dell’Istituto Oro-maxillo facciale, auspica peraltro una tregua, nella guerra giudiziaria scatenatasi tra i camici bianchi universitari e l’ex Ministro della sanità. ”Sembrerebbe opportuno che il Ministero non continuasse ad appellare al Consiglio di Stato le ordinanze di sospensiva del TAR del Lazio e degli altri Tribunali Amministrativi le quali, venendo continuamente riproposte, creano una tensione innaturale tra istituzioni giudiziarie e tra interessati ed istituzioni universitarie ed ospedaliere”. Secondo Tartaro, servirebbe un ripensamento generale dell’organizzazione dell’attività professionale intramoenia. Sostiene: ”per come è oggi prevista è tecnicamente irrealizzabile”. L’avvocato Lemmo, da parte sua, consiglia ai suoi assistiti in attesa del pronunciamento del Tar Lazio previsto per il 5 luglio di optare esplicitamente per il regime extramurario o, diversamente, di richiedere all’Ente il bollettario per l’esercizio temporaneo dell’attività all’interno dello studio privato. Tale bollettario è quello che utilizzano i medici i quali siano stati autorizzati da alcuni direttori generali ad espletare l’attività professionale intramuraria al di fuori delle strutture aziendali, in attesa dell’attivazione delle strutture idonee a consentire l’esercizio dell’attività professionale all’interno dell’azienda.







